Srinagar, 16 Settembre 2010. Violenze contro i cristiani in Kashmir. L’analisi da Srinagar di Simone Mestroni.

Faccio seguito all’email ricevuta dall’amico ricercatore Simone Mestroni, da diversi mesi a lavoro a Srinagar (capitale estiva del Jammu & Kashmir), per spendere due parole in merito a quanto sta accadendo in questi giorni nella tormentata regione al confine con il Pakistan, da decenni oggetto di contesa tra New Delhi e Islamabad.

Gran parte dei media occidentali, ma limitiamoci a quelli italiani, stanno in queste ore (s)parlando delle brutali aggressioni che hanno visto coinvolte alcune comunità cristiane in Kashmir. Ad innescare la scintilla e a far riprendere nuove e furiose violenze in un’area ormai assuefatta alla brutalità, sembra sia stata la profanazione di un Corano, minacciata per l’11 settembre dal pastore americano Terry Jones. Nel mirino delle manifestazioni innescate dall’idiozia di padre Jones, sono finite in particolare tre istituzioni cristiane dello stato indiano, come la Good Shepherd School di Pulwana vicino a Srinagar, data alle fiamme, frequentata ironia della sorte (o forse no) da 500 studenti musulmani. Poi le protestanti Christ School e Christ Mohalla School, entrambe nella città di Pooch, in Jammu. Sempre dalla stampa italiana, si apprende che durante gli scontri messi in atto dai dimostranti, i quali hanno appiccato diversi incendi, sono rimaste uccise dalle forze di sicurezza indiane almeno 17 persone (si tratta di musulmani) in due giorni, più un poliziotto, anche se il bilancio non è ancora del tutto chiaro. Mentre scrivo non ho notizia di cristiani uccisi. Si tratta indubbiamente di numeri importanti, che la dicono lunga sull’aria che si respira in Kashmir, tanto che il Papa in persona è intervenuto con un messaggio di condanna contro l’odio e le violenze, precisando poi “anti-cristiane” . Condanna che noi di Indika condividiamo fermamente, sebbene qualche puntino sulle ‘i’ debba per forza essere messo! A partire dall’estensione della solidarietà a tutte le confessioni religiose, compresi i barbuti musulmani, ormai associati nell’immaginario di molti ‘divoratori di tg italiani’ alla stregua di uomini bomba o di talebani armati e rintanati in qualche grotta in mezzo alle montagne!

Come sapete, in questo blog di Kashmir ci siamo occupati spesso, e lo abbiamo fatto pure recandoci direttamente sul posto, dove attualmente sta lavorando Simone Mestroni, il quale ha voluto segnalare la parzialità dell’interpretazione occidentale (leggasi ‘parzialità dell’informazione’) in merito alle rivolte in corso da mesi a ridosso della LoC (confine Indo-Pakistano). Se non intuite a cosa riferisca questa “parzialità”, meglio scorrere in rapidità un pò di titoli finiti nelle pagine di cronaca dei più diffusi quotidiani nazionali:

“India, tre scuole cristiane attaccate in Kashmir”

“India, violenze contro i cristiani. Almeno 14 morti, bruciata scuola”

Kashmir nel caos, ancora violenze. Il Papa: “No all’odio anti-cristiano”

“Falò del Corano, morti in India. Assalto a una scuola cristiana”

E via su questo taglio… Si tratta ovviamente di titoli e interpretazioni a nostro parere molto limitanti, diciamo pure fuorvianti, in quanto il lettore ‘non esperto’ è indotto a credere che in Kashmir ci siano tanti musulmani cattivi pronti a dare la caccia al cristiano di turno. Nessuno si prende la briga di sottolineare (forse lo ignorano) il fatto che il Kashmir sia una terra celebre da secoli per la profonda tolleranza religiosa. Nessuno sa che i cittadini del Kashmir, compresi i musulmani più moderati, sostengono con soddisfazione che la loro terra sia il luogo in cui è stato sepolto Gesù (esperienza accaduta al sottoscritto). Vero che negli ambienti più oltranzisti della complessa e variegata società musulmana del Kashmir esistono da tempo fazioni violente, legate a quegli ‘estremisti’ di cui sentiamo tanto parlare in televisione. Vero anche che molti di questi gruppi kashmiri vedono nel ricorso alla violenza, in particolare alla guerriglia armata, un mezzo per contrastare la presenza del “nemico indiano” in Kashmir. Tuttavia, i ribelli musulmani che fucile o esplosivo alla mano continuano da anni a combattere l’esercito indiano, rappresentano delle minoranze, talvolta tollerate ma soprattutto isolate dal resto della popolazione musulmana più moderata. Ciò non significa che i ‘moderati’ se ne stiano li con le mani in mano a guardare i mezzi blindati inviati da New Delhi per tenere sotto controllo il territorio. Ricordiamoci che molti kashmiri non riconoscono la sovranità indiana in Kashmir, per cui quasi ogni giorno si mobilitano con scioperi e manifestazioni, frequentate da molti giovani e giovanissimi, durante le quali sono spesso lanciate pietre contro i mezzi dell’esercito e della polizia (pratica poi ripresa dai palestinesi contro i soldati israeliani). In risposta al lancio di sassi, le forze di sicurezza – consapevoli dell’impunità da ogni crimine, omicidio e stupro inclusi, garantita loro da una legge speciale valida in Kashmir -, sono ben disposte a sparare qualche colpo di mitra, in aria o ad altezza uomo, freddando puntualmente dei civili…

Ci sarebbe molto da dire in merito, ma il tempo e lo spazio sono pochi, per cui passiamo oltre. Pochi sanno delle migliaia di tombe senza nome e fosse comuni scoperte e denunciate dall’International People’s Tribunal on Human Rights and Justice in Indian-Administered Kashmir, usate dalle forze di sicurezza per occultare i cadaveri di rivali politici, civili, ragazzini, finiti per colpa o per sbaglio nelle famigerate carceri kashmire, e poi scomparsi. Ah, dimenticavo, ovviamente ad andare sotto terra sono nel 99,9% delle occasioni musulmani, gli altri casi passano come drammatici errori di persona, che allo stesso modo rimangono impuniti. Poco si dice poi dei cosiddetti ‘fake encounters’ (i falsi scontri), tra presunti ribelli e militari. Ecco in soldoni cosa accade: una camionetta o un mezzo militare con alcuni soldati a bordo individua una persona per strada (musulmana), la avvicina e la porta via per un controllo. Spesso ciò accade in aree isolate, lontano dagli occhi di testimoni. Questa persona viene portata vicino al confine, o in un’area ‘calda’, quindi ammazzata a sangue freddo con un colpo di mitra. A questo punto, il cadavere viene ‘dotato’ di una qualche arma o caricato di qualche prova schiacciante, quindi trasformato in un ‘ribelle’ o meglio ‘terrorista’ da dare in pasto alla stampa… la quale puntualmente se ne ciba con voracità, in un banchetto che dalle redazioni indiane si estende spesso a quelle di New York, Londra, Parigi e al Bel Paese. E’ irrilevante poi se gli eroi in divisa che hanno freddato il pericoloso combattente prendono un lauto premio in danaro per l’uccisione. Una taglia sulla testa dei militanti islamici, veri o presunti. Non si tratta di una manciata di rupie, bensì di somme variabili tra le 50.000 e le 250.000 rupie (anche 10 volte lo stipendio medio di un soldato) sufficienti a giustificare un omicidio premeditato, per giunta a rischio zero grazie all’impunità cui si accennava in precedenza. Fonte IPTK.

Mettiamoci ora le torture, cui circa 300 mila kashmiri sono stati sottoposti negli ultimi 22 anni. Poi vengono 7000 stupri. Quindi 8-10.000 desaparecidos. Ah, dimenticavo di puntualizzare come il tutto sia ‘riservato’ ai musulmani e alle musulmane!

Ma veniamo all’attualità, a questo turbolento 2010. Secondo i dati disponibili, da gennaio a giugno hanno perso la vista 40 civili, 25 dei quali uccisi dalle forze di sicurezza, poi 107 persone identificate come militanti sono state ammazzate in ‘scontri’ con l’esercito, tutti musulmani. Poi 57 soldati morti (28 uccisi da militanti, 14 hanno commesso suicidio, 2 in scontri tra soldati, 7 per esplosione di granate, 6 da uccisori sconosciuti). Dall’11 luglio all’8 agosto (non disponiamo di dati più aggiornati), le forze di sicurezza indiane di stanza in Kashmir hanno ucciso altri 51 civili. Fonti IPTK e stampa indiana.

Detto questo, desideriamo sottolineare come le considerazioni e i dati presentati in questo post, non sono un tentativo di sostenere la causa del ‘buon musulmano’, non vogliono nemmeno screditare altre confessioni. L’intenzione è quella di proporre alcuni spunti di riflessione sulle notizie che ci vengono sbattute sul piatto ogni giorno, in merito al Kashmir e a delicato rapporto islam/occidente … o islam/resto del mondo. Non possiamo accettare che anni di violenze subite dai musulmani del Kashmir vengano messe da parte, per fare spazio alle brutali aggressioni subite in questi giorni dalle istituzioni cristiane in kashmiri! Non possiamo poi accettare che ogni musulmano con la barba venga necessariamente gettato nella fossa dei terroristi… fino a prova contraria.

Qualcuno potrà non condividere la schiettezza di queste righe, anzi, vi invitiamo ad espimere il vostro pensiero, le critiche sono ben accette. Non mi si accusi però (chiudo passando alla prima persona) di parzialità, schieramento o di altre stupidaggini… mi ritengo un giornalista e come tale credo nella NECESSITA’ di verificare la fondatezza delle notizie, anche di quelle scomode. Di Kashmir mi sono occupato e continuerò ad occuparmi, diversamente da quanti sparano titoloni shock per vendere qualche giornale in più, magari estrapolando i fatti da agenzie stampa legate allo Stato Pontificio, sicuramente utili, ma necessariamente parziali. Ad ultimo, per alleggerirmi della responsabilità di far perdere lettori ai quotidiani nostrani, non mi resta che invitarvi a leggerli ancora, sempre, per tenervi informati. Continuate però a porvi dei “ma”, noi di Indika lo faremo sempre, è una promessa.

2 Responses to "Violenze anti-cristiani in Kashmir. Uccisi 17 musulmani."

  1. Emanuele Confortin  17 settembre 2010

    Grazie a te Simone, per esserti preso l’impegno di lavorare ‘sul campo’… e per inviarci informazini di prima mano da Srinagar. Teniamoci in contatto, buon lavoro.

  2. simone  17 settembre 2010

    Grazie per aver tradotto le mie osservazioni in un linguaggio piu’ divulgativo…una piccola crepa nella monotonia dell’informazione di massa ogni tanto forse puo’ smuovere qualche riflessione!
    assalamalekum

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.