New Delhi, 28 Marzo 2012. Cari lettori, come ormai sapete, due nostri connazionali, Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, sono stati rapiti da un gruppo armato nelle giungle dell’Orissa. Mentre Colangelo è stato appena liberato, per Bosusco la trattativa è ancora in corso, ma ci sono buone possibilità che la sua vicenda possa presto concludersi con il rilascio. Sembra che ad innescare il tutto sia stato il loro presunto comportamento irrispettoso, dovuto ad alcune foto scattate nei modi e nei tempi sbagliati. Sebbene queste ‘accuse’ sollevate dai rapitori siano tutte da provare, sta di fatto che nelle zone più remote dell’India è sempre più diffusa la caccia fotografica ai tribali. Alcune agenzie indiane organizzano addirittura uscite in jeep con strumentazioni, luci e tutti parafernalia del caso, per consentire ai viaggiatori di catturare l’immagine giusta.

In relazione ad alcune considerazioni del precedente articolo sull’Orissa che abbiamo pubblicato, proponiamo una breve e ironica carrellata fotografica del nostro Fulvio Biancifiori con un breve commento di Stefano Beggiora, nella prospettiva di dare la maggiore completezza possibile all’argomento trattato in questi giorni, e in appendice agli articoli usciti in precedenza sul fenomeno “Naxalita-Maoista” indiano, che Indika segue da tempo.

Di Stefano Beggiora: “Avevamo, dunque, distinto una realtà tribale dei distretti più interni della regione –sicuramente più genuina ma afflitta dal difficile contesto di arretratezza, sfruttamento e di conflitto fra le parti – da rotte più sicure, dove si confezionano folkloristici tribal tour per turisti, in barba al fragile equilibrio regionale, dove comunque le condizioni di sopravvivenza degli adivasi rimangono in una dimensione border line.
Per quanto su tutto si dipani una patina surreale, artefatta, d’ ipocrita contraffazione, la prospettiva di Fulvio ci restituisce una dimensione in cui la vita in qualche modo procede, va avanti con le sue dinamiche lavorative, coi bisogni di tutti i giorni, in un ambiente che comunque rimane selvaggio e remoto – si veda il trekker carico di
persone, la raccolta della legna e dell’acqua, il bimbo stretto al seno della madre. Il contrasto con la troupe indiana che sembra lavorare alla realizzazione di un calendario fotografico è sicuramente molto forte. Penso che queste immagini suscitino un senso di disorientamento e perplessità. Quella stessa perplessità emblematica, che più di mille
parole, si coglie nello sguardo della ragazza che guarda incerta la banconota da dieci rupie. Un grazie ancora al dottor Biancifiori e un saluto agli amici di Indika“.

Non ci resta che pubblicare  qui di seguito i scatti di Fulvio Biancifiori, realizzati nelle stesse aree del rapimento. In alcuni scatti, l’autore è riuscito a ‘catturare’ un gruppo organizzato a ‘caccia’ di immagini esotiche, con tanto di pannelli riflettori per la luce, alquanto fuori luogo in un villaggio di fango nel mezzo della vegetazione.

Ringraziamo Bincifiori per la gentile concessione. Chi fosse interessato al suo lavoro, può trovare altro materiale nel suo sito.

 

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