Ad un mese dal devastante terremoto che ha colpito il Nepal lo scorso aprile, indika propone oggi un articolo a firma di Emanuele Confortin uscito sul giornale di critica sociale area7 (http://www.area7.ch/)

Migliaia le vittime, interi villaggi isolati, cresce l’allerta Monsone 

LaPresse/Reuters
LaPresse/Reuters

Erano appena scoccate le 11 e 56 di sabato 25 aprile, quando il Nepal ha subito un violento terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter. In pochi istanti, le scosse partite dall’epicentro situato nel distretto di Gorkha, a 50 chilometri di distanza dalla capitale Kathmandu, si sono estese a tutto il Paese, seminando morte e distruzione. Mentre andiamo in stampa, la misura della tragedia è resa dal computo di numeri e cifre. Sono almeno 7.040 le vittime e 15 mila i feriti, con 13 mila abitazioni rase al suolo, e 285 mila edifici impraticabili. Secondo le stime, 8,1 milioni di nepalesi sono stati colpiti, e i danni materiali ammontano a 3 miliardi di euro. Malgrado gli aiuti internazionali, il Nepal patisce la carenza di generi di prima necessità come acqua potabile, medicinali e cibo; i blackout elettrici si susseguono, al pari delle scosse di assestamento che rallentano le operazioni di soccorso, creando panico diffuso. Servono inoltre medici e infermieri, ospedali da campo, elicotteri per intensificare la distribuzione degli aiuti nelle aree isolate, mezzi pesanti per la rimozione delle macerie malgrado le autorità nepalesi definiscano “impossibile” il ritrovamento di altri superstiti. Meno gravi le conseguenze del sisma in India (66 vittime), Cina (25 vittime) e Bangladesh (4 vittime), ma le scosse sono state percepite anche in Pakistan e in Bhutan.

Nelle ore seguite al disastro, il governo centrale ha languito in uno stato di shock, uscendo dalla paralisi solo dopo aver realizzato l’impossibilità di prestare soccorsi efficaci a causa della mancanza di uomini, mezzi e preparazione. Così, mentre a Kathmandu i cittadini scavavano a mani nude tra le macerie nella disperata ricerca di sopravvissuti, i primi elicotteri hanno raggiuto il campo base dell’Everest flagellato da un’enorme valanga (17 vittime in gran parte nepalesi), da dove centinaia di facoltosi alpinisti hanno lanciato il loro grido di aiuto attraverso i telefoni satellitari, concentrando per alcune ore il dramma nepalese ai piedi della Icefall. Nei giorni a seguire, mentre la tragedia sul Tetto del mondo consumava il proprio pathos, sono giunte le prime frammentarie notizie di villaggi di montagna e intere vallate agricole spazzati via da frane e valanghe. Particolarmente colpita l’area dell’epicentro, al pari del vicino Langtang, rimasto isolato per più di una settimana, e dove si cercano ancora 250 dispersi. Stesso dicasi per altri remoti centri abitati himalaiani, inaccessibili via terra a causa dei collegamenti interrotti, come il villaggio Tatopani, al confine con il Tibet, dove 300 persone continuano a vivere all’addiaccio. In attesa del ripristino delle strade carrabili, molti nepalesi giunti a Kathmandu in cerca di un’occupazione stanno facendo ritorno ai villaggi d’origine attraverso i vecchi sentieri di montagna, portando sulle spalle i primi aiuti. È il caso di Rameshwa Ragumi, 36enne che ha camminato per due giorni con un pesante sacco di riso sulle spalle, raggiungendo i famigliari isolati in un villaggio a 60 chilometri di distanza.

Ad oggi la situazione in Nepal rimane drammatica. Sono centinaia di migliaia i senzatetto costretti a vivere all’addiaccio, senza una tenda, per paura di tornare alle abitazioni danneggiate dal sisma e minacciate dalle scosse di assestamento. A complicare le cose l’imminente arrivo delle piogge monsoniche, che ogni anno causa piene e alluvioni, aumentando il pericolo di crolli e smottamenti. Risulta quindi essenziale mantenere alta l’attenzione sul Nepal, contribuendo come singoli cittadini alla catena dei soccorsi, attraverso piccole donazioni in danaro (moltissime le ong internazionali attive in loco) o partecipando alle raccolte di indumenti e attrezzature organizzate nelle città.

Emanuele Confortin

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