Idomeni, 7 Ottobre 2015. Sono migliaia, decine di migliaia, ufficialmente si definiscono rifugiati. Arrivano nei bus organizzati presso il centro di smistamento greco IMG_4432di Atene, un convoglio dopo l’altro, decine e decine di mezzi. Si mettono in coda alla frontiera di Idiomeni creata appositamente per i profughi, uno dopo l’altro vengono fatti scendere e poi i mezzi ripartono verso la capitale, da dove torneranno l’indomani con un nuovo carico di vite sospese. Provengono perlopiu’ dalla Siria, ma sono moltissimi anche i profughi in fuga dalla violenza permanente in Afghanistan, quelli pachistani giunti dallo Azad Kashmir, il ‘Kashmir libero’ sotto il controllo pachistano, poi altri dal Bangladesh, e ancora Congo, Iraq, persino Albania. Un mix di uomini, donne e bambini in fuga da terre ormai invivibili, violente, dove la situazione sembra destinata a peggiorare ancora, giorno dopo giorno. ”Qualcuno dalla Siria e’ arrivato sino a qui con ferite di arma da fuoco”, spiega Kore Rune Mossing (in foto), norvegese responsabile dello staff della Croce Rossa al campo di accoglienza allestito sul confine greco. Il campo e’ bene attrezzato, con molti volontari impegnati a prestare assistenza medica, distribuire cibo, bevande,IMG_4435 vestiti, poi toilette e docce per i fortunati che riescono a ritagliarsi il tempo per l’igiene intima. Pochi sfortunatamente, tanto che la scabbia e’ uno dei problemi piu’ diffusi, assieme a malattie respiratorie e a problemi alle articolazioni o escoriazioni ai piedi dovute alle lunghe marce compiute, alle code infinite in attesa di essere destinati all’una o all’altra stazione di controllo. ”Il campo e’ in grado di accogliere 1500, forse 2000 persone – continua Kore – ma oggi ad esempio ci saranno almeno 5000 persone giunte in mattinata, e il flusso di arrivi proseguira’ fino a sera, e ancora di notte. Non siamo in grado di smaltire tutti i passaggi in tempi rapidi, pertanto nei giorni piu’ difficili si creano attese di 10 e piu’ ore prima di varcare il confine macedone”.

Le situazioni piu’ delicate da gestire riguardano i bambini soli, soprattutto siriani appartenenti a famiglie particolarmente IMG_4415povere, dove i soldi bastano appena per un viaggio della speranza. Pertanto madri e padri disperati preferiscono mandare avanti i figli, pregando Dio affinché’ riescano a raggiungere la tanto agognata Europa. ”I minorenni soli sono i più’ vulnerabili allo sfruttamento o a situazioni ancora peggiori” commenta il responsabile CR. Le organizzazioni attive lungo la ‘via dei rifugiati’ hanno predisposto dei controlli dedicati alla tutela dei più’ piccoli, ma non e’ sempre facile prestare assistenza a tutti, a causa del numero di arrivi e della confusione che inevitabilmente, e malgrado gli enormi sforzi degli operatori, regna nei punti di raccolta.

”Io provengo da Aleppo, una città’ ormai in macerie” racconta Ahmad, che non vuole farsi fotografare. Ahmad parla fluentemente inglese, e’ un ingegnere che ha studiato in Olanda, dove ora speraIMG_4466 di poter tornare. ”Sono fuggito dalla mia città assieme a mia moglie e ai miei quattro figli, che ho preferito lasciare in Turchia, in una zona nei pressi di Izmir (sulla costa dell’Egeo, da dove partono gran parte dei barconi della speranza diretti in Grecia), in attesa di poter trovare un posto in cui stare, quindi un permesso di soggiorno e un lavoro. A quel punto potrò’ far partire anche loro, spero al più’ presto, ma serviranno almeno quattro mesi”. Ahmad racconta frammenti di una realtà’ fuori controllo. ”Non e’ possibile sopravvivere in Siria senza prendere parte a qualche gruppo armato, e sebbene ci sia ancora chi si rifiuta di combattere cercando di vivere fuori dal caos della guerra, il solo fatto di abitare all’interno di un’area controllata.. ad esempio da al-Nusra, ci rende dei nemici dei militanti dello Stato Islamico, o ancora peggio delle truppe governative, con tutte le persecuzioni del caso. E’ una situazione quasi divertente, da quanto surreale. Ovunque tu vada sei nemico di qualcuno, quindi o combatti o fuggi!”. Ci sono poi le innumerevoli IMG_4499organizzazioni criminali germinate sulle ceneri della guerra, dedite alla violenza deliberata, al furto e al rapimento a scopo di estorsione. ”Ho visto gente normale, un tempo lavoratori seri e impegnati, rubare ai vicini pur di mangiare e nutrire i propri figli. Sono veramente costernato dalla leggerezza con cui l’Europa sta affrontando la questione siriana. Altro che amici dei siriani, sono tutte stronzate, se ne fregano di noi. L’Europa e’ un fantoccio alla mercé degli Stati Uniti”. Ahmad continua poi sollevando la questione Russia. Sostiene che i bombardamenti ordinati da Mosca stiano peggiorando ulteriormente le cose: ”fuggiranno tutti, civili e combattenti. L’Europa deve prepararsi ad un nuovo fronte di partenze. Solo in Turchia ci sono decine di migliaia di persone pronte a tuffarsi in mare pur di sottrarsi all’incubo siriano”.

Quello succitato e’ uno dei racconti ascoltati dai profughi in coda a Idomeni, località’ che lascio per varcare il confine macedone alla volta del campo gemello, allestito dalle stesse Ong oltre la frontiera. Qui incontro diverse difficoltà’ adIMG_4489 avvicinare il campo, a causa delle ”procedure necessarie per avere il permesso di accesso”, una trafila che richiederebbe almeno 3 giorni di attesa, un lusso che non mi posso permettere. Pertanto sosto sul ponte ad un centinaio di metri dalla dozzina di tende circondate dai blindati dell’esercito macedone, tutt’altro che propenso ad avere a che fare con i giornalisti. Ogni dieci minuti dal fitto della campagna fluiscono gruppi di venti profughi, indirizzati a piedi verso gli autobus in attesa nel parcheggio antistante ad uno dei tanti casino’ della zona. Ci sono poi taxi e ‘procacciatori’ di clienti. ”Non capiscono che il viaggio in taxi costa quanto un pass in autobus, 25 euro a persona, ma si guadagnano 3 ore almeno sulla via per la Serbia, preferiscono l’autobus” lamenta un macedone che si presenta come addetto alla gestione delle partenze. Non ha divisa e tantomeno tesserino di riconoscimento, tuttavia sembra molto considerato dagli agenti schierati sul posto. Gli rispondo cercando di spiegargli che da dove provengono questi profughi l’autobus e’ un mezzo usato quotidianamente, familiare, quindi si fidano di più’. Del resto come biasimarli, la loro diffidenza e’ comprensibile: temono di perdere i contatti tra loro, di non ritrovarsi più’ nel caos del prossimo campo di accoglienza, quello che immette in Serbia. O peggio di perdere la forza data dal gruppo, e di finire nelle spire dell’ennesima organizzazione criminale in attesa di estorcere quattrini ai prossimi disperati in viaggio.

Domani partirò’ per Skopje, capitale della Macedonia, per poi raggiungere il confine settentrionale da dove proseguirò’ verso Belgrado e la Croazia. Mi scuso per l’italiano non molto preciso di questo articolo, ma ci tenevo a mandare un resoconto in tempo reale.

Alla prossima.

 Idomeni, tra i rifugiati al confine macedone. Vite sospese!

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