Trieste, 28 Ottobre 2016. Da sempre l’arte è uno strumento dell’uomo al servizio dell’uomo, o almeno in alcuni casi è così. L’arte può far ridere, può insegnare, può affascinare o stupire. Tramite l’opera artistica, il ‘creatore’ interpreta la realtà per lanciare un messaggio ai fruitori, pertanto dall’arte si possono e si dovrebbero trarre degli insegnamenti. Quando l’arte è al contempo esilarante, profonda e capace di interpretare temi di grande attualità, beh allora può essere ‘Social Comedy – Intrigo a Via Doganelli‘. E’ questo il titolo dell’opera teatrale

Sociale Comedy - Intrigo a via Doginelli
Sociale Comedy – Intrigo a via Doganelli

di Maurizio Zacchigna con Manuel Butus, Roberta Colacino, Adriano Giraldi, Alessandro Mizzi, Marcela Serli, Maurizio Zacchigna (compagnia teatrale “Mamarogi”) e regia di Marko Sosič, già direttore del Teatro Stabile Sloveno di Trieste.

Malgrado chi scrive non abbia ancora avuto il piacere di assistere allo spettacolo, Social Comedy ci piace in primis per il tema trattato: i migranti. In secundis il lavoro svolto da Zacchigna, il quale, prima di lavorare alla sceneggiatura ha scelto di calarsi nella parte, trascorrendo alcuni mesi a lavoro nell’accoglienza, a Trieste. Piace poi la scelta della commedia per rendere comprensibile e digeribile il tema dei migranti. Non da ultima, la volontà di dare un seguito all’opera, concepita e realizzata a Trieste, ma ‘esportabile’ in Italia in quanto adattabile a tutto il Paese. Il testo su cui è basata l’opera – secondo classificato al Premio Fortuna Dautore 2016 svoltosi a Bari – è stato commissionato dall’ICS, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio rifugiati. La drammaturgia è frutto di un lavoro di confronto con gli operatori dell’ICS attraverso incontri, interviste e presenze nei luoghi di accoglienza. Ecco che stasera e domani ‘Social Comedy – Intrigo a Via Doganelli’ andrà in scena in prima nazionale al teatro Miela di Trieste.

Per quanto riguarda la trama, la commedia è incentrata su quattro operatori sociali estremamente variopinti, la loro capa estremamente autorevole, un drammaturgo estremamente sperduto, un poliziotto gentile sempre in vivavoce e un’anziana signora…. (del Ku Kux Klan?) E poi rifugiati afgani di cui si parla sempre ma che non si vedono mai. Tutti insieme durante due giornate ricche di tensioni, colpi di scena, equivoci, incontri, scontri, tragedie annunciate, tragedie evitate, un’amore etero e una storia omosessuale. Va bene, ma di cosa si occupano quegli operatori? Cosa ci fa in scena uno che dice di essere l’Autore della commedia? Cosa c’entra poi un’anziana signora razzista? Difficile dirlo in due parole; l’unica chance per trovare una risposta sensata a queste domande è vedere Social Comedy, la prima commedia italiana che racconta la quotidianità lavorativa all’interno di una o.n.l.u.s. impegnata, come molte nel nostro paese, nell’accoglienza ai richiedenti asilo.

 

La vicenda narra di Àhmad, un giovane profugo afgano che è alla vigilia del fatidico incontro con la commissione territoriale che deciderà se concedergli o meno lo stato di rifugiato. Ma a tutt’oggi, nonostante l’aiuto di Renzo, uno degli operatori più esperti, non è ancora riuscito a redigere la sua domanda. Cambia versioni, si contraddice. Perché? Quale mistero si nasconde dietro alle cicatrici che ha sulla pancia? Contemporaneamente al caso di Àhmad gli operatori della nostra o.n.l.u.s. seguono la sistemazione di un appartamento preso in affitto e destinato a ospitare un gruppo di otto afgani attesi da un momento all’altro. Tutto bene se non fosse che quell’appartamento è sito nello stabile di via Doganelli 6, lo stesso dove al quarto piano abita la terribile e folkloristica signora Devotich, un’ideologa razzista. Social Comedy è una commedia polimorfa nella quale realistico e fantastico si inseguono fin dall’inizio ma senza pericolo di smarrirsi: la commedia vola decisa verso l’obiettivo civile per centrare il quale è stata scritta.

In merito alla concezione dell’opera, gli autori hanno visto nella commedia uno strumento utile e fruibile per affrontare la ‘questione migranti’: “ogni fenomeno epocale, anche quello apparentemente più destabilizzante come lo spostamento di milioni di persone a causa di guerre e povertà estrema, se visto da vicino può sorprendere se spogliato della sua rappresentazione minacciosa. Si è scelto perciò intenzionalmente di scrivere una Commedia ritenendola la forma di teatro più adatta a raccontare una vicenda come questa esaltandone la normale quotidianità, evitando eroismi, sentimentalismi e primati etici. Ci siamo focalizzati sul lavoro e le sfide giornaliere di chi opera nell’accoglienza: trovare risposte concrete fra telefoni che squillano sempre o tacciono troppo, riunioni interrotte da emergenze, dubbi, certezze, sbagli e successi. Soddisfazioni. Persone amiche e avversari acerrimi. Incompetenze. Politici vicini che fanno male le cose e politici avversi che le fanno bene. Benpensanti sui pianerottoli. Cene etniche. Insomma il lavoro, quello con gli ospiti, i profughi, e quello al fianco dei colleghi. Ma sullo sfondo di questa quotidianità abbiamo messo in evidenza una trama centrale suggestiva, tanto fantastica quanto verosimile. L’obiettivo che speriamo di raggiungere, dopo aver ottenuto l’abbassamento delle difese da parte dello spettatore immerso in questa storia pop fatta di un po’ di love-story, di un po’ di giallo, di colpi di scena e intrecci, è quello di fornire al cittadino/spettatore stimoli nuovi per ricalibrare la propria visione di un mondo in inarrestabile mutamento”.

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