New Delhi, 26 Dicembre 2013. Ad affiancare le crescenti e costanti relazioni diplomatiche tra New Delhi e Naypyidaw, nel tentativo di rafforzare i legami tra India e Myanmar, contribuiscono le opere infrastrutturali comuni realizzate dalle grandi industrie nazionali. Un esempio tra tutti è il ‘Kaladan multi-purpose transportation project‘ (KMPTP), il nuovissimo collegamento navale e terrestre da 214 milioni di dollari, che collegherà il porto di Calcutta (India) alla città costiera di Sittwe (Myanmar), per poi penetrare nell’entroterra birmano lungo la fitta rete fluviale interna e attraverso autostrade di nuova costruzione previste dal progetto. La prima di tre tranche di lavori iniziati nell’aprile 2008 grazie all’opera del ministro indiano degli Affari Esteri, ed affidati al colosso indiano Essar, dovrebbe concludersi la prossima primavera con l’inaugurazione del nuovo collegamento. Si tratta di un risultato molto importante nelle relazioni tra India e Myanmar, che faciliterà gli scambi commerciali reciproci (l’India è il primo mercato per l’export birmano) permettendo di tagliare il passaggio forzato attraverso il Siliguri Corridor, il collo di bottiglia stretto tra Nepal e Bangladesh, che unisce la Penisola Indiana agli stati del Nordest.

La prima fase (in via di completamento) ha visto la messa in funzione del porto di Sittway e il molo di Paletwa, il dragaggio della via fluviale lungo il corso del Kaladan, infine la costruzione di sei navi. La seconda fase prevede la realizzazione di 109 chilometri di autostrada tra la città birmana di Paletwa e il confine indiano. La terza e ultima fase consiste nella costruzione di un collegamento stradale tra il Mizoram (India) e il territorio Chin in Birmania, e dovrebbe essere completata entro il 2015. Se la realizzazione dell’opera è prerogativa dell’indiana Essar, a lavori ultimati i servizi di manutenzione e gestione della rete saranno interamente in mano di società birmane.

Il vantaggio di aver individuato una via alternativa al Siliguri Corridor ha un’importanza strategica centrale, ma dietro i successi del progetto si nasconde anche un fiasco diplomatico. Si tratta del mancato accordo tra il governo indiano e la controparte di Dacca per la creazione di una direttiva commerciale diretta attraverso il Bangladesh, che sicuramente avrebbe accorciato i tempi e i costi dell’avvicinamento indo-birmano. Ad ogni modo, la terza fase del KMPTP ha lo scopo di agevolare gli scambi in due zone molto sensibili per entrambi i paesi, ovvero il Mizoram indiano frequentemente interessato da spinte indipendentiste e da gruppi di guerriglia, al pari del territorio dei Chin in Birmania. La facilitazione dei trasporti in queste aree dovrebbe da un lato dare nuovi impulsi all’economia locale e quindi aumentare occupazione e reddito pro-capite degli abitanti, dall’altro favorire il controllo dei delicati confini nonché agevolare la mobilitazione di truppe nell’area qualora necessario.

Non dimentichiamo che una delle principali cause di instabilità del Nordest indiano è il flusso di profughi in fuga dal regime birmano e dalla repressione delle minoranze etniche e religiose. Questi esodi di disperati, molti dei quali appartenenti al gruppo Chin, pur di sottrarsi ai persecutori in patria, sono disposti ad accettare condizioni di vita estreme oltre confine, prestandosi a lavori pesantemente sottopagati o addirittura schiavizzati in cambio di un riparo e della garanzia di non essere ricacciati oltre confine. Il perdurare di questa situazione ha creato un’enorme concentrazione di forza lavoro a bassissimo costo, cui consegue la pesante disoccupazione patita dagli abitanti autoctoni del Nordest sfociata in sollevazioni popolari, episodi di violenza ai danni delle stesse minoranze birmane, nonché nascita di gruppi di guerriglia in lotta per l’indipendenza del territorio.

India e Myanmar, nuove infrastrutture rafforzano il legame

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