Washington, 2 Febbraio 2012. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel corso di un recente intervento pubblico, ha difeso l’uso degli aerei drone senza pilota con finalità belliche lungo la Linea Durand e altrove. Gli attacchi sferrati con i sofisticati bombardieri telecomandati, “sono mirati contro persone che sono sulla lista dei terroristi, cercano di colpire americani, strutture e basi americane” ha dichiarato il presidente USA durante una video intervista web su Google+, dando per scontato il ‘buon fine’ delle operazioni messe in atto fino ad oggi. Lascia piuttosto perplessi il fatto che diversi attacchi con i droni si siano risolti con la morte o il ferimento di civili innocenti, inclusi bambini, donne e anziani, colpiti per errore, o peggio scambiati per “persone che sono sulla lista dei terroristi”. Cosa peggiore, da quando Obama ha assunto la presidenza degli Stati Uniti (gennaio 2009), le operazioni con i droni sono aumentate esponenzialmente rispetto alla già triste era Bush. Da un incontro con il noto giornalista pakistan Rahimullah Yusufzai, ho saputo che il numero dei leader nemici (Taliban e di altre organizzazioni militanti) uccisi con i droni non supera i 40, cui si sommano diversi altri combattenti di basso profilo. Non vanno però dimenticati i civili caduti, che secondo Yusufzai sarebbero 10 per ogni militante ucciso. Le giustificazioni degli USA sono alquanto sbrigative, e si limitano ad affermare l’impossibilità di inviare truppe via terra in territorio pakistano, strategia che probabilmente provocherebbe effetti collaterali ancora peggiori, a partire dai costi al bilancio militare USA, cui si aggiunge la concreta possibilità di non riuscire a sostenere un conflitto sul campo in una zona tanto frastagliata e difficile.

Ad ogni modo, la strategia dei droni è controproducente su ogni fronte, per gli Stati Uniti che continuano ad alimentare generazioni di nemici pronti a vendicare con il sangue la morte di un fratello o di un parente. Per il Pakistan che a lungo ha sostenuto le strategie americane sul loro versante della Linea Durand, senza mai dimostrarsi critico verso gli errori di Washington, ragion per cui sta ancora pagando un’escalation di violenze interne e terrore senza precedenti. Non a caso, nel 2011 era uscito un rapporto su Wikileaks in cui lo stesso premier pakistano Gilani garantì gli Stati Uniti in merito ai bombardamenti aerei: “fate pure i vostri attacchi con i droni, (in caso di errori o uccisioni di civili ndr) noi protesteremo in parlamento e dimenticheremo”. A conferma di questa strategia, la recente ripresa degli attacchi in territorio pakistano, avvenuta malgrado Islamabad avesse detto “basta” dopo l’attacco errato del 26 novembre scorso, quando dei bombardieri Americani e Isaf partiti dall’Afghanistan distrussero una postazione militare pakistana in prossimità del confine. In seguito a quell’episodio, il governo pakistano aveva rafforzato su istanza dell’esercito le difese anti-aeree lungo la Linea Durand, promettendo di usarle in caso di evenutali nuovi attacchi. Così non è stato, tanto che dal 1 gennaio ad oggi si sono verificati 3 nuove incursioni, in cui hanno perso la vita 15 persone circa. Nulla se paragonato al numero dei caduti stimati (fonte New America Foundation) dal 2004.

A questo proposito sono utili alcune informazioni. Presento qui di seguito i dati della New America Foundation, dai quali si può facilmente cogliere come dal 2009 (l’era Obama), il numero degli attacchi sia aumentato radicalmente.

Anno 2004     n. attacchi 1    n. vittime 5

Anno 2005     n. attacchi 2    n. vittime 6/7

Anno 2006     n. attacchi 2     n. vittime 23

Anno 2007     n. attacchi 4     n. vittime 56/77

Anno 2008     n. attacchi 33     n. vittime 274/314

Anno 2009     n. attacchi 53     n. vittime 369/725

Anno 2010     n. attacchi 118     n. vittime 607/993

Anno 2011     n. attacchi 70     n. vittime 378/536

Sul numero delle vittime va notato come si tratti di cifre ufficiali, e in caso di incertezza abbiamo inserito una stima tra il numero minimo e massimo. Si tratta comunque di un numero di vittime variabile tra 1715 e 2680. Dando per buona la proporzione di 1 militante vs 10 civili uccisi, come suggerito da Yusufzai Rahimullah, lascio a voi dare il giusto peso alle parole di Barack Obama.

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