Estratto da “Kinnaur Himalaya, al confine tra ordine e caos” pubblicato ad aprile 2019. 

… gli attriti tra esercito cinese e indiano continuano anche sulla parte occidentale della Line of Actual Control (LaC), precisamente negli stati indiani dell’Himachal Pradesh e di Jammu e Kashmir. Parliamo di un territorio vasto e ricco di risorse, proteso come un cuneo verso il Karakorum, e delimitato a est dal confine cinese, a ovest dal confine pachistano. A ridosso della linea di controllo, da sud a nord si affacciano rispettivamente il Kinnaur, lo Spiti e il Ladakh. I primi due sono distretti dell’Himachal Pradesh; il Ladakh, chiamato anche Piccolo Tibet, è invece la più vasta divisione amministrativa del Jammu e Kashmir. È proprio in questo territorio che l’India lamenta problemi di sovranità nei confronti della Cina. A nordest del distretto infatti, l’esercito cinese detiene il controllo dell’Aksai Chin, un’area rivendicata da New Delhi in quanto considerata parte integrante del Kashmir. Nel mezzo di questo deserto d’alta quota, il confronto tra India e Cina continua da anni, con effetti a catena lungo tutta la linea, inclusa la militarizzazione dello Spiti e del Kinnaur. Come in tutte le questioni di confine, il problema resta territoriale. Sulla base di un rapporto pubblicato dal Governo indiano a gennaio 2009, risulterebbe una perdita sostanziale di terreni in Ladakh da parte dell’India. Le aree imputate non sarebbero state sottratte durante un’azione delle truppe cinesi, ma sembra siano state “perse” per effetto di un restringimento territoriale, ovviamente a favore di Pechino. Ad evidenziare quello che New Delhi considera un “maltolto”, è stata la comparazione tra le mappe tracciate a fine anni Ottanta, e l’attuale linea di confine. All’origine di questa “riduzione”, sarebbero in realtà una serie di avanzamenti dell’Esercito di Liberazione Popolare, avvenuti sotto il naso di New Delhi, colpevole di un ventennio di controlli superficiali, della mancata produzione di mappe aggiornate, e dell’assenza di memoria istituzionale da parte delle amministrazioni che si sono succedute in Ladakh. Pechino ha quindi approfittato di questo vuoto per ridisegnare a proprio favore la Line of Actual Control.

Un altro episodio di contesa territoriale è accaduto ai piedi del Monte Gya[1] riconosciuto da India e Cina come punto di confine. Qui, il 31 luglio 2009 gli uomini dell’Esercito di Liberazione Popolare hanno compiuto un’incursione chiaramente provocatoria: un gruppo di soldati cinesi è penetrato in territorio indiano per 1.500 metri, marcando massi e rocce con scritte di vernice rossa riportanti la parola “China”. Poco lontano dal Monte Gya, sempre nel settore nord-occidentale, tra aprile e maggio 2013 i due eserciti si sono confrontati sull’altopiano del Depsang, situato nel tratto di confine prossimo all’Aksai Chin. Secondo le informazioni diffuse all’epoca dai quotidiani indiani, l’esercito cinese avrebbe installato delle “strutture temporanee” in un’area controllata dall’India, non tanto come atto di aggressione o tentativo di sottrazione di alcuni territori, bensì come atto simbolico di dichiarazione di intenti prima della visita del nuovo Primo ministro cinese Li Keqiang a New Delhi. A Depsang, Pechino ha voluto ribadire la propria fermezza in materia di rivendicazioni territoriali, a prescindere dai buoni rapporti tra i due Paesi.

Qualcosa di simile è accaduto ancora a settembre 2014, in occasione del più importante vertice bilaterale India-Cina dall’instaurazione del governo di Narendra Modi: la visita a New Delhi del presidente cinese Xi Jinping. Pochi giorni prima dell’incontro, le truppe dei rispettivi eserciti sono state disposte su posizioni di difesa nell’area di Chumar, tra Spiti e Ladakh, a causa di un presunto sconfinamento da parte cinese. Anche in questo caso i mezzi d’informazione hanno trattato in modo diffuso l’episodio, classificandolo come il più grave degli ultimi anni avvenuto nel settore nord-occidentale. Ma anche in questo caso, la tensione è rientrata con la sottoscrizione da parte indiana e cinese di un accordo di cooperazione strutturato in dodici punti, incluso lo stanziamento di 20 miliardi di dollari di investimenti cinesi per l’implementazione di nuove infrastrutture in India. Durante il vertice, nessuna delle parti in causa ha proposto un reale confronto sull’accaduto, sebbene sia Modi che Xi Jinping abbiano ribadito l’importanza di mantenere la pace a garanzia del progresso nei rapporti reciproci.

Riproduzione riservata ©

[1] Cima conosciuta dai locali come “La leale principessa delle nevi”, il monte Gya è il punto di confine tra Ladakh e Spiti con il Tibet (Cina). https://www.indiatoday.in/latest-headlines/story/indian-media-declares-war-on-china-56600-2009-09-16. [Consultazione del 02/03/2019, ore 17.39].  

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.