REPORTAGE TRA I RIFUGIATI DAL CONFINE SERBO-MACEDONE.

IMG_4675Presevo, 10 Ottobre 2015. Scrivo questo breve post da Presevo, cittadina albanese in territorio serbo, situata a ridosso del confine con la Macedonia. Il centro della cittadina e’ letteralmente intasato da profughi in fuga, migliaia forse decine di migliaia ma nessuno e’ in grado di contarli, o di contenerli. Anche qui come osservato in Grecia e in Macedonia si accalcano singoli viaggiatori, famiglie, uomini, bambini e donne provenienti soprattutto da Siria, ma anche Iraq, Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, Eritrea, Algeria. A differenza di quanto osservato in precedenza pero’, la situazione e’ drammatica. Colpa del meteo e delle forti piogge che nei due giorni scorsi hanno perversato in questa zona dei Balcani, colpa del numero di disperati, il quale cresce inesorabile, di giorno e di notte, con il sole o con la pioggia, a piedi, in autobus o in taxi. Colpa della mancanza di strutture ricettive adeguate, pesantemente sproporzionate rispetto al flusso di persone in arrivo. Viene poi l’impreparazione del governo serbo, il quale sembra essere stato preso alla sprovvista dall’afflusso, cui non riesce a reagire in modo adeguato, magari organizzando meglio le code di persone ammassate lungo le strade, oppure come lamenta qualcuno in città’: “qui siamo a maggioranza albanese, ai serbi di Belgrado non interessa questa parte di territorio, figuriamoci se mettono una toilette in più’ per questa gente!”. La sporcizia regna sovrana. Malgrado le piogge, sciami di mosche invadono i rifiuti ammassati ovunque, colpiscono senza pietà’ i volti, le mani, gli occhi della gente, mentre sostano in attesa di guadagnare un altro metro in avanti. La situazione e difficile in partiolare di notte, al freddo, quando qualcuno usa i cumuli di rifiuti come giaciglio, perché: “è sempre meglio che dormire direttamente nel fango. Approfittando del buio qualcuno ricorre al furto per sopperire a mancanze, qui mana tutto, quindi si ruba di tutto. Lo si fa per fame, per il freddo, per disperazioe. Ho visto ragazzi siriani staccarsi da soli la pelle da sotto i piedi, per poi infilarsi calzini nuovi e scarpe di terza mano acquistate a 100 euro pur di sostituire quelle ormai inservibili con cui sono giunti daIMG_4688 Aleppo e Damasco, infradiciate dopo ore trascorse con il fango fino alle caviglie. La situazione e’ drammatica, non ho mai visto una cosa simile e come informano gli agenti della polizia, le truppe speciali di polizia e gli operatori di UNHCR e MSF, il flusso di arrivi andrà’ crescendo. Pertanto non c’è possibilità di un miglioramento a breve.

Un gruppetto di giovani afghani si sfogano raccontando il loro viaggio della speranza. Partiti da Gazni due mesi fa, hanno raggiunto il confine con l’Iran dove sono filtrati clandestinamente attraverso le montagne, evitando le pattuglie della polizia di frontiera iraniana che hanno l’ordine di sparare. “Alcuni di noi sono stati presi, altri uccisi dai proiettili”. Hanno attraversato a piedi l’Iran, da est ad ovest, quasi 1600 km tra montagne e vallate, in piena estate. Non sapendo se fidarsi hanno evitato il contatto con i locali, cucinando quanto riuscivano a reperire in natura, lungo il loro calvario che li ha finalmente portati a Bagarzan, sul confine tra Iran e Turchia, a nord, dopo la città’ di Tabriz. Qui hanno nuovamente varcato la frontiera, correndo un rischio ancora maggiore a causa della situazione fortemente instabile dovuta al conflitto tra esercito turco e ribelli curdi. Quindi, dopo altri 1400 km, perlopiù’ percorsi a piedi, hanno raggiunto la costa dell’Egeo per imbarcarsi in uno dei barconi che spesso vediamo nei telegiornali. “Abbiamo pagatoIMG_4659 1500 dollari per avere un posto in barca, pero’ ad un certo punto ci siamo rovesciati a causa del mare e siamo finiti tutti in acqua. Eravamo in sessanta provenienti da diversi paesi, due persone hanno perso la vita affogando davanti ai nostri occhi”. Dopo essere giunti in Grecia, sono riusciti ad immettersi nel flusso di disperati che dal centro di raccolta di Atene risale i Balcani, fino a qui, in questo nodo infinito dove in molti sostano anche tre o più’ giorni in attesa di poter procedere ottenendo il pass, indispensabile. Senza lasciapassare non si può’ andare oltre! Ecco che intere famiglie finiscono per ore e ore in fila, inermi, con bambini anche in fasce stretti in braccio, nella calca che si fa sempre più’ pressante. Qualcuno crolla stremato creando ulteriore scompiglio. Altri perdono il bagaglio calpestato dalla ressa che spinge da dietro, non riuscendo a recuperare i pochi oggetti personali. Le lingue non sono le stesse, e riuscire a chiedere a qualcuno due metri indietro di raccogliere uno zaino e passarlo avanti è già un grosso impedimento. Quindi questi fagotti vengono pian piano spinti all’esterno, verso le transenne laterali dove, luridi e infangati, finiscono per accumularsi al resto della sporcizia, quindi salvati dagli operatori tra i rifiuti e il liquame. La notte e’ il momento peggiore: quelli che ancora hanno qualche energia, decidono di dormire in ginocchio per mantenere il posto in IMG_4705fila. Si addormentano gli uni sugli altri, le scarpe dell’uno sul viso dell’altro, prima di iniziare un nuovo giorno di attesa e sofferenza. Inutile dire che le condizioni igieniche sono disastrose. Ci sono toilette solo prima delle transenne, ma nulla dopo, salvo dentro il campo di raccolta dove solo profughi, agenti, soldati e operatori umanitari hanno accesso.

La gente e’ affamata, qualcuno non mangia da ieri, altri in 32 ore hanno bevuto mezzo litro di acqua senza assumere cibo. Ai bordi della strada i chioschi di panini vendono hamburger a 2 ero l’uno, prezzo ragionevole se paragonato alle cifre spropositate dei passaggi in auto ‘veloci’ offerti da criminali serbi privi di scrupoli che hanno allestito ad un chilometro di distanza un vero e proprio centro logistico illegale. Servono 300 euro per arrivare in auto fino al confine croato, incluso lo sconfinamento senza pass. Un rischio enorme per i migranti che ci cascano, per i quali l’attesa di giorni nella bolgia di Presevo e’ un destino peggiore dell’ennesimo sconfinamento illegale. Mi sono addentrato tra questi tassisti clandestini, ma l’allontanamento è stato immediato: non vogliono giornalisti, tanto meno obbiettivi fotografici puntati. “Cammina italiano, vai a mangiare” mi e’ stato detto nella mia lingua da un ragazzo rasato che coordinava arrivi e partenze. Sono solo riuscito a capire che proviene da Belgrado, poi nulla, solo uno spintone.. meglio lasciare stare.

Da quanto mi e’ stato riferito da un ufficiale locale, la situazione da un mese a questa parte e’ precipitata. Nei giorni scorsi, colpa anche il maltempo, la polizia (soprattutto polizia di frontiera e semplici agenti addetti al controllo del traffico) ha perso completamente il controllo della situazione, e pur di ripristinare l’ordine IMG_4719è ricorsa ai manganelli e ai gas urticanti. Da Belgrado sono quindi arrivati alcuni reparti delle truppe speciali, gli stessi impegnati in operazioni antiterrorismo, nel controllo delle tifoserie negli stadi e nelle operazioni di confine quando necessario. Si tratta di soldati addestrati e preparati, che a dispetto dei colleghi della polizia locale sanno gestire meglio le situazioni di stress. Infatti (va detto) stanno avendo successo nel controllare il flusso pur senza ricorrere alla violenza. Ho visto alcuni di loro, in mimetica, armati di fucile automatico e sfollagente, aiutare molte donne e bambini a superare le transenne in seguito ad un malore, per poi creare una sorta di corsia preferenziale. Si sono anche preoccupati di riunire eventuali famiglie, ‘pescando’ letteralmente in questa massa incredibile di persone mariti, o figli dispersi.

Per ora mi fermo qui, ho ancora molte testimonianze da raccontare, ma non ho più’ tempo. Come ultima annotazione, ho notato a pochi passi dai ‘tassisti sciacalli’ un camioncino blu, di una ditta locale che produce bevande gassate. Due ragazzi hanno aperto gli sportelli laterali iniziando a distribuire panini e bevande. Non sono operatori umanitari, non hanno alcun finanziamento europeo, e non cercano nemmeno pubblicità’. Li ho notati per caso. “Siamo albanesi – ci tengono a sottolineare – l’azienda per cui lavoriamo si trova a 3 chilometri da qui, la proprietà’ ha deciso di fare qualcosa per questa gente”. Negli ultimi tre giorni hanno distribuito più’ di 1500 pasti, e migliaia di bevande.

Invito chiunque abbia contatti con qualche ONG, associazione, onlus, in Italia o all’estero, di attivarsi per riuscire ad organizzare in tempi rapidi una raccolta di aiuti. Qui manca tutto: cibo, tende, coperte, sacchi a pelo, giacche impermeabili, scarpe, biancheria, abbigliamento di ricambio…Diamo un aiuto, ognuno nel modo in cui riesce!

 Il dramma dei rifugiati a Presevo, tra Serbia e Macedonia.

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