Londra, 13 Ottobre 2010. Gli uomini di Pervez Musharraf addestrarono militanti per alimentare la guerriglia

Pervez Musharraf

nel Kashmir indiano. E’ quanto ha recentemente dichiarato l’ex presidente del Pakistan in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel.

Musharraf, dopo essere stato a lungo a capo dell’esercito pakistano, nel 1999 aeva ottenuto il potere con un colpo di stato, dando il via ad una lunga dittatura militare terminata nel 2008, dopo dure proteste da parte della popolazione, e non da meno dopo aver perso l’appoggio di Washington, a causa del doppio gioco di Islamabad nei rapporti tra Usa e lotta al terrorismo. Nel corso dell’intervista concessa allo Spiegel, Musharaf ha ammesso di essersi voltato dall’altra parte quando venivano formate, armate e finanziate nuove reclute da infiltrare oltre la Loc (Line of Control), il confine Indo-Pakistano in Kashmir. Ad occuparsi del lavoro sporco, allora come oggi, sono stati gli agenti dell’Inter Service Intelligence, i potenti servizi segreti di Islamabad che hanno ereditato ed imparato ad usare a proprio favore quanto lasciato dagli Stati Uniti dopo la ritirata dei russi dall’Afghanistan.

L’uscita dell’ex dittatore non è giunta a caso, ma è stata una sorta di rampa di lancio per riportarlo alla ribalta mediatica proprio quando si accinge a ritornare nell’arena politica di Islamabad. Del resto quanto da lui dichiarato non è di certo una novità! Le attività dell’ISI sono note da tempo a New Delhi (e non solo), che da quasi un ventennio sta tentando di far sentire la propria voce e ottenere una condanna internazionale contro le politiche dell’odiato nemico pakistano. Ad aver suscitato scalpore, il fatto che Musharraf sia il primo personaggio pakistano di rilievo ad aver ammesso pubblicamente la collusione tra servizi segreti e gruppi integralisti in lotta per la liberazione del Kashmir indiano. “E’ diritto di ogni nazione promuovere il proprio interesse, mentre l’India non è preparata a discutere in merito al Kashmir alle Nazioni Unite, e risolvere la disputa in modo pacifico” ha dichiarato l’ex presidente. L’outing di Musharraf è stato seguito dalle scuse pubbliche per le azioni “negative” commesse mentre era al potere.

Non serve molto per leggere tra le righe il vero significato delle dichiarazioni di questi giorni. Per Musharraf, lo Spiegel è stato uno strumento utile per cucirsi addosso un’immagine più pulita, di uomo redento e politico ‘nuovo’, con cui promuovere la All Pakistan Muslim League, il partito da poco fondato a Londra, dove il 68enne vive dal 2008. 

Il ritorno sulla scena politica è certo, ma non sarà immediato. Secondo i media britannici servirà qualche anno ancora prima che ‘il Generale’ riesca a riacquistare i consensi necessari nel proprio Paese, e a ricostruire gli appoggi di un tempo (altrettanto importanti) tra le grandi potenze occidentali. Per ora Musharraf si accontenta dei numeri di Facebook, dove, come annunciato con entusiasmo ai media, la sua pagina ha già totalizzato più di 300 mila amicizie…

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