Mr Gobind C. Bhuyan

Presenza ormai solida quella dell’India alla Banca Internazionale del Turismo di Milano, prestigiosa kermesse che ogni anno mette in vetrina il meglio dell’offerta turistica nazionale ed internazionale. Indika non poteva mancare questo importante appuntamento e fare il punto sulle nuove proposte di viaggio in India e in Asia. Dopo una visita al colorato e dinamico stand indiano, ad accoglierci c’era Mr Gobind C. Bhuyan, Direttore dell’Ufficio Nazionale del Turismo Indiano, che ci ha concesso un’ interessante intervista. Fin dalle prime battute della nostra conversazione è parsa evidente la volontà dei tour operator dell’area di rimarcare il leitmotiv promosso con forza nelle ultime stagioni: Incredible India!. Le offerte Made in India dimostrano di anno in anno una versatilità crescente, adeguandosi alle esigenze di un universo di viaggiatori in continua mutazione, dai turisti incantati ai viaggiatori sacco in spalla ben disposti ad aprirsi piste…diverse dai consueti itinerari. Il messaggio lanciato da Bhuyan non lascia dubbi, l’India è una meta matura e pronta ad aprire infinite porte per un’offerta completa e “tagliata a misura”.

Si può parlare di turismo responsabile in India ? Quali ne sono le forme proposte ?

«Già da un po’ di tempo l’India è attenta alle forme di turismo che si definiscono “sostenibile”, “verde”, “ecologico”… traducendo una volontà ed una necessità sempre più diffuse. A questo proposito, il cosiddetto “rural tourism” cerca di promuovere culture ed esperienze importanti e di grande interesse per i “nuovi viaggiatori” in un territorio, come quello indiano, che per il 75% è rappresentato da realtà rurali e di villaggio. In questo senso, i governi si stanno adoperando per la costruzione di strade, scuole, impianti elettrici che mancano o risultano ancora insufficienti in molte zone».

Come si colloca il settore del turismo all’interno dello spettro economico indiano più ampio?

« Senza dubbio, il ruolo che il turismo riveste  nel rilanciare l’economia del paese e nel cercare di frenare la crisi è fondamentale, per meglio dire necessario. Non bisogna dimenticare che questo settore coinvolge ambiti di azione più vasti, come per esempio quello delle infrastrutture e dell’educazione, senza i quali risulterebbe non sufficiente».

Con questo vuole dire che ci sono scuole/istituti specifici per chi vuole intraprendere la professione?

«In hindi usiamo l’espressione  “Honar se rojgaar”, per sottolineare come da una preparazione adeguata derivi anche il successo economico. Per questa ragione, l’India sta investendo molto in strutture e in programmi di istruzione per dare  ai giovani interessati una formazione di alto livello, permettendo loro così di  entrare in un meccanismo che miri a migliorare i servizi proposti  e dare una visione d’insieme all’altezza delle aspettative sempre diverse e più esigenti».

Quali sono i dati del flusso turistico a disposizione?

«Nel 2012 si contano circa 6.6 milioni di turisti stranieri, con un incremento del 6% rispetto al 2000».

E il turismo interno ? Quanti sono gli  indiani che viaggiano?

«Posso dirle che nell’ultimo decennio si è registrata una crescita del 50% per anno. Nel 2011 i turisti indiani sono stati 14 milioni, con un movimento continuo di nuovi viaggiatori».

Quali sono le mete o le formule del turismo indiano ?

«Vincono gli itinerari di viaggio che prediligono pellegrinaggi di tipo religioso; questo è un dato evidente e che perdura. La curiosità  è che i maggiori viaggiatori indiani, per numero e per varietà di itinerario, provengono dal West Bengal, un dato registrato ormai da tempo che permane.  Solitamente sono persone che non provengono  necessariamente dalla classe media arricchita, ma che semplicemente pongono al primo posto il risparmio pur di non rinunciare al viaggio».

Torniamo un attimo al concetto iniziale che sembra essere centrale. Nel parlare di turismo responsabile, e se vuole eco-sostenibile, lei ha parlato di rural tourism. Può fare degli esempi concreti?

«Per quanto l’India stia crescendo economicamente in modo evidente e a tratti vistoso, il suo territorio è rappresentato per la maggior parte da realtà di villaggio. Io vengo dall’Orissa, uno stato conosciuto per l’ambiente ricco e molteplice, per la presenza di numerose comunità tribali, per i siti archeologici ed artistici unici e per le tradizioni artistiche millenarie. Il villaggio di Ragurajpur è celebre per la danza tipica della regione, la danza Odissi, una forma d’arte antica e fortemente locale che qui è nata e si è radicata. Di fronte ad una tradizione culturale così forte ci deve essere da parte dei governi e delle istituzioni un sostegno finanziario importante e mirato a sostenere queste forme d’arte locali. Così come proporre ai turisti di visitare un villaggio e di vivere a stretto contatto con i suoi abitanti è già una forma di turismo fortemente connesso al territorio, che traduce bene le accezioni di sostenibile e responsabile. Insomma, credo che al di là dei grandi percorsi turistici collaudati nel tempo, si debbano trovare strade nuove per incoraggiare un turismo del tutto nuovo e vicino alle persone che, in qualche modo, lo subiscono».

Di fronte ad un’idea di turismo di questo tipo, l’India deve fare i conti anche con la sua fattibilità.

«Certo, come le dicevo poc’anzi occorre uno sforzo comune di sensibilizzazione ed attenzione rispetto ai cambiamenti.  L’istruzione e la scuola hanno, in questo senso, un ruolo di primo piano. Quelli di turismo sostenibile e responsabile sono temi che a livello internazionale hanno una grande eco, ma che necessitano di tempo per una piena attuazione. Le prime conferenze al riguardo si sono tenute nella città di Cochin e datano 2009/2010. Nel contesto asiatico il nostro vicino cinese ha dimostrato di cavalcare l’onda del turismo in modo più competitivo rispetto al nostro. La Cina ha altre politiche, spesso più aggressive e dirette. L’India è soggetta ai ritmi e alle caratterizzazioni della realtà democratica, con i suoi pregi e difetti. L’essenza della società indiana è “Unity in Diversity”, uno slogan che ben traduce la realtà».

“Unità nella diversità” come punto di forza ?

«Senza alcun dubbio, e le nuove frontiere del turismo dovranno interpretare bene questa chiave di lettura».

 

One Response to "Le nuove frontiere del turismo in India. L’intervista a Mr Gobind C. Bhuyan"

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