A conclusione del Jaipur Literature Festival 2015, Indika è felice di poter ospitare un’intervista esclusiva con William Dalrymple, autore di celebri romanzi e Direttore del festival letterario tenutosi a Jaipur dal 21 al 25 gennaio. Gianni Dubbini, dottorando in Storia delle Arti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha curato l’intervista per i lettori di Indika. Di Dubbini è anche l’articolo uscito a ottobre 2014, un’anticipazione accurata sul principale evento letterario indiano. Si legga JAIPUR LITERATURE FESTIVAL 2015: ANTEPRIMA SULLA “WOODSTOCK DELLA LETTERATURA MONDIALE”. 

 

JAIPUR LITERATURE FESTIVAL 2015: INTERVISTA A WILLIAM DALRYMPLE 

di Gianni Dubbini
(MA SOAS – Phd in Storia delle Arti – Università Ca’ Foscari di Venezia)

William Dalrymple. Foto The Hindu.
William Dalrymple. Foto The Hindu.

Direttore del festival di Jaipur, lo scozzese William Dalrymple è autore di titoli pluripremiati dai più importanti awards letterari a livello mondiale, tra cui il Wolfson History Prize, il Thomas Cook Prize, nonché finalista nel 2013 per il Samuel Johnson Prize for Non-Fiction. Giornalista di fama internazionale, scrive per The Guardian, Financial Times, The New York Reviews of Books, New Statesman. E’ considerato il più importante esponente vivente della letteratura di viaggio anglosassone, una tradizione che va da Robert Byron a Evelyn Waugh e Peter Fleming fino a Bruce Chatwin e molti altri.

Tra gli ultimi titoli pubblicati in italiano: Nove Vite, (Adelphi 2011); un racconto di viaggio nel Subcontinente indiano alla ricerca dei moderni cambiamenti dell’India attraverso le vite di nove personaggi emblematici: monaci guerrieri, guardiani dei templi, cantori di storie epiche e religiosi jaina, ed altri. L’Assedio di Delhi, (Rizzoli 2007), è una storia degli ultimi giorni dell’impero Moghul e del ‘Mutiny’ del 1857 che sancì il dominio coloniale britannico sull’India. Dalla Montagna Sacra, (Rizzoli 2002), è un viaggio nel Medio Oriente in guerra, dal Monte Athos all’Egitto, seguendo le tracce di un monaco bizantino del IV secolo d.C.
L’ultimo titolo in lingua inglese, che deve ancora uscire in italiano, è la storia definitiva della catastrofe della prima guerra Anglo-Afghana (1839-42), e s’intitola, Return of a King: the Battle for Afghanistan (Bloomsbury 2013).

Dalrymple rivela per i lettori di INDIKA le sue personali osservazioni su questa edizione 2015 del Festival letterario di Jaipur, con delle anteprime sui suoi futuri progetti.

G. D: Ciao William come stai? Ti ringrazio per quest’intervista. Ora che il festival è finito [il 25 gennaio era l’ultima sessione dei cinque giorni del Jaipur Literature Festival 2015] finalmente ti puoi riposare un po’ dalle fatiche di queste intense giornate di bagni di folla e di organizzazione dell’evento…

W. D: Esausto ma soddisfatto. Tutto bene grazie. E’ un piacere.
Sì oggi finalmente riposo! Ho trascorso con la famiglia una meravigliosa giornata in un antico palazzo fuori Jaipur, per gran parte del tempo immerso in una Jacuzzi all’aperto. Dopo di che abbiamo fatto una lunga camminata e siamo andati a visitare il tempio delle scimmie di Jaipur. Una giornata di vero relax in tutti i sensi.

G. D: In questi giorni sulle pagine culturali dei più importanti giornali di tutto il mondo si è registrato un susseguirsi di critiche positive riguardo al JLF, con alcune critiche negative abbastanza isolate. Un successo davvero notevole per quest’edizione 2015, cosa ne dici?

W. D: Il festival di quest’anno è stato sicuramente un successo e ha visto la presenza di scrittori e personaggi di altissimo profilo internazionale del calibro del premio Nobel VS Naipaul, Paul Theroux, Hanif Kureishi e l’ex presidente indiano A. P. J Abdul Kalam. Gli invitati erano più di 200! Solo riguardo a due episodi isolati non è stato più di tanto un successo, ma non sto ora a discuterne. Un giorno in una delle prossime edizioni forse non ci saranno più intoppi. Senza dubbio quest’edizione è andata molto bene. Jaipur è davvero una location perfetta per un festival letterario, è ben collegata sia a livello nazionale sia internazionale, è facile da raggiungere da Delhi. E’una città fantastica, carica di charme, di storia e con una tradizione culturale propria, quella del Rajasthan, di musica e di letteratura locale, con gruppi che in questi giorni hanno avuto modo di esibirsi dal vivo.

Proprio mentre faccio la domanda seguente cade la linea che viene ripristinata qualche minuto dopo.

G. D: Scusa William ma è una conversazione telefonica intercontinentale Venezia-India, purtroppo c’è qualche interruzione di linea, speriamo di riuscire a continuare..

W. D: Al momento non sono neanche a Delhi [luogo dove lo scrittore vive e lavora da vent’ anni] a casa, dove di solito le linee funzionano meglio, sono in macchina nel mezzo della piana desertica del Rajasthan e cerco di ritornare a Jaipur città!

G. D: Riesci a parlare?

W. D: Sì sì tutto ok, no problem, continuiamo!

G. D: In questi giorni una famosa giornalista inglese [Bettany Hughes della BBC] ha definito il festival “un evento caratterizzato dallo scambio continuo delle idee e che in quanto tale sarebbe piaciuto molto al filosofo greco Socrate e all’accademia socratica di Atene”, cosa ne pensi a riguardo?

W. D: Sì mi piace come definizione, è un gran bell’elogio, ma se all’accademia socratica di Atene c’erano al massimo qualche decina di persone in questi cinque giorni ce ne sono state svariate decine di migliaia [80.000 sono stati gli spettatori di quest’edizione 2015 secondo le stime dell’Economist].

G. D: Oggi, e in particolare con quest’edizione 2015, il Festival Letterario di Jaipur, si è imposto come il baluardo dell’India progressista, dell’India aperta alle nuove idee. Vari temi, tra i quali la sessualità e la libertà di espressione e la diffusione delle libere idee, nel senso che sarebbe piaciuto a Voltaire, sono stati affrontati durante il festival…

W. D: Viviamo oggi in India in un’epoca molto conservatrice, sono tempi difficili, bisogna stare attenti. Abbiamo imparato che si può discutere di qualsiasi tema si voglia fintanto che dal programma tu lo faccia sembrare come qualcosa d’innocente e non di incandescente. Mi spiego meglio. Se si sceglie in maniera esplicita fin dal programma di discutere dell’Islam politico, tutte le sessioni del festival verrebbero esaminate con attenzione dai clerici e dai mullah. Se invece si sceglie di parlare del fondamentalismo hindu, il BJP [il Bharatiya Janata Party, è il partito nazionalista hindu dell’India famoso per le posizioni conservatrici, marcatamente di destra che in passato sfociarono in episodi di efferata violenza settaria] sicuramente ti starebbe addosso sui contenuti. E’ per questo che bisogna programmare le sessioni del festival con estrema cura e cautela. Certamente qui non si possono dire le stesse cose che si vorrebbero dire in un festival, per esempio a Venezia. Jaipur di per sè, nella sua collocazione geografico-politica e culturale, è nel mezzo di queste vicende, ed è di conseguenza un luogo vulnerabile. C’è sicuramente un lato B della questione più complesso, che va oltre la bellissima location del festival e la sua atmosfera. Bisogna solamente fare attenzione a non commettere errori inutili; con una giusta attitudine e le giuste scelte, certi temi possono ugualmente essere affrontati.

G. D: Ora che il festival è finito potresti rivelare quali siano state per te a livello personale le occasioni più emozionanti di questo festival?

W. D: Senza dubbio l’incontro con Naipaul. E’ stato davvero emozionante.

G. D: Quindi la reunion, dopo molti anni, tra Sir Naipaul e Paul Theroux, dopo un litigio a sfondo privato tra i due autori, maestro e allievo, che ha visto i due finalmente far pace durante il festival?

 W. D: Sì l’incontro tra i due è stata davvero toccante. Naipaul era molto emozionato durante la celebrazione dei cinquant’anni del suo primo libro, A House for Mr. Biswas (1961), e la lettura di alcuni brani dell’opera è stata fatta da Theroux in persona in segno di amicizia e riconciliazione. Quasi certamente Sir Naipaul non sarà più in giro dopo quest’occasione, ed è facile che questa sia stata la sua ultima apparizione in pubblico. E’ stato davvero qualcosa di speciale averlo ospite al festival.

G. D: In qualità di organizzatore del Jaipur Literature Festival come ti gestisci la giornata, durante i faticosi giorni dell’evento, fin dalla mattina appena sveglio?

W. D: Dunque, mi sveglio verso le sette e mezza e guardo subito le e-mail, perchè normalmente qualcosa va storto e se sei l’organizzatore devi rimediare. Quindi la prima ora o mezz’ora, della giornata la passo davanti al computer o al blackberry, sulle e-mail. Poi il resto della mattina lo passo aggiustando e coordinando l’organizzazione degli speakers e degli eventi, ed eventuali contrattempi; un giorno per esempio ha piovuto e si è dovuto provvedere in fretta alla questione. Poi tocca spesso a me moderare gli incontri con gli autori, di solito mi spettano da moderare in tutto il festival dieci sessioni di autori stranieri, e quando non modero, ascolto le sessioni che ho organizzato. E di solito vado avanti e indietro di fretta alle varie sessioni, a volte anche tre alla volta, seguendo magari mezz’ora ciascuna. Sono giornate parecchio movimentate, insomma.

G. D: Quale conferenza, talk o presentazione di un libro ti è piaciuta personalmente di più, considerando i tuoi interessi letterari personali e il tuo lavoro?

W. D: Allora, c’è solo una ristretta e qualificata cerchia di autori che sa parlare in piedi al pubblico, senza appunti, per un periodo di tempo indeterminato, raccontando le loro storie. E loro sono sempre i migliori. Il migliore è chiunque possa parlare fluentemente catturando l’attenzione per almeno trenta-quaranta minuti. C’era però un autore in particolare, una giovane storica, che si è particolarmente distinta; si chiama Jesse Childs, e ha parlato di terrorismo religoso fra cattolici e protestanti nell’Inghilterra elisabettiana [è l’autrice del libro God’s Traitors: terror and faith in Elizabethan England, Oxford University Press, 2014], ma non ha suscitato un grande interesse nel pubblico di Jaipur. La sessione di Jerry Brotton su William Shakespeare e il mondo islamico è stata anche molto interessante, e si è parlato anche di Otello a Venezia, così come l’intervento di Peter Frankopan di Oxford sulle Crociate è stato appassionante. 

Ma il migliore è stato sicuramente Naipaul, è stato molto toccante vederlo in sedia a rotelle, così vecchio, parlare in maniera brillante della sua vita, davvero commovente.

G. D: Bene William, siamo arrivati all’ultima domanda che vorrei farti. Ci puoi parlare dei tuoi futuri progetti letterari? Il tuo ultimo libro sull’Afghanistan, Return of a King: the battle for Afghanistan (Bloomsbury 2013) purtroppo non è ancora uscito in Italia, ma so che sei già al lavoro su un altro progetto che sarà una storia della Compagnia Inglese delle Indie Orientali tra 1700 e 1800, nel momento cruciale della sua espansione politico-territoriale coloniale nel Subcontinente Indiano. Ce ne puoi parlare?

W. D: Return of a King, verrà quasi sicuramente pubblicato da voi in Italia quest’anno. Attualmente sto lavorando a due progetti. Il primo vuole essere viaggio attraverso l’arte e la storia dell’India, una sorta di viaggio culturale attraverso il Subcontinente.
L’altro progetto al quale sto lavorando invece s’intitolerà “The Anarchy: India between empires 1739-1803”. Portare a compimento questo libro è qualcosa di veramente appassionante. Siamo di solito abituati a pensare che la conquista inglese dell’India avvenne, fin dagli inizi, per mano del governo britannico. Invece avvenne in maniera diversa. La conquista politico-militare dei territori del Subcontinente è avvenuta per mano di un’aggressiva compagnia privata multinazionale, la Compagnia delle Indie Orientali (la East India Company). Fu la prima compagnia multinazionale dotata di un suo moderno esercito personale. Non è facile da spiegare, è qualcosa senza precedenti nella storia, difficile da paragonare. E’ un po’ come se Microsoft o Google andassero oggi alla conquista di un continente con un loro esercito privato, finanziato da azionisti privati; sembra assurdo ma così avvenne di fatto nel contesto storico dell’epoca.

G. D: Tutto questo avvenne nel contesto di uno scontro geopolitico globale fra gli imperi europei, l’Impero Francese, e quello Britannico che vide protagonisti il conte Dupleix, Lord Clive ed episodi come la conquista di Pondicherry e via dicendo.

W. D: Esattamente, oltre alla sconfitta di Tippu Sultan, l’ultimo baluardo di resistenza anti-inglese nel sud dell’India, Lord Wellesley, futuro Duca di Wellington e la caduta di Seringapatan del 1799 e così via dicendo.

G. D: Benissimo, siamo giunti alla conclusione. Grazie mille William per la tua disponibilità e per questa chiacchierata, buon rientro a Jaipur e a Delhi. Arrivederci.

W. D: Di nulla, devo scappare ora, buona giornata, goodbye!

William Dalrymple. Fonte Twitter.com
William Dalrymple. Fonte Twitter.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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