Analisi pubblicata ieri su EAST

Raipur, 23 Febbraio 2016. In India si torna ad usare l’acido come arma per colpire persone scomode, in primo luogo donne. Vittima dell’ultima aggressione è l’ex maestra, attivista e politica indiana Soni Sori, aggredita sabato alle 22,30 (ora locale) a Kodenar, in Bastar, distretto del Chhattisgarh, area tribale dell’India Centrale posta nel cuore del Corridoio Rosso, teatro dell’insurrezione Maoista. La leader locale del Aam Aadmi Party stava rientrando a casa da Jagdalpur in moto assieme al marito Linga Kodopi, quando è stata intercettata da tre sconosciuti. Gli assalitori hanno fermato i coniugi e con il pretesto di chiedere indicazioni hanno spruzzato “una sostanza semiliquida” al volto della donna, così come reso noto dalle autorità incaricate delle indagini. Dopo il ricovero all’ospedale Geedam nei pressi di Jagdalpur, ieri, la donna, molto conosciuta in India, è stata trasferita a New Delhi per cure più approfondite. Immediata la denuncia dell’attacco alla polizia di Geedam che ha aperto un’inchiesta contro persone non identificate.

Nota per il suo impegno in favore degli adivasi, termine hindi che tecnicamente identifica gli abitanti originari del Subcontinente Indiano, gli aborigeni (concetto corrotto in ‘tribali’ dai coloni inglesi), Soni Sori subiva da tempo minacce da parte dei nemici collezionati dopo anni di battaglie e impegno in prima fila. Nel corso della sua difficile esperienza di donna, attivista e politica, la vittima dell’attacco ha trascorso un lungo periodo di detenzione dopo l’arresto nell’ottobre 2011 per presunti legami con i guerriglieri Maoisti. Durante la prigionia sembra sia stata picchiata, torturata e molestata sessualmente, fino al rilascio avvenuto nell’aprile 2013 quando 6 degli 8 capi di imputazione a suo carico sono venuti a cadere in quanto infondati. Il passo dal carcere all’arena politica è stato breve, fino ad arrivare alle elezioni generali del 2014, quando la Sori ha concorso come referente del AAP in Bastar, arrivando però alle spalle del rivale Dinesh Kashyap del Bharatiya Janata Party (BJP, la destra nazionalista hindu), lo stesso partito di Narendra Modi, l’attuale premier indiano.

Venerdì scorso, un giorno prima dell’attentato alla Sori la polizia del Chhattisgarh ha dichiarato di aver recuperato 31 corpi di combattenti Maoisti dall’inizio dell’anno, cui si sommano 141 arresti. Il dato evidenzia come l’insurrezione dell’estrema sinistra ‘naxalita’ (termine usato in India per identificare i Maoisti) nel Corridoio Rosso continui senza sosta. Secondo il portavoce delle autorità di Raipur, l’efficacia delle operazioni di polizia attuate nelle giungle del Chhattisgarh diventano di giorno in giorno più efficaci. “La svolta in Bastar (distretto del Chhattisgarh N.d.A.) è dovuta all’uso del District Reserve Group. Non esito ad affermare che il merito vada attribuito ai quadri Maoisti che si sono arresi (che compongono il DRG N.d.A.). Non perdono mai la loro abilità di muoversi nella giungla, inoltre sono motivati a porre fine all’insurrezione dei Naxaliti, in modo da poter tornare nei loro villaggi di origine”. L’offensiva di New Delhi contro l’estrema sinistra non passa solo per il campo di battaglia ma segue anche un canale diplomatico. A ribadire l’apertura verso i ribelli è lo stesso Ministro dell’Interno Rajnath Singh, giunto in visita in Odisha venerdì scorso, per controllare i progressi fatti nell’offensiva rivolta alla “principale minaccia alla stabilità interna dell’India”, così come nel recente passato è stata definita l’insurrezione. “Se i Maoisti rinunciano alla violenza, il governo è pronto ad avere un dialogo con loro… Non c’è posto per la violenza in una democrazia. Mi appello ai Maoisti affinché depongano le armi”. Nel frattempo ha assicurato Singh, il sostegno del governo alle operazioni contro i ribelli non subirà riduzioni.

Quelli che oggigiorno vengono definiti Maoisti o Naxalite, sono combattenti del Communist Party of India (Maoist), nato dall’unione del Maoist Communist Center of

Il Corridoio Rosso nell'India Centrale. Fonte Wikipedia
Il Corridoio Rosso nell’India Centrale. Fonte Wikipedia

India, del Communist Party of India (Marxist-Lenist) e dell’ala più intransigente dell’estrema sinistra indiana, il People’s War Group il cui braccio armato è il Peole’s Guerrilla Army. La diffusione dei movimenti di sinistra in India, poi ribattezzati Maoisti, ci riporta alle lotte del Telangana, scoppiate negli anni ’40. Fu nel luglio 1948 che 2.500 contadini Telugu si organizzarono in comuni indipendenti, riprendendo l’esempio degli ashram di Gandhi, quale parte del movimento per la redistribuzione delle loro terre. Di lì a poco fu pubblicata la Lettera dell’Andhra (Andhra Letter) in cui era delineata la strategia rivoluzionaria dei movimenti contadini, basata sugli insegnamenti di Grande Timoniere. Sono gli anni ’60 però, ad imporre con forza le organizzazioni di guerriglia nel Subcontinente, a seguito della separazione del Communist Party of India Marxist (CPM) dal Communist Party of India. Tra il 1965/66, uno dei leader del CPM, Charu Majumdar, pubblicò gli ‘Otto documenti storici’, una raccolta di articoli ispirati agli insegnamenti di Marx, Lenin e Mao, che formarono la base del movimento in lotta per la “redistribuzione delle terre ai contadini”. Il susseguirsi di insurrezioni contadine sublimarono nel maggio 1967 con la rivolta di Naxalbari (da cui il termine ‘Naxalite’), cittadina rurale del West Bengal. Qui, i contadini imbracciarono le armi per opporsi allo sfruttamento subito da parte dei proprietari terrieri e delle autorità, e per liberarsi dal giogo del sistema feudale esistente, eredità del modello coloniale inglese, diffuso ancora oggi nell’India rurale. Questa fase di inasprimento della lotta è segnata dalla separazione del Communist Party of India Marxist Lenist (CPML) dal CPM. Il centro del movimento Naxalite rimarrà per anni il West Bengal, ancora oggi enclave della sinistra indiana, ma nei decenni successivi il CPI (Maoist) ha esteso la sua presenza in modo inesorabile, trovando terreno fertile nelle foreste e nelle pianure agricole più arretrate. Passati i tempi della “redistribuzione delle terre ai contadini” – utopia fallita e ormai abbandonata dagli stessi guerriglieri – oggigiorno i quadri del CPI (Maoist) dichiarano di essere in lotta per la tutela dei diritti dei dalit (i fuori casta) e delle terre degli adivasi dallo sfruttamento incontrollato. Nel passato, in molte zone, come il Dantewada in Chhattisgarh, i Naxalite hanno imposto la loro autorità sostituendo il governo ufficiale, organizzando un sistema di gestione del territorio, di giustizia e di riscossione dei tributi. Al momento, sebbene Bastar e Dantewada custodiscano le principali sacche di resistenza, l’estremismo di sinistra si sta ridimensionando rispetto ai picchi del biennio 2009-2010. Difficile dire ora se il fenomeno si stia estinguendo (improbabile vista la longevità del movimento) o sia in atto un mutamento di pelle dovuto all’abbandono della lotta scelto da molti quadri, e alla necessità di ritrovare forza negoziale sul piano politico. L’insurrezione rossa resta comunque un fronte interno importante (quasi 7000 vittime tra gennaio 2005 e febbraio 2016), molto esteso sul territorio e capace di intaccare il fragile collante dell’Unione. Del resto la storia dell’India insegna quanto sia facile riaccendere un conflitto, e come ribadito da Mrinal Kanta Das del Institute for Conflict Management di New Delhi: “(i Maoisti) mai dimenticarlo, non dimenticano mai”.

5 Responses to "India: sfregiata con l’acido nella terra dei Maoisti. Da EAST"

  1. Emanuele Confortin  24 febbraio 2016

    Ciao David, ebben si, la via negoziale credo sia la sola strada, hai centrato, e credo (come ho scritto nel pezzo) che il ridimensionamento dell’insurrezione scaturisca proprio da questa consapevolezza. In gergo militare, il conflitto in Chhattisgarh e nel resto del Corridoio Rosso è giunta ad un punto di saturazione, ha sfiancato soprattutto i guerriglieri che ormai faticano a contrastare l’azione (che tu giustamente descrivi come ‘feroci’) delle Forze Speciali, anche a seguito del coinvolgimento dei quadri passati tra i governativi. Sono loro a costituire il DRG, erede politicamente presentabile del Salwa Judum ormai abolito. La corruzione è sicuramente endemica, anzi epidemica nel caso dei gruppi che compongono i Maoisti, in quanto si trasmette ad ogni livello quasi fosse un virus sociale. L’India si è un grande paese, condivido, altrimenti non avrei dedicato gli ultimi 17 anni alla conoscenza e alla studio di questa terra (in senso esteso all’India originaria, quindi fino all’Afghanistan), ma non dobbiamo dimenticare che era e rimane uno dei paesi più difficili e violenti al mondo, e la conoscenza (o il tentativo di conoscere) delle complesse trame sociali cui il Paese è aggrappato, richiede sforzo costante e una ricerca profonda, soprattutto sul campo, dando per certo il rischio di fallire miseramente.
    Grazie per il tuo commento, davvero stimolante. Continua a seguirci.

  2. david  24 febbraio 2016

    Solo la via negoziale potrà evitare in Chhattisgarh e negli altri stati coinvolti nella lotta naxalita il perpetuarsi di questo bagno di sangue senza fine ! insostenibile il principio naxalita della lotta totale allo stato indiano ! Inoltre le forze speciali indiane chiamate a contrastare la ribellione impiegano una ferocia senza limiti e i loro atti non sono punibili perchè soggetti ad un regime giuridico ( Special Force Act) che li esenta da ogni sanzione nell’effettuazione delle loro operazioni di guerra e diventano sempre più efficaci nelle azioni di contrasto ai naxaliti. I capi della guerriglia naxalita talvolta si corrompono facilmente imponendo ad esempio in Chhattisgarh un sistema di ” prelievo ” alle companies che sfruttano le risorse minerarie dello stato , prelievo che spesso finisce in parte nelle loro tasche . L’India tuttavia è un grande meraviglioso pianeta che come dice Arundati Roy vive in più secoli contemporaneamente ed io aggiungerei in costante quotidiana lotta di sopravvivenza e di affermazione tra gli strati sociali che la compongono in un mosaico di culture e di condizioni sociali che nessun altro paese annovera .

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