Karachi, 7 Luglio 2011. Continua da 36 ore l’escalation di violenze che sta travolgendo la città pakistana di Karachi. Apprendo dal quotidiano Dawn che le vittime questa mattina erano già 41, uccise nel corso di scontri tra opposte fazioni etniche, riunite (secondo il Times of India), in tre partiti politici rivali: il Pakistan People’s Party (PPP) attualmente al governo nel Paese, l’Awami National Party (ANP) e il Muttahida Quami Movement (MQM). Secondo le testimonianze riportate dai media locali, gli scontri sono iniziati martedì, quando 10 persone sono state assassinate nella cittadina di Orangi. L’escalation si è estesa ieri a Lyari, Baldia, Site e Gulshan-i-Iqbal, dove al conto delle vittime si sono aggiunte altre 19 persone, mentre nella notte e questa mattina il computo è salito a 41 uccisioni, e si tratta di numeri ancora parziali. La polizia sostiene che un uomo ha assaltato e dirottato un minibus lungo Rashid Minhas Road, uccidendo i 5 passeggeri con un colpo alla testa, 3 dei quali parenti, quindi l’assassino ha abbandonato il mezzo dileguandosi nel nulla. Questa esecuzione ha acceso la miccia, innescando nuovi scontri proseguiti fino ad oggi, con rappresaglie che stanno interessanto le diverse etnie che si contendono il potere nella turbolenta città portuale del Pakistan meridionale.   

La tensione esplosa a Karachi ha spinto il governo pakistano ad inviare alcuni battaglioni di Rangers nelle aree interessate dagli scontri, che mentre scriviamo continuano senza sosta, assumendo i toni di una vera e propria guerriglia cittadina. Al momento attuale, le autorità avrebbero tratto in arresto almeno 100 persone sospettate di essere coinvolte nelle violenze, e di conseguenza nelle uccisioni. Nel Times of India viene riportata una stima della Human Rights Commission of Pakistan, secondo la quale da gennaio ad oggi nella sola Karachi sono state uccise almeno 1.100 persone nel corso di scontri politici. Questa situazione di estrema tensione ha gettato la città, considerata la capitale economica del Pakistan, in una profonda crisi, dovuta anche ai continui scioperi indetti dalle rispettive organizzazioni. Islamabad continua a monitorare l’evoluzione della crisi con grande apprensione, visto che da Karachi proviene il 70% del gettito tributario del Paese.

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