La campagna elettorale statunitense è stata lunga e senza esclusione di colpi. Alla fine però, gli elettori americani hanno scelto come 45esimo dfdfdfpresidente il magnate Donald Trump. Difficile stabilire ora la ‘natura’ di quel voto. I politologi di mezzo mondo faticano ancora a ridestarsi dai postumi elettorali e nessuno ha il coraggio di dare una lettura approfondita a quanto accaduto, a quel voto sorprendente capace di smentire pile di dati statistici e di proiezioni pagate milioni di euro per rivelarsi infondate .. e inutili. Inutili quanto gli sconfinati editoriali stampati in prima pagina nei più autorevoli quotidiani statunitensi, scritti da giornalisti ed esperti asserragliati oltre le luminose vetrate dei loro uffici vista Manhattan, lontani anni luce dalle miniere di carbone del Wyoming. In realtà è qui, nel ventre degli Stati Uniti, tra centinaia di migliaia di Boe, Jack, Mary e Polly che è mancata l’attenzione dei media, incapaci di sentire il polso del Paese. Ad ogni modo, tra i tanti e controversi punti inseriti nel provocatorio programma di governo del nuovo inquilino della Casa Bianca, l’agenda in campo energetico e ambientale risulta estrema quanto l’idea di erigere nuovi muri (“pagati dal Messico”) lungo il confine messicano. Trump nega l’esistenza del problema noto come ‘riscaldamento globale’. Sostiene sia “un’invenzione dei cinesi”, pertanto non riconosce la strategia messa in campo dal presidente uscente Barack Obama per ridurre le emissioni e puntare su un sistema di approvvigionamento energetico più virtuoso.

E’ questo il tema trattato in una lunga e attenta analisi uscita su EAST online, scritta a quattro mani da Emanuele Confortin e Fabrizio Goria (direttore di EAST online). Lettura che vogliamo segnalare e raccomandare, magari a diffonderla.. questo il link alla pagina

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