Islamabad. Sabato 1 giugno 2013 i membri del governo di Nawaz Sharif hanno preso parte alla prima sessione della XIV Assemblea Nazionale pakistana (il Parlamento). Questo sancisce di fatto la prima transizione tra due governi democraticamente eletti nei 66 anni di storia del Paese. Punto centrale dell’Assemblea è stato il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Oggi, lunedì 3 giugno, è previsto il passo successivo: alle ore 11 avverrà infatti la nomina del nuovo portavoce dell’Assemblea e del suo vice. Nel pomeriggio di martedì 4 giugno, precisamente alle 2, verrà individuato il candidato alla carica di primo ministro, il quale sarà senza alcun dubbio Nawaz Sharif, vincitore con la Pakistan Muslim League-N (PML-N) delle elezioni avvenute lo scorso 11 maggio, e la formalizzazione dell’elezione avverrà l’indomani, mercoledì 5 giugno.

Per Nawaz Sharif si tratta del suo terzo mandato come premier pakistano: primo politico a riuscirci, ha recentemente dichiarato di voler instaurare un governo di centro, aperto e collaborativo con le opposizioni al fine di “affrontare i veri problemi del Pakistan”. Nell’agenda di Sharif figurano in cima alla lista il rilancio dell’economia e dell’occupazione, la normalizzazione dei rapporti con l’India, la risoluzione della pesante crisi energetica, e il rilancio del Pakistan in ambito regionale con una partecipazione attiva nel processo di pace in Afghanistan, in particolare a partire dal 2014 quando avverrà il passaggio di consegne ai militari afgani. Quattordici anni fa (21 febbraio 1999), Nawaz Sharif,  al suo secondo mandato come premier del Pakistan, sottoscrisse il Trattato di Lahore (Lahore Declaration) con il suo pari grado Atal Bihari Vajpayee del BJP indiano. Si trattò di un passo importante nel processo di riavvicinamento tra l’India e il Pakistan che fu però spazzato via dal conflitto di Kargil lungo la Line of Control, il confine indo-pakistano in Kashmir, seguita a degli sconfinamenti da parte delle truppe pachistane e militanti kashmiri. L’azione militare avvenne tra maggio e luglio 1999, e fu attuata indipendentemente dall’esercito pakistano guidato all’epoca dal generale Pervez Musharraf, senza concedere a Sharif possibilità di veto. Di lì  a pochi mesi, fu proprio Musharraf a spodestare Nawaz Sharif con un colpo di stato (13 ottobre 1999) che lo pose a capo del governo di emergenza. Oggi la storia torna a ripetersi, ma a ruoli inversi:  Nawaz Sharif si appresta a prendere nuovamente le redini del governo del Pakistan, mentre il generale rimane agli arresti domiciliari e presto dovrà rispondere della pesante accusa di non aver predisposto sufficienti misure di sicurezza per la protezione di Benazir Butto, uccisa nel 2007 a Rawalpindi nel corso della precedente campagna elettorale. Il premier entrante sembra voglia dare avvio anche ad un’altra indagine ai danni di Musharraf, per chiarire i presupposti che portarono al conflitto di Kargil, per il quale le responsabilità dell’ex dittatore sono evidenti. Si tratta tuttavia di una cosiddetta “linea rossa” militare, ovvero un tema (dei tanti) per il quale l’auctoritas militare pachistana non permette si sappia troppo, e non vuole venga indagato. Musharraf infatti, pur essendo uscito dall’esercito e tenti ora la strada della politica, rimane sotto la tacita protezione dei militari, che più volte hanno dichiarato di non accettare che “si manchi di rispetto” all’ex generale. Un esempio emblematico utile a capire cosa si intenda con ‘tacita protezione’, è l’assassinio del procuratore dell’omicidio Bhutto, Chaudhry Zulfiqar che era anche accusatore di Musharraf. L’uomo stava guidando la sua auto nel traffico di Islamabad, quando è stato affiancato da una motocicletta con due uomini che hanno aperto il fuoco raggiungendo il procuratore con almeno 10 colpi.

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