Naxalbari, maggio 1967

New Delhi, 11 Giugno 2012. Sono trascorsi 45 anni dal maggio 1967, quando nel villaggio di Naxalbari ebbe inizio una rivolta popolare destinata a segnare il futuro dell’India, fino ai giorni nostri. I Naxalite (chiamati anche Maoisti), così come furono appellati i braccianti e i tribali che all’epoca presero le armi contro i proprietari terrieri del West Bengal, sono diventati dei veri e propri guerriglieri, armati e addestrati per colpire con precisione le forze di sicurezza indiane che tentano di arrestarne l’azione. Quello che all’epoca prese forma come una reazione allo sfruttamento sistematico della popolazione, si è trasformata in un’offensiva armata vera e propria, additata come una rivoluzione a tutto campo, in grado di destabilizzare la democrazia più popolosa al mondo.

Ripercorriamo oggi, con questo post, i principali accadimenti storici di questi decenni, cercando di mettere un pò di ordine in un tema importante, di cui si sa ancora troppo poco.

Con il termine Naxalite, Naxals o Naksalvadi (Naxaliti in italiano), si individuano gruppi di guerriglieri accomunati dall’ideologia di Mao Zedong, e per questo noti anche come Maoisti. L’origine del movimento Naxalita risale al 1967, più precisamente alle rivolte popolari iniziate nell’area di Naxalbari in West Bengal, diffuse progressivamente in gran parte dell’India Orientale. Lo sviluppo dei Naxalite è caratterizzato anche dalla successiva nascita del Communist Party of India (Marxist Lenist) (CPI (ML)) come emanazione dallo storico Communist Party of India (Marxist) (CPM).

Sebbene la culla dei Naxalite sia il West Bengal, il movimento si è progressivamente diffuso in India, raggiungendo un’estensione inimmaginabile, anche grazie a decenni di disinteresse da parte del Governo centrale indiano.

EVOLUZIONE DEL MOVIMENTO, LE TRE TENDENZE

1) L’incipit del movimento risale al 1967, quando un sottogruppo del Communist Party of India (Marxist) guidato da Charu Majumdar, Kanu Sanyal e Jangal Santhal diedero avvio ad una violenta insurrezione.

Il 18 maggio 1967, la Siliguri Kishan Sabha (Associazione dei contadini di Siliguri), presieduta da Jangal, si dichiarò pronta ad adottare la lotta armata per riappropriarsi e ridistribuire le terre agricole ai contadini e braccianti senza terra. La settimana seguente, un mezzadro fu aggredito dai mercenari del proprietario terriero locale, vicino a Naxalbari. Il 24 maggio, quando una squadra di poliziotti arrivò nell’area per arrestare i leader dei contadini, fu attaccata in una imboscata messa a segno da un manipolo di guerriglieri guidato da Jangal Santhal. Negli scontri perse la vita un ispettore di polizia, colpito da una freccia scagliata dagli aggressori. L’eco dell’attacco creò numerosi focolai di rivolta, in particolare tra i Santhal e i contadini di questa porzione di West Bengal, che presero le armi contro i proprietari terrieri.

Le leadership ideologica del movimento Naxalita è stata attribuita a Charu Majumdar, che a sua volta fu ispirato dagli insegnamenti del Grande Timoniere, Mao Zedong. Secondo Charu Majumdar, i cittadini poveri indiani, siano essi dalit, tribali o semplici contadini sfruttati, devono rovesciare il governo e le classi alte attraverso l’uso delle armi. Il pensiero di Majumdar fu riassunto negli ‘Otto documenti storici’ (Historic Eight Documents), divenuti il vangelo dei Naxalite, e trovando consensi crescenti anche nelle città, tra gli indiani istruiti e alcuni esponenti dell’elite del Paese.

Sempre nel 1967, i Naxalite organizzarono la All India Coordination Committee of Communist Revolutionaries (AICCCR), che nel 1969 avrebbe preso le distanze dal CPM, dando origine al CPI (ML).

2) Sebbene tutti i gruppi Naxalite riconducano le proprie radici al CPI (ML), sin dalle origini si è sviluppato il filone parallelo del Maoist Communist Centre (MCC), fuoriuscito dal Dakshin Desh Group. In seguito il MCC si fonderà con il People’s War Group per formare il Communist Party of India (Maoist) (CPI (Maoist)).

3) Un terzo filone ci conduce invece in Andhra Pradesh, tra i comunisti rivoluzionari dell’Andhra, solitamente appellato come Unity Centre of Communist Revolutionaries of India (Marxist Lenist) (UCCRI(ML)), e legato alla linea di Tarimala Nagi Reddy (11/02/1917 – 28/07/1976).

Negli anni Settanta il movimento fu frammentato in diverse fazioni, talvolta rivali o contrapposte per modalità operative e scopi. Nel 1980 i gruppi Naxalite attivi erano già 30. Oggi alcuni gruppi di derivazione Naxalita partecipano alle elezioni, solitamente condannate e sabotate dalle fazioni più intransigenti, svolgono attività parlamentare. E’ il caso del CP (Marxist Lenist) Liberation. Secondo i dati ufficiali, nell’ultimo ventennio più di 6000 persone hanno perso la vita negli scontri.

STORIA

Naxalbari

Nel luglio 1948, 2500 contadini dell’Andhra Tehsil (dal 1958 Andhra Pradesh) si organizzarono in comunità autonome quale parte del movimento noto come Lotta per il Telangana (Telangana Struggle). In contemporanea, i leader del Telangana Struggle espressero la volontà che la “Rivoluzione Indiana” seguisse la via cinese, dando continuità all’insurrezione popolare, e successivamente uscì la ‘Andhra Letter’ (Lettera dell’Andhra), in cui fu delineata la strategia rivoluzionaria basata sugli insegnamenti di Mao.

Nel 1964 il CPM si stacca dal Communist Party of India (CPI), scegliendo di partecipare alle elezioni in modo autonomo.

Nel 1965-66 Charu Majumdar pubblica diversi articoli incentrati sugli insegnamenti di Marx-Lenin-Mao, divenuti gli ‘Otto documenti storici’ che costituiranno la base ideologica del movimento Naxalita.

Nel 1967 il CPM partecipa alle elezioni formando una coalizione per il West Bengal assieme al Bangla Congress, nota come United Front. La partecipazione alle elezioni crea delle forti spaccature all’interno del CPM. Sono in particolare i quadri più giovani, incluso il carismatico Charu Majumdar, a puntare il dito sui leader del partito, accusandoli di aver tradito la rivoluzione. Sotto la guida di Charu Majumdar, Kanu Sanyal e Jangal Santhal, il 25 maggio inizia la rivolta di Naxalbari. Durante la rivolta il United Front perde il potere nell’area della rivolta, dove in 72 giorni di scontri perderanno la vita un ufficiale della polizia e nove tribali Santhal. L’eco della Rivolta farà il giro dell’India: il movimento Naxalita è sorto. Il 12-13 novembre si riuniscono quadri del CPM provenienti da Tamil Nadu, Kerala, Uttar Pradesh, Bihar, Karnataka, Orissa e West Bengal, dando vita al AICCR. Nel maggio 1968 il AICCR si rinomina All India Coordination Committee of Communist Revolutionaries (AICCCR), prendendo la decisione di boicottare le imminenti elezioni. Discrepanze di vedute porteranno di li a breve all’esclusione dal AICCCR del gruppo guidato da Nagi Reddy dell’Andhra.

Il 22 aprile 1969, nell’anniversario della nascita di Lenin il AICCCR da vita al CPI (ML), e Charu Majumdar viene nominato segretario del partito. In questo periodo sorgono le prime zone di guerriglia a Debragopiballavpur in West Bengal, a Musal in Bihar, a Lakhimpur Kheri in Uttar Pradesh, e la più importante a Srikakulam in Andhra Pradesh. Il 26-27 maggio, la polizia dell’Andhra Pradesh uccide sette combattenti per la rivoluzione nella zona di Srikakulam, incluso il Compagno Panchadri Krishnamurty. Il 20 ottobre nasce il Maoist Communist Centre, sotto la guida di Kanhai Chatterjee, sostenuto della Rivolta di Naxalbari, ma rimasto fuori dal CPI (ML) a causa di divergenze sulla strategia del gruppo. Nell’aprile 1970 il CPI (ML) viene bandito e diviene un’organizzazione illegale. L’11 maggio dello stesso anno a Calcutta si svolge in gran segreto il primo congresso del CPI (ML), durante il quale il Compagno Charu Majumdar è eletto segretario generale del partito. Il 1970 è segnato dall’intensificazione della lotta armata, con un aumento proporzionale del numero delle vittime. L’estrema sinistra inizia a trovare spazi sempre più ampi all’interno della società civile, e in Andhra Pradesh nasce il Viplava Rachayithala Sangam (VIRASAM), l’Associazione degli scrittori rivoluzionari, formata dai più importanti esponenti della letteratura Telugu: Sri Sri, RV Shastri, Kutumba Rao, KV Ramana Reddy, Cherabanda Faju, Varavara Rao, C Vijaylakshmi. Nel 1971, con l’approssimarsi della guerra con il Pakistan orientale, al termine della quale sorgerà il Bangladesh, il governo indiano concentra ingenti truppe in West Bengal, vicino al confine, e cerca di cogliere l’occasione per sgominare i movimenti di estrema sinistra. La sconfitta dei movimenti rivoluzionari non riesce, tuttavia nel luglio 1972 Charu Majumdar viene arrestato, e muore pochi giorni dopo durante la detenzione nelle carceri del distretto di Lal Bazar. La sua scomparsa provoca forti ripercussioni al CPI (ML), e l’autorità centrale per la prima volta si trova in difficoltà, condizione che si protrae fino al luglio 1974 quando il Comitato organizzativo centrale del CPI (ML) viene ricostituito durante il congresso segreto di Durgapur in West Bengal. Il Compagno Jauhar (Subrata Dutt) è nominato segretario generale.

Appena due anni dopo, il 26 e 27 febbraio 1976, viene indetto il secondo Congresso del CPI (ML) a Gaya, in Bihar. Nel corso della due giorni verrà stabilito di prolungare la lotta armata e di creare l’anti-Congress United Front, da opporre all’egemonia politica del Congresso indiano. Continua nel 1977 la diffusione dei movimenti di guerriglia in Andhra Pradesh e Kerala. In febbraio si svolge la Telangana Regional Conference in Andhra Pradesh, e viene stabilito di puntare sulla formazioni di nuovi quadri politici da inviare nelle giungle per diffondere la lotta armata e sostenere la rivoluzione agraria. Azione nota come ‘Go to Village Campaign’. Seguirà nei 12 mesi seguenti la formazione della Radical Youth Leage in Andhra Pradesh. Nel maggio dello stesso anno, il Centralo Organising Committee viene sciolto a causa dell’arresto di alcuni leader. Il 1980 è un anno importante, per la formazione del Peoples War Group in Andhra Pradesh, ad opera di Kondapalli Seetharamaiah (aprile), il cui scopo è il totale annichilimento delle classi nemiche. Nel 1981 il CPI (ML) fallisce nel tentativo di formare un fronte unitario tra le diverse fazioni Marxiste-Leniste operanti in India. L’unità non si coalizza dunque attorno al CPI (ML), ma viene catalizzata dalle posizioni più radicali del CPI (ML) (Liberation) e dal CPI (ML) (Peoples War Group). È il primo passo verso l’identificazione di quelli che oggigiorno sono definiti Maoisti. In seguito al crescente livello di violenza, nel 1986 il governo del Bihar mette al bando il Peoples War Group e il Maoist Communist Centre of India. Si tratta del primo passo compiuto dalle autorità del Bihar per contrastare il fronte rivoluzionario, seguito il 19 aprile da una violenta azione repressiva ad opera della polizia, con l’uccisione di una dozzina di “braccianti senza terra” ad Arwal, nel distretto di Jehanabad.

Il potere dei partiti di estrema sinistra cresce grazie al sostegno di un vasto elettorato composto da milioni di contadini poverissimi. Nel 1989 il CPI (ML) (Liberation) ottiene la sua prima vittoria parlamentare come membro del India People’s Front, coalizione di sinistra. Nel 1992 il People’s War Group viene dichiarato un movimento fuorilegge, quindi bandito dalla scena pubblica, anche in Andhra Pradesh. Nel 1993 il CPI (ML) apre al mondo musulmano, lanciando un forum chiamato ‘Inquilabi Muslim Conference’ in Bihar, e nel febbraio del 1994 viene lanciata la All India Progressive Women’s Association a New Delhi. I movimenti rivoluzionari cercano di accrescere i loro consensi e di coalizzarsi, per far fronte alle conseguenze disastrose dovute al collasso dell’Unione Sovietica (1991).

Dal 1999 aumentano progressivamente le azioni violente condotte dal PWG, rivolte in particolare agli esponenti dei governi locali, ai membri della classi alte e ai loro eserciti privati. Si innesca in questo periodo una pesante escalation di attacchi e rappresaglie tra armate rivoluzionarie e forze di sicurezza, in quasi tutti i distretti dell’India Centrale. Il 2 dicembre 2000 viene fondato il People’s Guerriglia Army (PGA), che andrà a costituire il braccio armato del PWG con cui fronteggiare l’offensiva delle Forze di Sicurezza indiane. La rapida evoluzione delle organizzazioni di guerriglia sfocia nel luglio 2001 con la creazione di un fronte Naxalita in Sud Asia, denominato Coordination Committee of Maoist Parties and Organisations of South Asia (CCOMPOSA). Si tratta della prima organizzazione rivoluzionaria internazionale, cui aderiscono anche il PWG e MCC. Nello stesso periodo il Research and Analisys Wing (RAW, i servizi segreti indiani), rendono noti i legami tra PWG e MCC, con alcune importanti organizzazioni straniere, in particolare LTTE (le Tigri Tamil dello Sri Lanka), Maoisti Nepalesi, Inter Service Intelligence (ISI, i servizi segreti pakistani). Attraverso questi canali, il RAW sospetta provengano armi, finanziamenti e addestramenti sempre più evoluti. Nello stesso periodo, i Naxalite riescono a creare un corridoio (il Corridoio Rosso), che mette in comunicazione Madhya Pradesh, Andhra Pradesh, Bihar e Uttar Pradesh, con il Nepal. Nel dicembre 2001 viene indetta in Andhra Pradesh, Orissa e Bihar la prima settimana della guerriglia, per celebrare il primo anno di vita del PGA. L’escalation di violenza del PGA cresce ancora nel 2002, ai danni di qualsiasi forma di autorità governativa, corporation ed eserciti. La risposta del governo si fa più decisa ma non ancora sufficiente a fronteggiare l’offensiva maoista, a causa del profondo divario esistente tra Forze di Sicurezza e ribelli, questi ultimi talvolta meglio armati, più introdotti nel territorio e, non da ultimo, animati da una motivazione molto più forte. Per agevolare l’azione delle truppe schierate sul territorio, il governo indiano concede loro l’immunità, fomentando in questo modo un circolo vizioso di violenze gratuite, torture, uccisioni sommarie, stupri e incarcerazioni preventive andato in breve fuori controllo, al pari delle esperienze del Kashmir e del Nordest dell’India. Nel 2004 per la prima volta viene indetto un cessate il fuoco di tre mesi tra i gruppi ribelli e le Forze di Sicurezza. Lo scopo è quello di concedere spazio alla trattativa per giungere ad una sorta di compromesso, quindi arrestare le violenze, ma tutto naufraga dopo tre giorni, a causa di un attacco contro le truppe governative attribuito agli uomini del PWG in Bihar. Dal 2005 torna a crescere l’intensità del conflitto, basato in particolare sulle azioni ‘mordi e fuggi’ attuate dal PGA, composto da combattenti reclutati in loco, motivati e abituati a spostarsi in velocità nel territorio cui appartengono. La conoscenza del contesto geografico in cui si svolge il conflitto, favorisce il successo delle strategie armate dei Maoisti, che creano una condizione di conflitto a bassa intensità, spossante e spesso insostenibile per le truppe di New Delhi. Per la prima volta nella storia, nel 2005 i Maoisti lanciano due attacchi su larga scala ai danni di postazioni governative strategiche in contesto urbano. Inizia così lo spostamento della loro strategia, dal fitto della giungla al cuore delle metropoli indiane. L’insurrezione viene registrata in 12 stati dell’Unione, compresi tra il nord, centro e sud del paese. Nel 2006 i Maoisti risultano particolarmente attivi nello stato del Chhattisgarh, situato nel cuore del Corridoio Rosso, tra Madhya Pradesh, Orissa, Jharkand e Andhra Pradesh. L’offensiva delle Forze di Sicurezza è sempre più coadiuvata dalle truppe ‘private’ delle grandi corporation che dall’ultimo decennio del XX secolo stanno allungando le mani sulle ricche risorse dell’India Centrale. Per ‘incentivare’ la caccia ai Maoisti, sono poste taglie sulla testa dei guerriglieri, sia da parte delle autorità governative locali, sia da parte delle multinazionali. L’azione congiunta del sistema delle taglie e dell’impunità, fomenta il fenomeno dei ‘fake encounters’, ovvero scontri a fuoco fasulli, inscenati da poliziotti o paramilitari corrotti (talvolta anche da liberi cittadini) ai danni di presunti guerriglieri e innocenti. Così come più volte accaduto in Kashmir, un individuo viene prelevato da un villaggio sperduto, oppure tratto momentaneamente in arresto, viene trascinato in nella giungla e ucciso a colpi di arma da fuoco. Sul cadavere vengono messi un’arma e qualche ‘segno’ identificativo, sufficienti a relegare la vittima tra i terroristi rossi, e trasformare un omicidio in uno scontro a fuoco.

Il 2006 è segnato dall’introduzione di armi sofisticate come mine anticarro ed esplosivi, usati in particolare in azioni di sabotaggio ai danni di postazioni militari o convogli delle Forze di Sicurezza. Anche miniere, uffici e proprietà delle multinazionali indiane vengono presi di mira, con aggressioni improvvise e violente, messe a segno da commando addestrati e organizzati. In questo frangente inizia a crescere il numero dei civili rimasti uccisi nel fuoco incrociato. Nel 2007 è ancora il Chhattisgarh lo stato con la più alta concentrazione di violenze, effetto anche della formazione del Salwa Judum, composto da civili ed ex Maoisti, usati dalle Forze di Sicurezza come arma contro i guerriglieri. Nello stesso anno in West Bengal i gruppi anti-SEZ (Special Economic Zones) si alleano ai Maoisti per intensificare la loro lotta contro lo sfruttamento delle terre e le rimozioni forzate degli abitanti nelle campagne. Tra il 2008 e il 2009 la morfologia del conflitto rimane inalterata, ma cresce in intensità, con Chhattisgarh e Jharkhand ancora fermamente in cima alla lista degli stati maggiormente colpiti. L’escalation è tale da non poter essere più ignorata dal Governo Centrale di New Delhi, e lo stesso premier Manmohan Singh si espone in merito ai Maoisti, affermando che l’insurrezione “non può più essere considerata una questione di ordine pubblico”. Inizia così l’ultima fase (ad oggi) del conflitto tra governo e rivoluzionari di estrema sinistra, sfociato a metà 2009 con la Operation Green Hunt (Operazione caccia verde). A seguito della messa al bando del CPI (Maoist) come organizzazione terroristica, New Delhi decide di concentrare sempre più truppe nel Corridoio Rosso, scomodando battaglioni dal Kashmir e dal Nordest, riversandoli direttamente nelle giungle a sostegno delle forze di polizia locali e dei paramilitari. Il loro numero crescente non basta però a contrastare le azioni dei guerriglieri, ormai fortemente radicati nel territorio e abili nel mettere a segno attacchi fulminei con pochi uomini, in grado di provocare ingenti danni al nemico. Il 2010 è un anno emblematico da questo punto di vista. Nel febbraio viene indetta dai Maoisti la Operation Peace Hunt, in risposta alla quasi omonima missione voluta dal governo. Nel corso di uno scontro a fuoco nell’accampamento di Silda in West Bengal, vengono uccisi 24 paramilitari. Poche settimane più tardi un nuovo, emblematico attacco viene messo a segno dai Maoisti in Chhattisgarh. Accade il 6 aprile, in una zona di foresta nel Dantewada, dove viene ideato e preparato un agguato senza precedenti nella storia dei movimenti di guerriglia in India, costato la vita a 76 soldati indiani in una battaglia durata poche ore. Si tratta del numero più alto di vittime mai registrato in un singolo attacco. Nel 2011 e 2012 il movimento Maoista continua a condurre la propria guerra, sebbene in modi e tempi diversi a seconda delle aree geografiche. Sotto il cappello del CPI (Maoist) gravitano decine di gruppi più o meno violenti, in grado di agire autonomamente e spesso totalmente indipendenti gli uni dagli altri e da qualsivoglia potere centrale. I Maoisti operano sul 40% del territorio indiano, in particolare in Jharkhand, Bihar, Andhra Pradesh, Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Maharashtra e West Bengal, per un totale di 182 distretti. Alcune deviazioni dell’offensiva anti-Maoisti promossa dai governi locali, ha portato come visto alla creazione del famigerato Salwa Jundum in Chhattisgarh, un movimento popolare (armato e sostenuto dalle Forze di Sicurezza) di opposizione, che si è macchiato di crimini efferati come uccisioni sommarie, torture, stupri e utilizzo di bambini soldato, ai danni della sua stessa gente. In Bihar invece sono state riportate le violenze del Ranvir Sena, una sorta di esercito composto da mercenari al soldo dei proprietari terrieri più ricchi, autore di crimini ai danni della popolazione più povera tacciata di essere legata ai Naxalite.

Anche l’Andhra Pradesh ha visto sorgere nell’ultimo decennio diverse organizzazioni paramilitari. Tra queste segnaliamo i Fear Vikas, Green Tigers, Nalladandu, Red Tigers, Tirumala Tigers, Palnadu Tigers, Kakatiya Cobras, Narsa Cobras, Nallamalla Nallatrachu e Kranthi Sena, spesso colpevoli di gravi crimini contro i civili e gli attivisti delle organizzazioni pacifiste.

 

 

 

 

 

4 Responses to "Naxaliti, storia della vera rivoluzione indiana."

  1. Emanuele Confortin  19 luglio 2012

    Grazie come sempre Stefano. Alla prossima.

  2. Stefano Beggiora  1 luglio 2012

    Cari amici,
    volevo segnalare, visto che si parla degli scritti della Roy, il libro uscito a marzo 2012 in Italia con il titolo “In marcia con i ribelli”, edito da Guanda (Parma) che è la traduzione dell’originale “Broken Republic”, a sua volta una raccolta di saggi che erano comparsi sulla rivista Outlook. Vedo che sta girando abbastanza, si trova in giro ed è molto recensito. Visto che è in italiano… per chi si è perso qualche puntata…
    Un caro saluto a tutti

  3. Emanuele Confortin  14 giugno 2012

    Ciao Gerardo, grazie mille per il tuo commento. Per prima cosa desidero rassicurarti sul fatto che il Bastar non è una zona particolarmente turbolenta, a differenza del vicino Dantewada. Puoi muoverti con relativa tranquillità, pur senza dimenticare che ti trovi in Chhattisgarh, ovvero il cuore del Corridoio Rosso, dove dal 2010 si registrano gli scontri più frequenti e violenti tra Naxalite e Forze di Sicurezza indiane. Inoltre, da quando è iniziata la Operation Green Hunt, è stata rafforzata in modo netto la presenza di truppe sul campo, le quali nel più tipico stile indiano sono spesso scollegate dal potere centrale e dotate di una inquietante autonomia (leggasi libero arbitrio) operativa. Stai quindi attento soprattutto a chi dovrebbe vigilare sulla tua incolumità, piuttosto che ai guerriglieri, che difficilmente incontrerai in Bastar. Non da ultimo, quando ti sposti nelle zone tribali non dimenticare di mantenere un profilo basso, di non essere invasivo e di chiedere prima di fotografare… non è un caso se i due turisti italiani rapiti dai Naxalite nei mesi scorsi, sono stati accusati dai locali di ‘safari umano’. Tu non corri ovviamente il rischio di essere preso in ostaggio, ma ripeto che la situazione non è omologata e ci sono tante criticità che si sormontano in aggiunta al ‘semplice’ conflitto tra Naxalite e Forze di Sicurezza.

    Venendo alla bibliografia, al tuo consiglio che condivido, aggiungo anche altre pubblicazioni:

    – Piero Pagliani, Naxalbari India. L’insurrezione nella futura terza potenza mondiale. 2007, Mimesis Edizioni.
    – Dasarathi Bhuyan & Amit Kumar Singh, Naxalism: Issues and Concerns. 2010, Discovery Publishing House PVT.
    – Sudeep Chakravarti, Red Sun: Travels in Naxalite Country, 2008, Penguin Viking.
    – V. N. Singh, Naxalism, A Great Menace. 2010, Prashant Publishing House.

    Vediti poi gli articoli usciti su Indika negli ultimi 3 anni, che credo siano piuttosto aggiornati. A tale proposito, ti segnalo il mio reportage dal Dantewada realizzato nel 2010, fatalità della sorte proprio quando Arundhaty Roy stava ‘camminando con i compagni’, a qualche chilometro di distanza.

    Che dire, buon viaggio e attenzione. Mandaci qualche aggiornamento in corsa.

    Emanuele

  4. gerardo  11 giugno 2012

    Eccellente panoramica sulla storia travagliata del movimento dei Naxliti nel subcontinente indiano ! Suggerisco di integrarlo con la lettura del libro di Arundati Roy ” Walking with the comrades” una diretta esperienza , realizzatasi nel 2010 , della famosa scrittrice e paladina dei diritti delle fasce di popolazione ai margini del miracolo indiano . Un viaggio avventuroso nelle foreste del Chhattisgarh assieme ai ribelli maoisti di cui racconta la dura e sanguinosa quotidianità temperata da un forte senso di appartenenza alla ” parte giusta ” della (chiamiamola con il suo nome ) guerra civile che li contrappone allo stato indiano . Il report è svolto in chiave realistica e nel contempo amara di gente in bilico tra utopia e disperazione ma pur sempre vitale ( i militanti partecipano alla vita dei villaggi delle aree controllate aiutando gli abitanti nei raccolti , ma altrettando inflessibili nella punizione delle delazioni ) . Insomma caro Emanuele quest’anno con Lidia (siamo una elderly couple) includeremmo anche il Balstar ( niente maoisti però , ci limiteremmo a qualche villaggio Adivasi dove come ogni anno distribuiremmo vestitini per bambini che ci portiamo dall’Italia !) Secondo Te noi over 60 innamorati dell’India non rischiamo troppo nel Bastar ? (ci aspettano 4 nipoti a casa !)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.