Dispur (Assam), 29 Ottobre 2012. Le violenze dirette ai rifugiati, che la scorsa estate hanno tormentato lo stato dell’Assam, continuano a sollevare interrogativi sulla gestione delle minoranze nel Nordest Indiano, mai come ora destabilizzato. Gli scontri scoppiati ad inizio luglio nel distretto di Kokrajhar, hanno provocato circa 100 morti (diverse decine i dispersi), e massicci esodi di profughi, valutati in 400 mila persone tuttora dislocate nei centri di accoglienza affollati. Ai due lati delle barricate, si sono venuti a trovare i Bodo, ovvero quelli che sono considerati gli abitanti originari dell’Assam, e gli immigrati parlanti lingua Bengali, musulmani provenienti dal vicino Bangladesh. La problematica è molto sentita in India, e nei giorni scorsi, durante alcune ricerche sul tema, ho trovato un interessante approfondimento dell’analista Hiren Phukan, pubblicato sulla rivista indiana Pragati, dal quale si evince come in India, in particolare tra gli esperti di sicurezza e di politica interna, venga sentito e interpretato il problema Nordest.

Premetto che l’area in esame si trova in una posizione geografica alquanto critica, racchiusa tra i delicati confini con il Nepal, il Bhutan, Burma e il Bangladesh, tale da essersi trasformata in una sorta di Arca di Noè per milioni di immigrati illegali provenienti in particolare dal Bangladesh, alla ricerca di un’opportunità. I confini ‘aperti’, ovvero tracciati su una mappa politica ma non delimitati da barricate, fiumi, dorsali o da altri elementi geografici, hanno da sempre favorito gli spostamenti incontrollati da parte della popolazione, che spesso si trova a possedere dei terreni o altre proprietà su entrambi i lati del confine. Si aggiunge poi l’inesorabile declino del Bangladesh, la cui inarrestabile crescita demografica, la povertà dilagante e il flagello di alluvioni sempre più disastrose, hanno dato origine a movimenti migratori illegali di enormi proporzioni, puntualmente gestiti da organizzazioni criminali e favoriti da un sistema endemicamente corrotto. Le stime dell’intelligence indiana parlano di 40 milioni di immigrati illegali giunti dal Bangladesh nell’ultimo ventennio, tanto che l’Assam e il Nordest vengono definiti come il Secondo Bangladesh. Questi flussi inarrestabili di profughi musulmani, fomentano da sempre il disagio dei Bodo, che sono di fatto diventati una minoranza in casa propria, e per questo temono di perdere i diritti sulla loro terra e sull’identità di popolo (basata in primis su elmenti di natura linguistica) a favore degli immigrati. Le violenze dell’estate scorsa sono solo una conseguenza della tensione esistente, balzata agli onori della cronaca non tanto per le implicazioni sociali, o peggio per i numeri della carneficina, quanto per il fatto ‘curioso’ di essere state intensificate da notizie spam intimidatorie (basate su notizie spesso gonfiate o del tutto infondate), fatte circolare via sms o social network. Adesso che i Tweet o i post su Facebook non smobilitano più centinaia di migliaia di individui o provocano rappresaglie violente, il buio ha rifatto capolino sui fatti dell’Assam, lasciando spazio ad organizzazioni armate e crimanali (presenti da anni), spesso additate come terroristiche, denominate nei modi più disparati: Muslim Security Council of Assam, United Liberation Militia of Assam, Islamic Liberation Army of Assam, Muslim Volunteer Force, Muslim Liberation Army, Muslim Security Force, Islamic Sevak Sanng and Islamic United Reformation Protest of India, Revolutionary Muslim Commandos, Muslim Tiger Force, Muslim Liberation Front, Muslim Liberation Tigers of Assam, Muslim United Liberation Front of Assam e Muslim United Liberation Tigers of Assam. Nessuna tanto potente da poter interferire sul dominio indiano nel Nordest, ma abbastanza organizzate e armate da contribuire allo squilibrio dell’area.

Tornando a Phukan, in sintesi la risoluzione o comunque il ridimensionamento dell’emergenza Assam passa attraverso tre fasi legate tra loro.

In prima istanza il Governo Centrale dell’India deve intervenire direttamente sul campo con uomini, mezzi, stanziamenti e leggi dedicate alla gestione dei flussi di profughi dal Bangladesh. Decine di milioni di individui residenti illegalmente in India, privi di proprietà e fonti di reddito, disposti a svolgere qualsiasi lavoro in cambio di salari da fame, o peggio di un tetto e di qualcosa da mettere sotto i denti. La loro disperazione crea legioni di lavoratori a basso prezzo, altamente competitivi rispetto alla popolazione locale che finisce inevitabilmente per sentirsi minacciata. La gestione di milioni di profughi è ovviamente ingestibile per il governo dell’Assam, ma l’emergenza potrebbe ridimensionarsi se gli immigrati fossero redistribuiti su tutto il territorio indiano. L’India è sicuramente in grado di trovare spazio a milioni di profughi, diversamente dall’Assam.

La seconda azione da porre in agenda per New Delhi è la riorganizzazione radicale del controllo delle aree di confine. Strumentazioni elettroniche, uomini, mezzi e dove necessarie anche delle fortificazioni, potrebbero ridurre i flussi migratori. Questi interventi non vanno limitati al solo Assam, ma a tutto il Nordest, incluso il confine meridionale del Bangladesh con il West Bengal, da sempre altrettanto vulnerabile anche perchè inserito nelle rotte del narco traffico. Secondo Phukan, i confini dovranno essere sigillati prima di annunciare la redistribuzione dei profughi, onde evitare si inneschino improvvisi esodi di altri disperati attirati dalla possibilità di lasciare il Bangladesh alla volta di qualche zona felice nell’India Centro-Meridionale.

Terzo e ultimo punto, l’India deve creare un corpo in grado di agire e intervenire nel Nordest in tempi rapidi, integrando le milizie già presenti sul teritorio. Questi uomini dovranno essere appositamente formati, ma anche muniti di strumenti idonei come elicotteri e veicoli veloci, in grado di intervenire tempestivamente. Le forze di polizia presenti in Assam sono totalmente inadeguate a fronteggiare insurrezioni e violenze. Uomini e mezzi aggiuntivi non serviranno ‘solo’ a placare le violenze, ma dovranno essere impiegati per integrare il National Register of Citizens (NRC), il registro dei cittadini leglmente riconosciuti, considerato cruciale per mantenere fede all’Accordo dell’Assam del 1985, in base al quale viene riconosciuta la cittadinanza assamese solo a chi risiede nell’area da prima del 1971. Grazie a questo censo dovrebbero essere identificati gli immigrati illegali, da destinarsi quindi alla redistribuzione, e quindi ad un allentamento della pressione in una delle zone più critiche dell’India dopo Kashmir e Corridoio Rosso.

Crisi rifugiati Assam: profughi del Bangladesh dislocati in India

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