Iran Italia

Shiraz, 16 Agosto 2015. So perfettamente che nel super listone delle ‘mete preferite’ dagli occidentali probabilmente l’Iran sgomita a fondo pagina, tra Corea del Nord e Yemen per aggiudicarsi la maglia nera. Ancor di più in agosto, quando lungo le coste del Golfo Persico si registrano caldi record, con la colonnina di mercurio giunta a sfiorare i 50°C shirazmentre la temperatura  percepita per effetto dell’alta umidità si è assestata sui 72°C. Che dire poi se i canoni di comportamento iraniani impongono un dress code vincolato a pantaloni lunghi e camicia? Tanto basta ad infondere nell’opinione pubblica uno spontaneo sentimento di timore e diffidenza, di repulsione verso una terra così ostile da essersi meritata un embargo internazionale. Sono queste a quanto pare le uniche giustificazioni di un provvedimento (finalmente caduto lo scorso giugno dopo il raggiungimento dell’accordo sul nucleare) timbrato sopra la solita etichetta usata dalle nazioni civili, Stati Uniti in primis, per distinguere i buoni dai cattivi. Etichetta che porta inciso il termine ormai più abusato per giustificare minacce e conflitti: “terrorista”. Beh, pubblico questo post (permettendomi un briciolo di ironia), dopo essere atterrato a Shiraz con un volo di sola andata, meta iniziale di un lungo viaggio che nel corso dei prossimi due mesi mi riporterà in Italia via terra attraverso Iran, Turchia, Grecia e Balcani, impiegando soltanto trasporti su gomma o rotaia.. sebbene pure i piedi o gli zoccoli siano ammessi alla bisogna. Prima tappa Iran, la più evoluta e civilizzata delle nazioni mediorientali, e forse per questo temuta e osteggiata, malgrado l’ultimo confronto diplomatico sia servito a ridimensionare l’embargo a lungo imposto al Paese, in cambio di un accordo sul programma nucleare. Turchia, la nazione con il maggior numero di profughi, immigrati e richiedenti asilo al mondo, filtro naturale tra Africa, Medioriente (e Asia) verso l’Europa, nonché avamposto strategico per la lotta ai militanti dello Stato Islamico in Siria. Viene poi la Grecia, impegnata sul ring europeo in un incontro che la vede affrontare i propri creditori, sotto l’occhio vigile dell’arbitro tedesco, per il quale “un accordo completo è più importante di un accordo veloce”. Il rush finale sarà lungo la costa orientale del Mare Adriatico, con (probabile) passaggio a Srebrenica, Tuzla e Sarajevo.

Sono trascorsi 10 anni esatti dall’ultimo mio viaggio a ‘medio termine’, distribuito su un lasso di tempo tale da superare le fatidiche 2 settimane e spiccioli scuciti al mondo del lavoro. Ho desiderato con forza l’Iran! Paese dalla cultura antichissima, ricco di storia, arte e pregevoli testimonianze architettoniche costellate in un ambiente eterogeneo, al pari della popolazione che lo abita. E’ proprio dalla gente iraniana che ho le maggiori aspettative. Amici hanno descritto la straordinaria affabilità e apertura degli iraniani, a tutte le latitudini, curiosi e interessati a conoscere l’altro, donando qualcosa di se stessi e della propria cultura, ancorata fermamente ad un profondo sentimento di identità nazionale. Ebbene si, gli iraniani sanno chi sono, da dove vengono, e nelle prossime settimane vorrei capire dove intendono arrivare. … Dicevamo Shiraz, meta iniziale di un percorso che attraverso i monti Zagros punterà ad Isfahan, la ‘metà del mondo’, quindi sull’altopiano desertico centrale dove sorgono Yazd e Kerman, per raggiungere poi Kashan, quindi Qom e Teheran, per poi guadagnare il Kurdistan iraniano, al confine con Iraq e Turchia. A tal punto giungerà la prima frontiera, che mi porterà in Turchia.. ma questa è un’altra storia.

Iran Italia ‘one way’, reportage nella storia in divenire

2 Responses to "Iran Italia ‘one way’, reportage nella storia in divenire"

  1. Francesco Curci  16 agosto 2015

    in bocca al lupo da Yorik

  2. Marta Favaron su Facebook  16 agosto 2015

    Buon viaggio, amico!

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