È allarme in India per la crescente diffusione di patologie croniche legate allo stress e ai ritmi di lavoro elevati. A pagare le spese del boom economico in atto, sarebbero milioni di giovani tecnici informatici, impiegati di call center e manager, cui spetta l’onere di trainare la locomotiva indiana nella rincorsa alla Cina. Lo ha reso noto nei giorni scorsi l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), diffondendo un rapporto dal quale emerge l’inesorabile aumento dei casi di obesità, ipertensione, diabete e malattie cardiache. Il fenomeno si sta diffondendo in particolare tra i lavoratori delle metropoli, sottoposti a ritmi estenuanti di 12 ore quotidiane chiusi in ufficio, per 6 giorni la settimana, in ambienti altamente competitivi. Entrando nel dettaglio, il primo posto nella lista spetta all’obesità, divenuta un problema per il 47% dei ‘colletti bianchi’, provocato in primo luogo dal repentino cambio degli stili di vita e alla rapida diffusione delle catene di fast food, condizioni aggravate dalla totale mancanza di interesse degli indiani per gli sport che si svolgono fuori dal teleschermo. Segue l’ipertensione, sofferta dal 27% dei 57 mila intervistati (35 mila addetti di dieci industrie indiane, 22 mila scelti casualmente), mentre il 10% sono affetti da diabete, disturbo drammaticamente presente tra gli anziani.  
Ad allarmare l’agenzia dell’Onu, è il fatto che 20 anni fa le patologie in questione fossero pressoché sconosciute in India, e la loro diffusione ha tenuto il passo dell’inesorabile crescita economica in atto, spinta in particolare dai settori informatico e dei servizi in out-sourcing. A questo punto, considerando che i posti di lavoro derivanti sono occupati principalmente da giovani, risulta presto chiaro come il problema sia destinato ad assumere proporzioni enormi in pochi anni, soprattutto in una nazione di un miliardo di abitanti, il 40% dei quali hanno meno di 18 anni.
Traducendo le percentuali in dollari, l’Oms stima che nel 2015 l’India subirà una perdita economica di 236 miliardi, destinati in buona parte a coprire il forte aumento di spese sanitarie derivanti da stili di vita mai così lontani dallo Yoga e dai dettami dell’Ayurveda. Mentre nel periodo attuale il Subcontinente detiene il primato mondiale dei casi di diabete (30 milioni circa), guardando al futuro c’è già chi vede la vecchiaia dei nuovi indiani insidiata anche da diffuse malattie cardiache, le quali potrebbero divenire la principale causa di decesso.
Sebbene l’ennesimo lato oscuro dell’Incredible India sia ormai noto, New Delhi non sembra ancora intenzionata ad intervenire con decisione. Forse teme di darsi la zappa sui piedi inceppando la propria corsa, oppure cerca di evitare il risveglio delle organizzazioni sindacali da anni assopite. Comunque sia, gli unici a richiamare l’opinione pubblica sul problema restano i tabloid indiani, che hanno coniato il termine “cyber-coolies” per paragonare i giovani informatici assoldati dalle multinazionali straniere, a facchini e manovali sfruttati ai tempi del Raj britannico.

Articolo pubblicato su CA (www.corriereasia.com)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.