New Delhi, 3 Gennaio 2016. Continuano gli scontri all’interno della base aerea indiana di Pathankot, iniziati ieri mattina prima dell’alba ad opera di combattenti di

Pathankot: An armored vehicle moves near the Indian Air Force base that was attacked by militants in Pathankot, Punjab on Saturday. PTI Photo  (PTI1_2_2016_000051B)
Pathankot: An armored vehicle moves near the Indian Air Force base that was attacked by militants in Pathankot, Punjab on Saturday. PTI Photo (PTI1_2_2016_000051B)

presunta provenienza pachistana. La caccia all’uomo ingaggiata dall’esercito di New Delhi punta a trovare altri militanti presumibilmente annidati all’interno della zona residenziale annessa alla base, abitata dai soldati e dalle loro famiglie. E’ evidente come l’attacco punti a sabotare la ripresa del processo di distensione dei rapporti tra India e Pakistan in fase di ripresa dopo anni di relazioni critiche. Di certo non è un caso se l’azione di guerriglia ha avuto luogo una settimana dopo la visita a sorpresa che il premier indiano Narendra Modi ha fatto il giorno di Natale alla controparte pachistana Nawaz Sharif, seguita ad un incontro fuori programma avvenuto a Parigi durante la conferenza sul clima. Si è trattato di un evento straordinario visto il costante livello di tensione esistente lungo la LoC (Line of Control), il delicato confine che separa le due potenze nucleari, avvenuto dieci anni dopo l’ultima visita di un premier indiano in Pakistan.

Tornando all’attacco , secondo le informazioni diffuse dal ministero della Difesa indiano, un gruppo di uomini armati di presunta provenienza pachistana ha fatto irruzione nella notte tra l’1 e il 2 gennaio all’interno della base dell’Indian Air Force situata di Pathankot, in Punjab, 430 km a nord di Delhi. Il commando dotato di armi automatiche sembra sia riuscito a penetrare nell’area residenziale annessa al presidio militare, facilitati dalle uniformi dell’esercito indiano indossate per confondere i controlli. Non appena sono stati intercettati dai soldati indiani ha avuto inizio uno scontro a fuoco durato tre ore. Durante la sparatoria, l’esercito indiano è ricorso anche all’utilizzo di un elicottero militare. Cinque combattenti hanno perso la vita, al pari di nove indiani incluso un ufficiale, ma il bilancio non è ancora definitivo e la caccia all’uomo continua senza sosta.

Lo scopo dell’aggressione è evidentemente quello di affondare la ripresa del dialogo tra New Delhi e Islamabad, pesantemente minato da 65 anni di ostilità ininterrotta sfociata in 3 conflitti, e ulteriormente aggravata dagli attentati da parte di militanti pachistani, intensificati dall’inizio del nuovo millennio. Il nodo della questione rimane la contesa del Kashmir, territorio di grande rilevanza strategica, ricco di risorse idriche e non da ultimo baluardo per i nazionalisti di entrambe le nazioni, considerato incedibile sia a New Delhi che a Islamabad. A partire dal 1989 la contesa per il Kashmir ha attraversato un’escalation di violenze che ad oggi conta 68.000 vittime, inclusi molti civili. Non da ultimo, la tensione costante in Kashmir e lungo la LoC è costantemente alimentata dall’iper-militarizzazione del territorio, soprattutto sul fronte indiano, e dal libero arbitrio concesso da New Delhi ai militari di stanza nell’area, autori di soprusi e violenze ai danni della popolazione kashmira a maggioranza musulmana. A questo link un nostro reportage sul Kashmir, mentre qui una serie di pubblicazioni per approfondire la problematica.

Nel momento in cui Modi è atterrato a Lahore, qualcosa del genere doveva accadere“, ha commentato Michael Kugelman (fonte The Guardian), esperto di Sud Asia al Wilson Center di Washington. “A questo punto c’è abbastanza buona volontà nelle relazioni indo-pachistane da resistere a questo attacco. I sabotatori non vinceranno questa volta“.

Così finalmente sei venuto“, avrebbe detto Sharif a Modi dopo averlo ricevuto con un abbraccio al suo arrivo all’aeroporto di Lahore. “Si, assolutamente. Sono qui” ha replicato il premier indiano, leader del BJP (Bharatyia Janata Party) la destra nazionalista hindu giunta al potere al termine di un doppio mandato di Manmohan Singh del Congress Party. Stando alla ricostruzione del segretario agli Esteri pachistano Aizaz Chaudhry, sembra che Modi abbia chiamato Sharif la mattina stessa per augurargli buon compleanno e per chiedere il permesso di fermarsi in visita lungo il rientro da Kabul. Richiesta accolta con favore dal 66enne Sharif, che ha invitato la controparte a casa propria per un te. Si è trattato della prima visita in Pakistan da parte di un primo ministro indiano dall’epoca degli attentati di Mumbai del 2008, quando un commando di militanti del LeT (Lashkar-e-Toiba, gruppo terroristico pachistano in lotta per la liberazione del Kashmir dalla “occupazione” indiana) assaltò alcuni dei più importanti hotel e luoghi pubblici della City, uccidendo 166 persone. Un precedente incontro di alto livello tra i due paesi era stato cancellato ad agosto dopo una serie di sconfinamenti lungo la LoC, palesemente orditi per ostacolare la ripresa del dialogo e del processo di distensione dei rapporti.

A seguito dell’attacco di ieri a Pathankot i servizi di sicurezza indiani hanno predisposto lo stato di allerta nei siti sensibili del paese, in particolare New Delhi e Mumbai.

 

2 Responses to "Base aerea indiana sotto attacco. Nel mirino dialogo India-Pakistan"

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