Propongo oggi il pezzo ‘Kinnaur dove gli oracoli sfidano il caos’ da me scritto per l’inserto In Movimento del Manifesto, riguardante i grokch, gli oracoli del Kinnaur. Il Kinnaur è un distretto del Himachal Pradesh, posto al confine tra India e Tibet (Cina). In quest’area nel 2003 ho svolto la mia ricerca sul campo durante gli studi universitari in Lingue e Civiltà Orientali, trascorrendo quasi tre mesi a Kalpa, villaggio situato a 3000 metri di quota e affacciato sulla profonda valle del fiume Sutlej. Sono poi tornato sul posto per integrare il mio lavoro con alcuni video nel 2005, e se tutto va come previsto il 2017 dovrebbe essere l’anno in cui riuscirò finalmente a completare il lavoro, quindi fingers crossed. Il pezzo in questione si addentra in uno dei molteplici aspetti della cultura kinnaura. Parlo di trance, possessione, lotta perpetua tra uomo, dei e demoni per mantenere l’ordine cosmico e sfuggire al caos. Inutile dire che l’esperienza personale – non solo lavorativa – vissuta in Kinnaur è rimasta impressa in modo indelebile nei miei ricordi. Vorrei ringraziare tutte le persone, le famiglie kinnaura che mi hanno ospitato, che hanno accettato di trascorrere del tempo a parlare dei fatti propri con uno studente straniero poco più che ventenne con la naturale propensione a farsi gli affari altrui. Ringrazio in particolare Rakesh Kumar, alias Kaju, per essere stato il mio interprete, per avermi presentato i capi religiosi, per essersi preoccupato della mia salute quando giacevo a letto in preda alla febbre, e non da ultimo per essere stato un amico.    

Con l’occasione vi ricordo l’imminente uscita di Alpinismi, rivista dedicata al mondo delle montagna da me diretta assieme al collega Fabrizio Goria, all’interno della quale verrà inserita anche un’area dedicata alle culture di montagna, cui daremo un taglio spiccatamente etno-antropologico. Stay tuned.

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Gopal Chand aveva 17 anni il giorno in cui fu rapito. Era sera e si trovava fuori casa quando qualcosa prese il controllo del suo corpo, condizionandone i movimenti. Un passo dopo l’altro, in uno stato di semi-incoscienza il giovane giunse al tempio posto su un’altura ai margini del villaggio. Qui, si unì per la prima volta alla divinità locale. Il legame fu annunciato dal tremito diffuso a partire dalle mani, con un

Il grokch Padam Chand durante la possessione esegue la pratica detta 'infilarsi l'ago'. Festival di Phulec
Il grokch Padam Chand durante la possessione esegue la pratica detta ‘infilarsi l’ago’. Festival di Phulec

crescendo culminato nello scatto all’indietro della testa, quindi la perdita dei sensi. Attorno a quel corpo inerme, ancora scosso dalla trance, c’erano decine di persone attonite, impotenti davanti a una manifestazione di forza con la quale nessuno avrebbe osato interferire. I segni erano chiari: si trattava di un rapimento iniziatico. Gopal era stato scelto, e per il resto della sua esistenza avrebbe servito come oracolo di Naranas la divinità guerriera. Era diventato un grokch, anello di giunzione tra oracolo e sciamano, capace di indursi la trance e di essere posseduto, eseguendo esorcismi e divinazioni. Sono trascorsi quasi quattro decenni da quella notte e Gopal oggi è uno dei grokch più potenti della valle del fiume Sutlej, dove giorno dopo giorno la sfera umana e quella divina si alleano in uno sforzo perpetuo per evitare il caos.

 

Incontro Gopal nel villaggio di Kalpa, in Kinnaur, distretto tribale dell’Himachal Pradesh nella propaggine occidentale dell’Himalaya indiano. Sono qui da due mesi ormai per concludere un’etnografia in merito alla religiosità locale, incentrata sugli oracoli. Poco più a est, dove il fiume Spiti si immette nel Sutlej, corre la Line of Actual Control, il confine che separa l’India dall’altopiano tibetano e dalle truppe cinesi. La terra dei grokch è isolata e scoscesa, estranea a quel turismo che da decenni riversa viaggiatori e mistici poco lontano, nei dintorni di Manali o McLeod Ganj, sede del governo tibetano in esilio. Le strutture ricettive a Kalpa sono poche e male in arnese, così alloggio nella casa di Chandra Prakash, una robusta abitazione di pietra e legno costruita seguendo i canoni tradizionali. Tutto attorno, le distese di alberi da frutto precipitano nella profonda valle che spacca in due il Kinnaur. Oltre i terreni ammansiti di stagione in stagione si estendono foreste e pascoli

Il grokch Padam Chand sviene al termine della possessione di Phulec
Il grokch Padam Chand sviene al termine della possessione di Phulec

d’alta quota, sui quali troneggiano giganti come il Leo Pargial (6.791 m), la cima più alta del distretto. Tuttavia, la vetta principale è il Kinner Kailash (6050 m), trasposizione dell’omonimo Kailash tibetano, considerata dimora degli dei.

Kalpa si sviluppa su un altopiano agricolo, a 3000 metri. Attorno crescono verdi foreste di devadar, il cedro himalayano, dal sanscrito “legno

Il grokch Padam Chand viene portato via dal tempio al termine della possessione di Phulec
Il grokch Padam Chand viene portato via dal tempio al termine della possessione di Phulec degli dei”. L’antica Hindustan-Tibet road conduce agli abitati di Panghi e Roghi, dove, al pari degli altri villaggi del Kinnaur i grokch sono le massime autorità religiose. Qui, all’ombra del Kinner Kailash uomini e donne conducono un’esistenza legata ai cicli lunari e alle stagioni, da cui dipendono i raccolti e la pastorizia, ancora oggi attività prevalenti. Per secoli, prima della crisi indo-cinese e della chiusura dei confini, la valle del Sutlej è stata un crocevia importante nelle rotte carovaniere provenienti dal Tibet, dirette verso la pianura del Gange. Assieme ai carichi di sale, lana e pietre preziose, le colonne di yak in arrivo dall’altopiano trasportavano gli insegnamenti bon e buddhisti, mentre dalla direzione opposta è giunta l’influenza hindū. Il sincretismo religioso presente oggi in Kinnaur deriva proprio dall’incontro tra tradizioni tibetane, contaminazioni hindū e animismo autoctono.

Nascere e vivere nella terra dei grokch impone la conoscenza di un universo sottile, popolato da demoni, spettri ed entità sovrannaturali costantemente in agguato. Sono gli abitanti dell’aranya, la “selva”, dove le creature terrifiche rifuggono la luce del sole e il benefico fulgore del fuoco domestico, pronte ad accanirsi sulla preda ideale: l’uomo. Ecco che ciascun villaggio costituisce un microcosmo, la roccaforte in cui viene preservato il ṛta, “l’ordine stabilito”. Come una fortezza, attorno all’abitato sorgono mura invisibili composte da santuari, da bandiere di preghiera o da pietre incise con mantra protettivi, destinati a filtrare chi entra ed esce. Pochi giorni dopo il mio arrivo la gente del posto mi impartisce alcune regole di comportamento. Imparo ad aver rispetto degli spazi selvatici, ad evitare schiamazzi, a rendere omaggio alle divinità e a muovermi con cautela in prossimità dei grossi alberi, dei massi erratici, nei campi di cremazione o alla confluenza dei ruscelli. Nelle loro sortite oltre le mura invisibili del villaggio, pastori, braccianti e viaggiatori indossano collane e amuleti protettivi preparati dal lama buddhista. L’allerta cresce con il novilunio, quando l’oscurità delle terre alte cala il sipario sulle creature in attesa, abili nell’esercizio di maya, “l’illusione”, usata per irretire le proprie vittime. «Hanno la consistenza dell’aria e si muovono come il vento», assicura Padam Chand, grokch della dea Rokshu nel villaggio di Roghi. L’oracolo mi mette in guardia da Bakarsuna, lo spirito dell’alta quota, dove può prendere sembianze animali e colpire con pietre o provocando malattie. C’è poi Bansir, entità femminile ospite degli alberi di devadar, capace di trasformarsi in uomo o in scimmia e ferire i passanti. Nella cerchia degli spiriti kinnaura, il più temuto è Daphranto, reminiscenza di un uomo colpito da morte violenta nei pressi di Kalpa. Il demone entra in azione con il buio, dopo la mezzanotte. Si manifesta con malattie o impossessandosi del corpo delle vittime, usato poi come mezzo per avvicinarne altre e strappare loro il cuore.  

Il Kinnaur è anche terra di magia e sortilegi, eseguiti da stregoni in grado di comporre amuleti malefici o di scagliare incantesimi, piegando gli spiriti al proprio volere attraverso tecniche antiche, retaggio della tradizione del bon tibetano. Sia essa grave o un disturbo lieve, per la

Il grokch Padam Chand guida le celebrazioni durante Phulec
Il grokch Padam Chand guida le celebrazioni durante Phulec

cultura kinnaura ogni malattia è causata da un’infestazione soprannaturale, la cui gravità dipende dall’entità infestante e dai tempi del contagio. La prassi terapeutica inizia con la preghiera al tempio e le oblazioni al fuoco. Poi c’è il consulto di un lama che proporrà una cura specifica. Se il male persiste si torna al tempio per interrogare la divinità di villaggio. L’immagine sacra viene posta sul rath, il “baldacchino” di legno e stoffa usato per le processioni, quindi sollevata da quattro uomini, due per ciascun lato della struttura e fatta oscillare in aria. Dall’interpretazione dei movimenti del rath è possibile identificare l’origine del male e definire una cura. Nei casi gravi, se le terapie falliscono, serve l’esorcismo del grokch.

L’unione tra divinità e uomo è preceduta dalla trance. Il tremito inizia con il movimento inconsulto delle mani, incrociate tra loro all’altezza del diaframma. «La divinità entra da qui sopra», spiega Gopal calando una mano sulla fontanella, «progressivamente perdo il controllo del mio corpo e non sento più nulla». Il fremito si estende dagli arti al torace, infine al collo. Durante la discesa lo sguardo del grokch si fa spiritato, il viso prende un colorito paonazzo e dalla bocca escono pesanti sbuffi, alternati ad un rantolo incomprensibile. La trance cresce di intensità per dieci, forse venti secondi, poi uno scatto all’indietro del capo fa cadere il tepang, il cappello kinnaura e i capelli scendono sulla fronte. La trasfigurazione così compiuta testimonia l’avvenuta possessione. Il corpo del grokch diventa la divinità stessa, pertanto ogni azione o parola proferita rispecchiano la volontà suprema. In questo momento dio e uomo si incontrano, divenendo il primo guerriero e il secondo arma. Forti di un sapere mai scritto e di un legame ereditario, si ergono a baluardo della comunità, esorcisti, divinatori e mantenitori dell’ordine cosmico al di là del quale non resta che il caos.

Elementi protettivi all'ingresso del villaggio. Nako
Elementi protettivi all’ingresso del villaggio. Nako
Elementi protettivi all'ingresso del villaggio. Chitkul
Elementi protettivi all’ingresso del villaggio. Chitkul
Valle pastorale nell'area del villaggio di Panghi
Valle pastorale nell’area del villaggio di Panghi
Ragazza Kinnaura a Chitkul
Ragazza Kinnaura a Chitkul
Villaggio di Nako, nel Kinnaur Settentrionale al confine tra Spiti e Tibet
Villaggio di Nako, nel Kinnaur Settentrionale al confine tra Spiti e Tibet
Famiglia a Chitkul, nel Kinnaur Centrale
Famiglia a Chitkul, nel Kinnaur Centrale
Il rath è il baldacchino sul quale viene trasportata la divinità durante le cerimonie
Il rath è il baldacchino sul quale viene trasportata la divinità durante le cerimonie
Il rath è il baldacchino sul quale viene trasportata la divinità durante le cerimonie
Il rath è il baldacchino sul quale viene trasportata la divinità durante le cerimonie
Abitazioni tradizionali kinnaura, con il Kinner Kailash sullo sfondo
Abitazioni tradizionali kinnaura, con il Kinner Kailash sullo sfondo
L'autore all'interno del tempio di Roghi al termine delle celebrazioni di Phulec
L’autore all’interno del tempio di Roghi al termine delle celebrazioni di Phulec