Srinagar, 28/04/2014. Gli scontri tra un manipolo di presunti ribelli e l’esercito indiano sono scoppiati nella tarda serata di venerdì, nel villaggio Karewa Malino, circa 40 km a sud della capitale Srinagar. Stando a quanto riportato dal NYT, truppe dell’esercito e forze di sicurezza sono state smobilitate nel villaggio per cercare presunti ribelli. Non appena i militari hanno raggiunto l’area, è iniziato un intenso scontro a fuoco tra le case del villaggio. Gli spari sono proseguiti fino a notte inoltrata lasciando al suolo 2 presunti ribelli e altrettanti soldati, per poi riprendere alle prime luci dell’alba di sabato, quando un ultimo presunto combattente per la libertà del Kashmir è stato freddato dal fuoco dei militari. Nel corso della battaglia è stata completamente distrutta un’abitazione, nella quale si era asserragliata l’ultima vittima. Al seguito del blitz, nella città di Sophian, situata vicino alla LoC (Line of Control), il confine tra India e Pakistan, sono scoppiate manifestazioni di protesta contro l’occupazione militare del Kashmir da parte dell’India.

C’è grande attesa per la fine delle elezioni generali indiane, prevista per maggio. Tra i primi doveri cui sarà chiamato il nuovo governo, riguarda appunto la definizione di una linea da seguire in Kashmir, territorio tormentato ormai da 67 anni ddi violenze a causa della contesa che continua ad opporre India e Pakistan per il controllo sull’area. Qualora l’esito delle elezioni vedesse vincere Narendra Modi, leader del Bharatiya Janata Party (BJP, la Destra nazionalista hindu), verrebbe a ricrearsi il doppio schieramento del 1998/99, quando l’attuale premier pakistan Navaz Sharif (all’epoca al suo secondo mandato), diede avvio ad un dialogo bilaterale per la “distensione dei rapporti” con la sua controparte indiana Atal Bihari Vajpayee, all’epoca leader del BJP. Il processo di pace fu all’epoca interrotto dal colpo di stato di Parvez Musharraf, che depose Sharif nel 1999 e diede avvio alla sua dittatura che si è conclusa nel 2008. Oggi gli schieramenti potrebbero ripresentarsi, con Sharif alla guida del Pakistan e Modi alla guida della Destra in India, ma con Musharraf agli arresti domiciliari a causa del suo coinvolgimento nell’omicidio di Benazir Bhutto avvenuto a Lahore durante la campagna elettorale del 2008, poi vinta dal suo partito.

 

 

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