Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Non tutti i riservisti israeliani accettano di tornare a combattere. L’intervista al sergente Yitzhak Ben Muha

Nelle fila dell’esercito israeliano figurano pochi ma agguerriti oppositori. Sono i “refusenik”, in particolare giovani riservisti che non accettano più di essere usati come strumenti per fini diversi dalla difesa di Israele. Le conseguenze del loro dissenso sono il carcere, l’isolamento sociale e l’oppressione di un regime che in tempi di guerra usa “il pugno di ferro contro chi non combatte”.
Pubblichiamo l’intervista di Michele Giorgio al sergente Ben Muha. “Qualche anno fa credevo che i nostri leader politici fossero effettivamente impegnati a trovare una soluzione di pace ma in seguito mi sono reso conto che la sofferenza di una intera nazione sotto occupazione e anche la condizione di tanti giovani soldati, sono all’ultimo posto delle priorità dell’establishment. Per questo oggi dico «Mai più» in nome del popolo palestinese e di tutti gli israeliani che rigettano l’occupazione. Mi sento ancora un combattente, ma ora solo per la pace”. Per la versione integrale accedi al blog