In occasione dell’ultima edizione del festival internazionale di letteratura Incroci di Civiltà (3-4 Aprile 2020) organizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, uno degli appuntamenti più attesi è stata l’intervista al noto scrittore e storico britannico William Dalrymple. Se quest’anno Incroci si è svolto interamente online, giocoforza il distanziamento sociale imposto dal Covid-19, gli ospiti non si sono però fatti cogliere impreparati, riuscendo a intrattenere gli spettatori collegati da casa con degli appuntamenti in collegamento virtuale in formato “première”, rimasti fruibili al pubblico su YouTube.

Uno degli ospiti di questa edizione è stato proprio l’autore scozzese, conosciuto e apprezzato anche dal pubblico italiano, intervistato da Gianni Dubbini. William Dalrymple è considerato tra i più importanti esponenti in vita della letteratura di viaggio anglosassone, anche se nella sua lunga carriera ha prodotto importanti opere storiche di non-fiction sull’Asia meridionale, soprattutto sull’espansione dell’East India Company in India e in Asia centrale, tra Settecento e Ottocento. Sono diversi i titoli di Dalrymple tradotti in italiano. “L’assedio di Delhi. 1857. Lo scontro finale fra l’ultima dinastia Moghul e l’impero britannico” (Rizzoli 2007), una storia degli ultimi giorni dell’impero Moghul e del Mutiny (Ammutinamento) del 1857 che sancì il dominio coloniale britannico sull’India. In Italia è pubblicato anche “Il Ritorno di un re: la battaglia per l’Afghanistan” (Milano, Adelphi 2015) una storia della catastrofe della prima guerra anglo-afghana (1839-42) con rimandi suggestivi alla situazione attuale del paese.

Dalrymple risiede in India da più di vent’anni. Vive con la moglie, la miniaturista Olivia Fraser, e i figli in una fattoria nei pressi di Mehrauli, sobborgo meridionale della capitale New Delhi, all’ombra dell’imponente minareto Qutb Minar.

Nel 2019 ha pubblicato per la casa editrice inglese Bloomsbury il suo ultimo lavoro “The Anarchy: the Relentless Rise of the East India Company”. Anche questo titolo verrà distribuito in Italia per Adelphi. Si tratta di un’avvincente (e meticolosamente ricercata) storia della conquista dell’India da parte della East India Company e del crollo dell’impero più potente del tempo: quello dei Moghul. Una caduta che avrebbe favorito l’ascesa di una compagnia privata multinazionale straordinariamente rapace come la EIC. Questa si sarebbe imposta in India, attraverso la conquista del Bengala, come un vero e proprio stato, conquistando enormi ricchezze e territori, fino alla conquista di Delhi da parte di Lord Lake nel 1803. Questo progetto sui pericoli e sui precedenti storici del capitalismo corporativo sregolato, un tema sempre più attuale al giorno d’oggi, ha richiesto all’autore molti anni di ricerca e di lavoro sulle fonti storiche, soprattutto quelle indiane. Dalrymple si è avvalso infatti del lavoro di traduzione del persianista Bruce Wannell (1953-2020), recentemente scomparso. Questa è stata purtroppo l’ultima fruttuosa occasione nel contesto della pluriennale collaborazione tra i due.

In questa foto e in copertina W. Dalrymple nel suo studio, Delhi 2016. Photo by G. Dubbini copyright

Gianni Dubbini conosce personalmente Dalrymple dal 2012. È menzionato nei ringraziamenti degli ultimi libri dello scozzese per il quale ha anche contribuito alla curatela e selezione delle opere di arte indiana per la mostra da lui curata a Londra alla Wallace Collection sui dipinti commissionati dagli inglesi della East India Company agli artisti indiani. La mostra Forgotten Masters: Indian Painting for the East India Company (Dicembre 2019-Marzo 2020) ha avuto un grande successo di pubblico e recensioni molto positive da parte della critica.

Questa conversazione video affronta diverse tematiche: dallo scoppio del Covid 19 in India, agli ultimi libri di Dalrymple, includendo alcuni sprazzi sulla vita di uno scrittore in quarantena e sui progetti futuri dell’autore, di fatto uno dei massimi esperti di India a livello mondiale.

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