Finalmente ci siamo: in viaggio con Indika per conoscere l’India. La prima finestra è prevista a luglio 2020, con due settimane itineranti in Kinnaur e Spiti organizzate da Zeppelin Viaggi di Vicenza, e accompagnate dal nostro Emanuele Confortin. Chi segue Indika da tempo, sa bene che Emanuele lavora e viaggia in India da un ventennio ormai. Ha iniziato per studio e ricerca, quando era studente in Lingue e Civiltà Orientali a Ca’ Foscari, poi come giornalista e documentarista. Viaggio dopo viaggio, si sono sommati almeno tre anni nel Paese, toccando (quasi) ogni stato dell’Unione.

Addentrarsi nelle zone tribali del Kinnaur e dello Spiti, accompagnati da chi come lui vi ha vissuto per 7 mesi tra il 2003 e il 2019, è un’occasione da non perdere. Emanuele vi condurrà alla scoperta degli splendidi villaggi che in Kinnaur si affacciano sul fiume Sutlej. Incontrerete la popolazione locale, scoprirete i segreti della tradizione oracolare dei grokch, gli oracoli del Kinnaur, o in quota con i pastori sui khanda, i pascoli d’altura. Poi più a nord, nella valle dello Spiti, tra monasteri e passi mozzafiato che superano i 5000 metri. 

Siete curiosi di saperne di più? Allora scriveteci per avere una copia del libro “Kinnaur Himalaya, al confine tra ordine e caos” (di Emanuele Confortin) o consultate la scheda tecnica del viaggio nel catalogo online di Zeppelin Viaggi

Abbiamo chiesto a Emanuele di raccontarci come è nata l’idea di questo viaggio in Kinnaur e Spiti, la cui prima edizione, a settembre 2019, è stata un vero successo.    

…capita così, quasi per caso, nell’autunno del 2018. Ricevo una, anzi tre proposte destinate ad aprire nuove prospettive di vita e, non da ultimo, ad avvicinarmi al mondo della conduzione dei viaggi. Sono da poco tornato in Kinnaur e Spiti, nell’Himalaya indiano, per dedicarmi alla fase conclusiva di un lungo lavoro sul campo iniziato nel 2003. Si tratta di un’inchiesta giornalistica incentrata sui cambiamenti sociali in corso nelle zone tribali di questo territorio d’alta quota, situato lungo il confine che separa India e Tibet.

La routine – si fa per dire – nel corso dei due mesi e mezzo trascorsi nell’area (su un totale di sette mesi sul campo distribuiti in sedici anni), impone l’assorbimento nelle dinamiche di villaggio. Essere accettati e guadagnarsi la fiducia dei locali è indispensabile se si vuole realmente conoscere questa peculiare società himalayana. Lunghe camminate tra i pascoli, ore di attesa per assistere a un rito o ad una cerimonia religiosa, poi interviste fissate e rimandate perché “si può fare anche domani”. Con me c’è anche la mia fidata reflex, sempre appesa al collo quasi fosse un’estensione del mio corpo; strumento indispensabile per fissare in foto e in video i materiali destinati alla produzione di un film-documentario (febbraio 2020).

Il ruolo dei social

Ebbene, come dicevo, tutto inizia proprio da alcune di queste foto, quasi per caso. La sera, nella mia stanza annessa all’abitazione di una famiglia locale, nel villaggio di Kalpa, di tanto in tanto condivido delle foto, pensieri e impressioni sul lavoro, o semplicemente scrivo a mia moglie e a qualche amico. Nella lista delle interazioni ci sono giocoforza anche i social media, dove una volta o due la settimana lascio andare alcune immagini di persone o paesaggi, accompagnate da un aggiornamento sullo stato dell’arte. Inutile dire che i contenuti e l’unicità del paesaggio in cui mi trovo riscuotono un certo interesse. Il fascino esotico dell’Himalaya, le grandi pareti del Kinner Kailash, le valli profonde in cui scorrono fiumi impetuosi, poi ancora i villaggi tradizionali e i verdi khanda, i pascoli d’alta quota. Ad ogni post seguono ulteriori interazioni, like e commenti dai quali ormai sembra dipendere il valore stesso di chi li pubblica. Un esercito di amici virtuali segue, scruta o spia. Alcuni si manifestano con un click, altri restano sottotraccia, aggiornati di ora in ora, su tutto, ma senza rinunciare al loro anonimato.

Qualcuno commenta nelle apposite sezioni, altri si fanno vivi in privato, attraverso la messaggistica istantanea. È il caso di MR – iniziali di un Mario Rossi qualsiasi –, amico virtuale mai conosciuto di persona, che per primo mi raggiunge in Kinnaur con un’idea tanto affascinante da sembrare inverosimile. “Emanuele gran bei posti! Ascolta, se in futuro deicidi di portare qualcuno da quelle parti, fammi sapere che ci vengo volentieri”. Leggo e sorrido, poi rifletto tra me e me. Portare qualcuno in Kinnaur? In queste vallate dove le ore sembrano giorni e i giorni settimane? Dove un viaggio medio in autobus supera le 8 ore? Dove pur essendo allenato e in forma decorosa, ho sempre perso 4 chili in marce estenuanti? Non se ne parla! Poi replico con la cortesia del caso. “Caro MR, grazie per il pensiero ma ho già abbastanza cose da seguire da solo, figuriamoci con un gruppo al seguito!”.

Non se ne parla

Chiudo il messaggio con un punto esclamativo, quasi a voler inibire ogni replica, poi torno alla routine himalayana. Passano i giorni, forse un paio di settimane e all’indomani di un altro post, ricevo una richiesta simile, ancora via messaggio, ancora un invito al viaggio, in Kinnaur e Spiti. Leggo con attenzione l’idea di MR – Maria Rossi, altra amicizia virtuale, senza alcun legame di parentela con il buon Mario –, sorrido e replico allo stesso modo, stavolta tralasciando quel punto interrogativo. Due proposte identiche da persone che non si conoscono e che non conosco (se non per amicizia virtuale), sarebbe bello ma non in questa vita… così, torno alla mia routine.

Arriva l’inizio di novembre. Alle mie spalle ormai ho la Festa dei Fiori e le possessioni degli oracoli. Ci sono giornate di gelo e di neve, momenti esilaranti vissuti a bordo di una ruspa governativa, unico mezzo disponibile per rientrare al mio villaggio. Poi ancora il lavoro con Bakta Badur, il “re dei migranti nepalesi” incontrato tra i pascoli in quota, dove vive con il suo gregge per sei mesi all’anno. Sono passate anche altre chat, messaggi con amici e famigliari, e ancora post sui social. Uno di questi, una foto con didascalia, riporta d’attualità il tema degli MR, ripreso da un terzo “amico” virtuale che nulla ha a che fare con i due precedenti. Ebbene, il messaggio è chiaro e la prospettiva pure: un viaggio in Kinnaur e Spiti, nelle zone in cui ho lavorato e vissuto giorni straordinari. Ci penso poco e rispondo: “grazie mille, scenario affascinante ma difficile da realizzare da queste parti. Ad ogni modo ci penso su, non si sa mai”. Poi torno alle mie faccende, ad organizzare gli ultimi giorni prima del rientro in Italia, due mesi e mezzo dopo essere partito.

A mente fredda

Quindici giorni più tardi mi trovo in Italia a riorganizzare il materiale. Riprendo in mano foto e video, poi gli appunti e i ricordi di questo attesissimo ritorno in Kinnaur e Spiti, inclusi “quei” tre messaggi ricevuti via social. Credo di averli cancellati, ho scordato i nomi degli amici che per primi hanno fatto riferimento al viaggio, i contenuti sono comunque impressi nella mia mente.

Un viaggio in Kinnaur e Spiti con più persone al seguito? Perché no! Del resto, rientra nel mio lavoro, in quella logica divulgativa cui tengo tanto. Al di là delle pubblicazioni scritte, di anno in anno giro l’Italia a presentare i progetti con conferenze dedicate, nelle scuole, all’Università o partecipando a rassegne specifiche. E se il viaggio fosse l’occasione per toccare con mano quei contenuti? Unire conoscenza e avventura in Himalaya non mi sembra affatto una cattiva idea, può aver senso. Forse vale la pena provarci. Non da solo ovviamente. Viaggio da molti anni, anche in zone complicate, ritengo di poter condurre un gruppo in Asia, ma non sono in grado di organizzare il viaggio in toto. Serve un partner capace e professionale, così arrivo a Zeppelin.

Il giusto tempo per confrontarsi, definire i dettagli e ci siamo. Pubblichiamo la prima proposta di viaggio a fine aprile, con partenza il 14 settembre. Il tempo è poco, del resto, a primavera in molti hanno già le idee chiare, le vacanze “fissate” e prenotazioni fatte, ma non ci diamo per vinti. Un po’ alla volta il progetto “gira”, il viaggio prende forma e raggiunge il quorum: 7 persone iscritte, il minimo stabilito… finalmente si parte! Per la cronaca, il primo viaggio in Kinnaur e Spiti sarà composto da un gruppo straordinario. Cinque donne e due uomini che “averne”. Assieme abbiamo vissuto un’esperienza inedita in Himalaya e la mia “prima” come tour leader. Sono stati giorni intensi, talvolta faticosi ma sempre entusiasmanti… Era settembre 2019, ora tutto è pronto per luglio 2020! 

Spiti. Abitazione tradizionale. Foto Emanuele Confortin

   

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