Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Nelle fila dell’esercito israeliano figurano pochi ma agguerriti oppositori. Sono i “refusenik”, in particolare giovani riservisti che non accettano più di essere usati come strumenti per fini diversi dalla difesa di Israele. Le conseguenze del loro dissenso sono il carcere, l’isolamento sociale e l’oppressione di un regime che in tempi di guerra usa “il pugno di ferro contro chi non combatte”.
Pubblichiamo l’intervista di Michele Giorgio al sergente Ben Muha. “Qualche anno fa credevo che i nostri leader politici fossero effettivamente impegnati a trovare una soluzione di pace ma in seguito mi sono reso conto che la sofferenza di una intera nazione sotto occupazione e anche la condizione di tanti giovani soldati, sono all’ultimo posto delle priorità dell’establishment. Per questo oggi dico «Mai più» in nome del popolo palestinese e di tutti gli israeliani che rigettano l’occupazione. Mi sento ancora un combattente, ma ora solo per la pace”. Per la versione integrale accedi al blog

Ancora esplosioni nella Striscia di Gaza, ma la tregua sembra reggere. La testimonianza di Vittorio Arrigoni

Ancora esplosioni nella Striscia di Gaza, ma la tregua sembra reggere. La testimonianza di Vittorio Arrigoni

Nei media europei rimbalza la notizia del prolungarsi della tregua tra Israele e Hamas, ma nella Striscia l’esercito di Tel Aviv continua i bombardamenti, sebbene non si siano verificati nuovi lanci di missili da parte dei ‘terroristi’ palestinesi. Nel frattempo prosegue il lavoro di recupero delle vittime, e solo ieri la mezzaluna rossa ha estratto dalle macerie altri 95 corpi, ma la popolazione tenta di riappropriarsi di un’esistenza normale. “Gli uomini tirano un sospiro di sollievo e tornano a frequentare moschee e caffè, facilmente smascherabile è il loro atteggiarsi alla normalità, per i molti che hanno perso un familiare e per i moltissimi che non hanno più dove abitare. Fingono un ritorno alla routine per incoraggiare le mogli e i figli”. Il ‘day after’ visto da Vittorio Arrigoni

E’ tregua a Gaza, le ultime atrocità testimoniate da Vittorio Arrigoni

E’ tregua a Gaza, le ultime atrocità testimoniate da Vittorio Arrigoni

I palestinesi sono esausti di schiattare nell’indifferenza generale, e diversi accusano anche croce rossa internazionale e Onu di non fare abbastanza. Di non ottemperare in pieno al loro dovere, di non rischiare la loro vita per salvarne centinaia di altre. Andremo noi dell’ ISM, a piedi, con delle barelle, laddove l’umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata. In qualsiasi stato che si definisce minimante civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa. In questi 20 giorni abbiamo contato 1075 vittime palestinesi, l’85% civili, più di 5000 feriti, dei quali più della metà sono minori di 18 anni. 303 i bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane. Come a dire che per Israele il giusto bagno di sangue per vendicare ognuno dei suoi civili ammazzati, è quello di sterminarne almeno 250 della parte avversa.