Dal Corriere di oggi.

FERMATI DUE GIORNALISTI ITALIANI – La notizia degli arresti monaci è stata riferita da alcuni religiosi a due

Arresti in Tibet
Arresti in Tibet

giornalisti italiani, corrispondenti di Ansa (Beniamino Natale) e Sky Tg24 (Gabriele Barbati). I due reporter subito dopo sono stati fermati dalla polizia per tre ore e poi rilasciati. Barbati ha ribadito che lui e il collega non avevano violato alcuna legge cinese: «All’inizio hanno cercato di spaventarci», ha raccontato il giornalista, «ma la nostra preoccupazione era soprattutto per il nostro autista. Ai locali la polizia riserva infatti sempre un trattamento diverso rispetto agli stranieri. Per fortuna alla fine hanno rilasciato anche lui». La polizia non ha dato spiegazioni sulle ragioni del fermo.

«MURAGLIA CONTRO SEPARATISMO» – Il presidente cinese Hu Jintao ha fatto appello ai dirigenti del Tibet a formare una «Grande muraglia» contro il separatismo tibetano. «Dobbiamo costruire una Grande muraglia nella nostra lotta contro il separatismo e salvaguardare l’unità della madre patria», ha detto Jintao citato dalla tv di Stato cinese. «Il Tibet deve mettere in opera pienamente gli obiettivi dello sviluppo e della stabilità e assicurare che l’economia si sviluppi rapidamente e che la sicurezza dello Stato e della società restino stabili», ha aggiunto il capo dello Stato incontrando i delegati tibetani presenti a Pechino per la sessione plenaria annuale del Parlamento cinese.

REPRESSIONE – La repressione cinese in Tibet ha raggiunto i livelli toccati nel decennio della Rivoluzione culturale (1966-1976). Lo denuncia un rapporto dell’International Campaign for Tibet (Ict), diffuso alla vigilia del 50° anniversario della rivolta tibetana. Il rapporto comprende una lista di 600 prigionieri politici arrestati nel corso dell’ultimo anno dopo le proteste del marzo 2008. Il documento cita oltre 130 pacifiche proteste condotte in Tibet nel corso dell’ultimo anno e denuncia l’arresto di centinaia di monaci dei monasteri di Sera, Drepung e Ganden, chiusi dalle autorità. Sono inoltre circa 1.200 i tibetani scomparsi nel corso di quest’anno. Le forze di sicurezza hanno sparato il 26 febbraio a un monaco che si era dato fuoco e il 1° marzo un centinaio di monaci ha protestato contro il divieto di pregare nel loro monastero.

FINI – Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la conferenza stampa con il premio Nobel per la pace Martti Ahtisaari a Montecitorio, ha affermato che «è un dovere esprimere piena solidarietà al popolo tibetano e riconoscere l’autorità morale e politica del Dalai Lama, oltre a invitare la Cina a una politica più rispettosa dei diritti umani».

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