Islamabad, 1 Dicembre 2011. “Gli Stati Uniti devono lasciare la base militare di Shamsi, in Baluchistan, entro l’11 dicembre”. E’ questo in breve il messaggio ribadito ieri dal premier Yusuf Raza Gilani, durante un incontro con la stampa a Karachi. La sua dichiarazione fa da eco alle forti manifestazioni di protesta seguite all’attacco errato messo a segno con jet ed elicotteri dalle forze Nato (Isaf), contro due basi dell’esercito pakistano, uccidento 24 soldati, inclusi 2 ufficiali. Le postazioni, situate nella Mohmand Agency sono finite nel mirino per errore, probabilmente dopo una segnalazione errata. Nulla hanno potuto i soldati pakistani, intrappolati di notte nei ricoveri rurali usati come punti di appoggio per il monitoraggio delle infiltrazioni di militanti dal vicino confine afghano, senza la possibilità di rispondere ai colpi dei veivoli. A chiedere lo sgombero del contingente americano a Shamsi sono stati inizialmente, sabato scorso, leader dell’esercito e autorità civili, con il sostegno di tutta la popolazione pakistana, che vede le interferenze Usa come la principale minaccia alla stabilità del Paese. La richiesta del governo pakistano è insindacabile, e alle parole della leadership, mai come ora compatta, è seguita una lettera formale indirizzata alle massime autorità degli Stati Uniti, con una richiesta esplicita di sgombero. L’esercito pakistanto ha anche chiuso le vie di accesso ai rifornimenti destinate alle truppe Nato in Afghanistan, inoltre il Pakistan ha deciso di boicottare la Conferenza di Bonn sull’Afghanistan, respingendo le richieste del premier afghano Karzai, rivolte direttamente a Gilani. La risposta del premier pakistano è stata chiara: “le forze Nato hanno usato le basi di appoggio afghane per lanciare l’attacco”, quindi Islambad non prenderà parte al summit.

I rapporti tra Pakistan e Usa si erano fortemente in aspiriti ad inizio maggio, dopo il blitz compiuto da truppe scelte dell’esercito americano ad Abbottabad, città situata a pochi chilometri dalla capitale pakistana, dove si nascondeva Osama Bin Laden. La ricostruzione dei rapporti diplomatici da parte degli Stati Uniti, seguita a quell’episodio era stata lenta, ma di recente sembrava si fosse arrivati ad una certa stabilità. Ora tutto è da rifare.

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