Pubblichiamo oggi un’anticipazione sul Jaipur Literature Festival scritta per Indika da Gianni Dubbini, della Facoltà di Lingue e Civiltà Orientali di Cà Foscari, il quale nei prossimi mesi coprirà la prestigiosa kermesse culturale indiana. Un ringraziamento a Dubbini, e benvenuto nel mondo di Indika.

Jaipur, 3 Ottobre 2014. Mancano quattro mesi all’apertura dell’ottava edizione dello “ZEE Jaipur Literature Festival” (JLF), il principale evento letterario indiano, ma l’interesse a livello internazionale è già alto. L’apertura del sipario è JLFprevista a gennaio, ma i rumors e l’attenzione su quella che agli albori si autoproclamava “la più importante kermesse letteraria della regione Asia-Pacifico”, sembrano sancire il pesante merito di essere ormai diventato “il festival letterario più grande del mondo”. Sicuramente è il più vivace, e con la prossima edizione che vedrà sul palco ben 77 autori di rilievo internazionale, di certo non deluderà le aspettative di pubblico, media e critici pronti a seguire le presentazioni che si svolgeranno dal 21 al 25 gennaio 2015. Il festival sarà un ciclone di eventi letterari di primissimo piano, di performance musicali ed eventi mondani del jet set della letteratura. C’è da aspettarsi una folla “da record” di appassionati del libro e della cultura letteraria più raffinata, un pubblico di lettori indiani e internazionali, che secondo le previsioni supererà addirittura i 200.000 visitatori della precedente edizione 2014. A richiamare le folle fa da complice la completa gratuità dell’evento che, previa registrazione obbligatoria sul sito del festival, non chiede neanche una rupia agli spettatori per parteciparvi. Il risultato è che nei giorni del festival la città principale del Rajasthan fa il tutto esaurito di alberghi, locali, ristoranti e air bnb con record d’incassi: una manifestazione ormai importante per l’economia locale che porta lauti incassi a molti tramite la cultura.

E quanto a spettatori, se i Rolling Stones nel concerto di Hyde Park a Londra nel 2013 ne hanno avuti circa 70.000, JLF, ne avrà ben più del doppio, il che ha abbastanza dell’incredibile per un festival di letteratura. Ma l’Asia di oggi, si sa, rispetto alla vecchia Europa quanto a numeri è di certo vincente. E se un altro evento letterario come l”‘Hay Literary Festival” del Regno Unito è stato definito ormai anni or sono dal presidente americano Clinton “la Woodstock della letteratura”, il festival di Jaipur è oggi a pieno titolo un eccentrico “Goa Full Moon Party” della cultura letteraria dell’Asia Meridionale, ed ha per tema niente meno che la complessità multiculturale del Subcontinente Indiano inteso nella sua accezione più ampia e internazionale.

Dai timidi inizi del 2006, il JLF ha avuto un esaltante e caleidoscopico crescendo, quasi seguendo il ritmo della crescita geopolitica ed economica dell’India, la ‘tigre asiatica’ di questi ultimi anni. L’artifex creativo e il nome al quale il JLF è indissolubilmente legato e deve indubbiamente il suo successo, è lo scrittore e giornalista scozzese William Dalrymple, più volte definito “l’intellettuale britannico più celebre e amato dell’India”.

Residente a New Delhi dal lontano 1989, Dalrymple oggi vive per la maggior parte dell’anno nella sua fattoria di Merahuli, poco fuori dal caos della capitale indiana, (nei mesi estivi torna nella nativa Gran Bretagna) con la moglie, l’artista Olivia Fraser, all’ombra dell’imponente minareto islamico del sito archeologico medievale Qutb Minar. E da ormai sette edizioni del festival che l’instancabile Dalrymple decide ogni anno i programmi del festival e ne organizza ogni dettaglio con i collaboratori.

Co-direttore del festival, assieme alla scrittrice indiana Namita Gokhale, Dalrymple è autore di titoli pluripremiati dai più importanti awards letterari a livello mondiale, tra cui il Wolfson History Prize, il Thomas Cook Prize, nonchè finalista nel 2013 per il Samuel Johnson Prize for Non-Fiction; (tra gli ultimi libri pubblicati in italiano Nove Vite, Adelphi 2011; L’Assedio di Delhi, Rizzoli 2007; Dalla Montagna Sacra, Rizzoli 2002; l’ultimo titolo in lingua inglese, una frontlawnstoria della catastrofe della Prima Guerra Anglo-Afghana (1839-42), Return of a King: the Battle for Afghanistan, Bloomsbury, 2013, ci auguriamo che esca prossimamente in italiano per Adelphi). Da uno scrittore, storico e giornalista di qualità non può che risultare, un festival di qualità ormai indiscussa, e punto di  riferimento obbligatorio per i lettori appassionati dei temi che riguardano l’Asia Meridionale e la letteratura di quella regione (e non solo) in tutte le sue forme, dalla poesia alla saggistica. Ma come ricorda lo scrittore scozzese, gli inizi di quello che è oggi il festival di letteratura più grande del mondo non furono rosei. Alla prima edizione del festival nel 2006 in una piazza di Jaipur, ricorda scherzosamente l’autore in un’intervista: “ci saranno stati in tutto 100 spettatori, inclusi alcuni turisti che si erano evidentemente persi”, ma le cose oggi sono molto ma molto cambiate e certamente in positivo.

Se gli inizi sono stati timidi, il presente è frenetico. Il prossimo gennaio a Jaipur, la ‘città rosa’ del Rajasthan, all’interno dello scenario maestoso e raffinato del Diggi Palace, seicentesco haveli reale, convertito in heritage hotel, che rimanda il pubblico agli splendori delle corti dei principi Rajput, sono attesi i grandi del gotha della scena letteraria mondiale assieme a una folla con cifre da capogiro.

Il JLF ospiterà il prossimo gennaio nientemeno che il Premio Nobel, Sir V. S. Naipaul, mostro sacro della letteratura post-coloniale, considerato il più grande autore vivente di lingua inglese. Nato nell’isola caraibica di Trinidad ma di origine indiana, e cittadino naturalizzato britannico, Naipaul è un autore fondamentale del ‘900, famoso anche per le posizioni personali e per le vicende biografiche controverse. Scrittore versatile ed estremamente prolifico, che si è cimentato anche nel travelogue, ilresoconto di viaggio, Naipaul si è imposto nel genere con Fedeli a Oltranza, (Adelphi 2001) un coraggioso reportage tra Indonesia, Iran e Pakistan e Malesia, sul diffondersi del fondamentalismo islamico internazionale negli anni novanta, anni cruciali d’incubazione del fenomeno. Il libro risulta, alla luce dei sanguinosi eventi del Medio Oriente di oggi, una lettura fondamentale. Come ci si può aspettare saranno importanti, e si prevede conoscendo il personaggio, controverse, le dichiarazioni dell’autore al Festival, se interrogato sulle questioni contemporanee.

Altro ospite d’onore sarà lo scrittore americano Paul Theroux, autore di classici della letteratura di viaggio contemporanea come Bazar Express: in treno attraverso l’Asia (Mondadori 1982), un epico viaggio in vagone per l’Eurasia, che fa riflettere sull’apparente ma non provata stagione della decadenza della letteratura di viaggio, resa secondo alcuni sterile dall’industria del turismo globale. Theroux ci insegna invece in maniera esemplare che anche oggi si può produrre anche nell’era di Tripadvisor, Skyscanner, Skype e Airbnb, senza cedere agli agi della globalizzazione ma cavalcandola, della grande letteratura di viaggio.

Tanti saranno gli autori ed altrettanti i temi trattati. Nell’ultimo comunicato stampa del festival, Dalrymple, più che mai sornione, ci tiene a sottolineare che quella del 2015 sarà “l’edizione migliore in assoluto della storia del festival” per varietà e ricchezza tematiche. Gli argomenti cardine del prossimo festival saranno, “il crollo e del collasso del Medio Oriente di oggi, e della regione dell’Asia Centrale, con particolare focus su Afghanistan e Pakistan; si tratterà inoltre di spie, di fiction storiche, di sessualità alternative, di scrittura del genere memoir, di cricket, e inoltre si parlerà di politica, di attualità, di pirati, di storia naturale, e del ciclo naturale dell’umile ape del miele!”. “Non vedo l’ora d’iniziare – sembra già che sarà la nostra migliore edizione”, rivela alla stampa con entusiasmo lo scrittore scozzese.

Per quanto riguarda il tema geopolitico del “Nuovo Grande Gioco” in Asia Centrale, due nomi emergono tra la lista degli invitati, e sono, il giornalista pakistano Ahmed Rashid, grande esperto delle controversie politiche di Pakistan e Afghanistan e autore dell’acclamato e rivelatore bestseller, Talebani: Islam, petrolio e il grande scontro in Asia Centrale, (Feltrinelli 2002) e del più recente Pericolo Pakistan, (Feltrinelli 2013), e il giornalista anglo-americano Peter Bergen autorità su Al-Qaeda e le guerre post-11 settembre, e autore di titoli importanti ancora non pubblicati in italiano come Holy War, Inc. Inside the secret world of Osama Bin Laden (2002) e Manhunt : The Ten-Year Search for Bin Laden from 9/11 to Abbottabad (2012).

Da tutte queste premesse ci si aspetta un’edizione straordinaria di grande spessore, complessa varietà tematica e impatto culturale.

Come ha dichiarato recentemente Namita Gokhale nel comunicato stampa dell’edizione 2015, il JLF “è diventato oggi una delle meraviglie del mondo pensante, una piattaforma a favore della creatività collettiva e della comprensione individuale che pone l’enfasi sulle prospettive culturali sia a livello globale sia a livello locale per cercare di dare un senso ai nostri tempi che cambiano”. Sottolinea la scrittrice che, “l’edizione 2015 del festival continuerà, come del resto ha sempre fatto, a promuovere libri, idee e dialoghi e a promuovere la varietà e la diversità della letteratura dell’Asia del Sud assieme all’eccellenza dell’attuale letteratura a livello internazionale. E a dare un libero sfogo ai sogni, sfide e immaginazione.

One Response to "JAIPUR LITERATURE FESTIVAL 2015: anteprima sulla “Woodstock della letteratura mondiale”. Di Gianni Dubbini."

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