Parigi, 5 Dicembre 2015. Durante la conferenza sul clima di Parigi COP21, in corso dal 30 novembre al 11 dicembre, l’India del premier Narendra Modi si è proposta come catalizzatore per il lancio di una cordata internazionale sull’energia solare. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa congiunta con il padrone di casa François Hollande, quando è stata presentata una super alleanza di 120 nazioni, principalmente situate ai tropici, che sembrano intenzionate a puntare tutto sull’unica risorsa inesauribile, universale, pulita ed efficiente: il sole. Il progetto prende il nome di International Agency for Solar Technologies and Applications (Iasta). “La tecnologia solare si sta evolvendo, i costi stanno scendendo e le capacità di connessione alla rete migliorano. Il sogno di accesso universale all’energia pulita sta diventando reale” ha dichiarato Modi ai giornalisti. Poi, riferendosi alla situazione indiana dove migliaia di villaggi rurali non hanno ancora accesso alla rete elettrica, il leader del Bharatyia Janata Party (BJP, la destra hindu vittoriosa alle ultime elezioni generali) ha sottolineato come il ridimensionamento del mix energetico a favore del solare sia alla base del rilancio e dello sviluppo di molte aree altrimenti depresse: “queste sono le fondamenta della nuova economia del nuovo secolo”.

Narendra Modi e Francois Hollande durante la conferenza sul clima di Parigi (AFP)
Narendra Modi e Francois Hollande durante la conferenza sul clima di Parigi (AFP)

Hollande ha salutato il progetto con favore, definendolo ‘giustizia climatica in atto’, cui dovrà necessariamente seguire la smobilitazione di risorse finanziarie da parte dei Paesi sviluppati, per favorire il raggiungimento di un traguardo essenziale: l’accesso globale all’energia. “Stiamo ponendo in essere un’avanguardia di nazioni che credono nelle energie rinnovabili” ha dichiarato il primo residente dell’Eliseo.

New Delhi sta investendo un budget iniziale di 30 milioni di dollari al fine di stabilire la sede centrale del progetto proprio in territorio indiano, cui dovrebbero aggiungersi 400 milioni di dollari ottenuti dai versamenti dei Paesi coinvolti. Positivo il commento del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il quale vede nell’alleanza di Modi la chance concreta di raggiungere l’obbiettivo dell’accesso universale alle energie rinnovabili entro il 2030. Scadenza condivisa anche dalla nutrita delegazione indiana, il cui impegno punta a sbilanciare il proprio mix energetico in favore delle rinnovabili, fino a coprire il 40% del fabbisogno interno entro tre lustri, epoca in cui l’India sarà ormai la nazione più popolosa al mondo con 1,45 miliardi di abitanti. Solo il tempo potrà stabilire se Modi è stato l’uomo della svolta energetica universale, di certo però va visto come uno dei pochi leader indiani ad assumere un ruolo d’azione concreto, a prescindere dalle strade suggerite dagli alleati (o dai nemici) di sempre. A favore del premier indiano va segnalata la costruzione di un super parco solare da 900 MW in Gujarat, avvenuta quando era a capo del ministero dello stato affacciato sul Mare Arabico. “L’India è emersa quale leader naturale per questa alleanza, con l’obbiettivo ambizioso di installare 175 GW di rinnovabili entro il 2022”, ha dichiarato Arunabha Ghosh, responsabile del Council for Energy, Environment and Water indiano. Nelle stesse ore in cui il mondo veniva informato della strategia solare targata Modi e Hollande, è nata la Breakthrough Energy Coalition capitananta da Bill Gates e dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Lo scopo del team è quello di dare vita ad una piattaforma finanziaria destinata ad avviare investimenti nel campo delle energie rinnovabili, a partire dal raddoppio delle risorse destinate allo sviluppo di nuove tecnologie. Se la problematica dei fondi continua a rappresentare il cruccio primario in vista dell’avvio di qualsivoglia progetto energetico, a Dubai i quattrini costituiscono un ‘dettaglio’ trascurabile, o comunque non così influente da ostacolare la trasformazione della città degli emiri in un esempio di sostenibilità energetica. Entro il 2030 a Dubai tutti gli edifici dovranno essere dotati di impianti fotovoltaici su tetto. A dimostrazione della serietà delle intenzioni è stato stanziato un fondo di 27 miliardi di dollari. L’obbiettivo stabilito a Dubai punta sulla copertura del 25% del fabbisogno energetico da rinnovabili entro quindici anni, per arrivare al 75% entro il 2050.

Uno degli obbiettivi primari sollevati da Narendra Modi al COP21 di Parigi riguarda l’abbattimento dei costi di impianto per l’energia solare, al fine di rendere questa tecnologia accessibile anche ai più poveri. Un aiuto ulteriore in questa direzione potrebbe arrivare replicando programmi di micro-credito già avviati con successo in

17 Dec 2013, India --- Asia's largest solar popwer station, the Gujarat Solar Park, in Gujarat, India --- Image by © Ashley Cooper/Corbis
17 Dec 2013, India — Asia’s largest solar popwer station, the Gujarat Solar Park, in Gujarat, India — Image by © Ashley Cooper/Corbis

Bangladesh a partire dal 1977 grazie all’operato della Grameen Bank, fondata dal professor Muhammad Yunus. Il costo dei moduli fotovoltaici al silicio è sceso dell’80% dal 2008 ad oggi (fonte New Climate Economy report), pertanto l’energia solare sembra in grado di imporsi come soluzione concreta all’abbattimento delle emissioni, e alternativa a lungo termine rispetto a carbone e petrolio. Con queste premesse, Modi si è impegnato a portare l’elettricità in casa a ciascuno dei 300 milioni di indiani che ancora oggi vivono al buio. Obbiettivo già raggiunto in Gujarat, ma stando alle azioni messe in atto sin dai primi giorni del suo mandato a New Delhi, forse il premier indiano riuscirà a migliorare le condizioni di vita nelle zone rurali dell’India. Tre nuovi mega-parchi solari sono stati annunciati a luglio, mentre si velocizza la diffusione di centrali di pompaggio dell’acqua alimentate da mini centrali solari realizzate disponendo i moduli fotovoltaici al suolo, come copertura dei canali irrigui. In questo modo l’ombra generata dai moduli salva 9 milioni di litri di acqua dall’evaporazione, nel contempo l’effetto refrigerante dei canali aumenta le performance produttive dei moduli soprattutto nelle ore più calde. Fare di necessità virtù e ottimizzare usando il solare sembrano le parole d’ordine. Pertanto, anche i delicati confini settentrionali saranno alimentati da un GW di installazioni fotovoltaiche, sostituendo così i costosi generatori a gasolio utilizzati fino ad oggi. Altri 7 GW di fotovoltaico saranno distribuiti sui tette delle abitazioni dal nord al sud dell’India, a partire dalla capitale dove è in corso un progetto pilota replicabile altrove. La corsa al sole alimentata da Modi sta interessando anche i neonati super-centri commerciali in continua espansione in India, mentre a Chennai, nell’India sudorientale il fotovoltaico serve ad alimentare massicce centrali di desalinizzazione delle acque marine per ottenere acqua dolce.

Ciononostante la vita in India passa ancora attraverso il fumo del carbone, da sempre risorsa primaria per sostenere il fabbisogno energetico nazionale. I dati parlano di un aumento dei consumi di carbone. Prendendo in esame il trimestre giugno-agosto 2014, si nota un aumento del 21% sui consumi di carbone, dato confermato dall’aumento del numero delle miniere interne. La società nazionale che gestisce l’estrazione del carbone ha in programma di raddoppiare la capacità produttiva entro il 2019, arrivando a 1 miliardo di tonnellate annue.

 

2 Responses to "L’ India punta sull’energia solare. Modi capofila al COP21 di Parigi"

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.