Islamabad, 6 Giugno 2011. A pochi giorni dall’assassinio del noto giornalista pakistano Sayed Saleem Shahzad, emerge che a

Sayed Saleem Shahzad
Sayed Saleem Shahzad

decretarne l’uccisione sia stato un suo recente reportage sui legami tra Al Quaeda e membri influenti dell’esercito. E’ quanto affermano le agenzie di stampa e i collegghi di Sayed, i quali hanno chiesto  a gran voce e ottenuto l’apertura di un’inchiesta ufficiale per individuare i mandanti dell’omicidio. “Faremo giustizia, i colpevoli saranno puniti” ha dichiarato il premier Gilani, impegnato a controllare l’escalation di violenze che sta travolgendo il Pakistan, dal nord al sud. E’ ormai certo come pochi giorni prima del suo rapimento, avvenuto ad Islamabad, il reporter di Asia Times Online e di ADN Kronos International avesse subito minacce da alcuni agenti dei servizi segreti pakistani. Tanto è bastato a dare una prima ineluttabile traccia da seguire nelle indagini, che qualora non fossero insabbiate, potrebbero svelare la metà oscura dell’esercito e del’intelligence pakistana. I legami tra potere e organizzazioni terroristiche in Pakistan sono noti da tempo, tuttavia, dopo la caduta di immagine subita con l’incursione americana ad Abbottabbad, conseguenza della sfiducia di Washington nei confronti dei servizi segreti di Islamabad, sembra ci sia qualcuno tra le fila dell’esercito e dell’intelligence a non potersi permettere troppe rivelazioni in materia di terrorismo.

Sayed Saleem Shahzad è stato ucciso il 31 maggio scorso. Il suo corpo, rinvenuto a pochi metri dall’auto in una località isolata nei dintorni delle città di Sara e Alamgir, a 150 chilometri da Islamabad, riportava evidenti segni di violenze e torture. Immediato lo sdegno del mondo giornalistico pakistano e internazionale, da cui sono giunti messaggi di cordoglio per la moglie e i 2 figli. Specializzato in inchieste delicate sul tema del terrorismo internazionale nel contesto Asiatico, aveva svolto reportage anche in Afghanistan, Iraq, Iran, Siria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, pubblicando un libro intitolato “Inside Al Quaeda: Beyound Bin Laden and 9/11”, edito dalla britannica Pluto Press.

L’uccisione del 39enne Sayed va ad allungare la lista dei casi di omicidio di giornalisti avvenuti in Pakistan, che figura tra i Paesi con il più alto tasso di mortalità tra gli operatori della stampa. Dai dati pubblicati nel sito del Commitee to Protect Journalists (CPJ), dal 1992 ad oggi sono ben 37 i reporter assassinati nella turbolenta teocrazia islamica, con un picco allarmante dal 2005 ad oggi: 2 uccisioni nel 2005, altrettante nel 2006; 5 uccisioni nel 2007; 6 uccisioni nel 2008; 8 uccisioni nel 2009; 11 uccisioni nel 2010. Nel 2011 il bilancio è già a 5 casi di omicidio. Andando un pò più a fondo, emerge come l’8% dei decessi sia avvenuto durante reportage in zone di conflitto, nel 35% dei casi si è trattato di compiti ‘pericolosi’ mentre nel 57% dei casi veri e propri omicidi. Eloquente il fatto che i giornalisti eliminati stessero indagando su politica, guerra e casi di corruzione. Dall’inizio del 2011, nel mondo sono stati assassinati 19 giornalisti, mentre dal 1992 sono 864 quelli uccisi.

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