Islamabad, 2 Maggio 2014. Tre anni fa nel corso di un blitz segreto dei navi seal americani, veniva intercettato e ucciso il “nemico numero uno dell’Occidente”, Osama Bin Laden. Era da poco passata la mezzanotte del 2 Maggio 2011, quando il commando di marine dell’unità Devgru raggiunsero l’abitazione fortificata del leader di Al Qaeda, situata nella tranquilla stazione climatica pachistana di Abbottabad, città rinomata per il turismo e per ospitare una delle più importanti accademie militari del paese, a pochi chilometri dalla capitale Islamabad. L’azione armata di quella notte è stata il portato di un’intensa attività di intelligence condotta dai servizi segreti americani sin dal 2009, e culminata con l’uccisione del terrorista accusato di essere l’ideatore e il mandante degli attentati dell’11 Settembre alle Torri Gemelle di New York. La scelta di impiegare elicotteri di ultima generazione e di affidarsi alle truppe speciali dei marine anziché impiegare un missile ad alto potenziale, deriva dalla volontà di avere la certezza assoluta dell’uccisione di Bin Laden. Volontà espressa dalla massima carica statunitense (il presidente Barak Obama), il quale quella notte assistette all’operazione in diretta, grazie alle micro-telecamere installate sugli elmetti dei soldati. Pochi minuti dopo l’omicidio del terrorista, mentre i marine facevano rientro nella base in Afghanistan, lo stesso Obama diede l’annuncio alla stampa mondiale, dichiarando “finalmente giustizia è stata fatta”.

Diversamente da quanto si potesse credere, l’uccisione del capo di Al Qaeda non segnò la fine del conflitto in Afghanistan, ma diede agli Stati Uniti un ‘argomento’ con cui giustificare i miliardi di dollari spesi per una guerra da cui mai sarebbero usciti vittoriosi (ammesso fosse nei piani), e giustificare il progressivo ritiro delle truppe. Poco importa (allo stesso Occidente che si sentì a lungo minacciato quando era in vita, e poi sollevato alla morte di Bin Laden) se la situazione in Asia Centrale resta quanto mai instabile e destinata a molti altri anni di violenze e vittime. Il prezzo dell’eliminazione di Bin Laden è stato pagato anche da molte vittime innocenti in Pakistan, dove a seguito del blitz del 2 Maggio 2011 si scatenò una pesante ondata di attacchi da parte del Terikh-e-Taliban Pakistan, i Taliban pachistani. Se da un lato si verificò una pesante ondata di violenze in Pakistan dopo la morte del terrorista, è indubbia la collusione tra alcune correnti dell’ISI (Inter Service Intelligence), i potenti servizi segreti di Islamabad, i quali sembra avessero protetto e nascosto Bin Laden nel corso della sua latitanza in Pakistan.

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