Peshawar/Kabult 15 Novembre 2013. Dopo la nomina del Mullah Fazlullah a capo del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP, i Taliban pachistani), nei giorni scorsi è stata svelata l’identità del nuovo capo operativo del potente gruppo terroristico operante a ridosso della Linea Durand. Si tratta di Khalid Haqqani, ideologo e comandante militare proveniente dal distretto di Swabi, situato a nord del tratto di Grand Trunk Road che unisce Islamabad a Peshwar. Dopo essersi formato nella nota madrasa Darul Uloom Haqqania ad Akora Khattak, nel distretto di Nowshera, Khalid Haqqani ha intrapreso la lotta armata entrando a far parte dell’universo del TTP, stringendo forti legami con Hakimullah Mehsud, il leader talebano ucciso lo scorso primo novembre da un drone americano, nel Nord Waziristan. Ora spetta ad Haqqani prendere il testimone di Mehsud, assieme Fazlullah che si sta trattenendo nel vicino Afghanistan per sottrarsi all’insidia dei bombardieri droni, gli aerei senza pilota usati spesso in modo indiscriminato da Washington per eliminare nemici veri e presunti (tra i quali molti innocenti) nelle zone tribali pachistane lungo la Linea Durand.

Noto per il suo rigore e per la scarsa propensione al compromesso, Khalid Haqqani ad ottobre 2013 è stato promotore di una Fatwa (decreto islamico) emessa dalla Shura Ulema Mujahideen contro i media pachistani, accusandoli di essere servi al soldo degli imperialisti. Nell’editto di 20 pagine, la Fatwa presenta la propria interpretazione del Corano, secondo la quale durante la guerra, chiunque indugi nella propaganda o nella diffusione di informazioni false meriti la morte.

La nuova leadership del TTP composta da Haqqani e Fazlullah darà di certo un carattere ancor più intransigente all’organizzazione terroristica pachistana, segnando un netto stacco rispetto al comando relativamente ‘moderato’ di Mehsud. Il defunto leader del TTP infatti, aveva recentemente accettato di avviare una trattativa per la distensione dei rapporti con il governo pachistano, cercando di arrivare ad un alleggerimento del conflitto interno che dall’inizio della guerra in Afghanistan e dalla successiva offensiva anti-Taliban nel Pakistan settentrionale, ha provocato decine di migliaia di vittime, in gran parte innocenti. Omicidi mirati, attentati terroristici, scontri a fuoco, bombardamenti e violenze indiscriminate sono proseguiti con drammatica puntualità fino ad oggi, arrivando ad un livello ormai insostenibile per un Paese pesantemente indebolito dalla crisi economica, con uno dei tessi di povertà più alti al mondo. Il processo di pace con il TTP rappresentava un’occasione per lenire le tensioni interne in Pakistan, ma a poche ore dall’incontro con i delegati del governo, Mehsud è stato freddato da un drone americano, troncando sul nascere ogni speranza di dialogo. La risposta del TTP è stata immediata, e tutt’altro che conciliante, come dimostra la nomina dei due nuovi leader, considerati irriducibili sostenitori della Jihad.

 

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