Srinagar, 6 Febbraio 2009. Ancora vittime nel Kashmir indiano. Ieri mattina a Sopore, cittadina situata a nord della capitale estiva Srinagar, nel distretto di Baramulla, un poliziotto e un civile sono rimasti uccisi nel corso di un’intensa sparatoria tra le forze di polizia e tre separatirsi kashmiri. La dinamica non è ancora stata chiarita del tutto, ma da quanto riportato dal Kashmir Times e dal PTI, l’attacco sarebbe stato lanciato dai militanti poco prima delle 15 di ieri, contro un distaccamento di polizia a Shalpora Lane. Dopo i primi spari, i militari hanno immediatamente risposto al fuoco. Il tutto è durato diversi minuti, poi i guerriglieri si sono dati alla fuga facendo perdere le loro tracce. Al termine dello scontro, è stata constata la morte dell’ufficiale di polizia Irshad Mirza Khan di Poonch (Jammu), e di Ghulam Hassan Mir, un civile di passaggio. Tra i contusi, viene segnalata una donna, spinta contro un muro di cemento durante la fuga della gente, scappata da tutte le parti dopo i primi spari. C’è poi un uomo ferito più gravemente, subito portato all’ospedale di Srinagar per cure mediche specialistiche.

Un’altra giovane vittima anche nel tardo pomeriggio, poche ore dopo i fatti di Sopore. Il grave episodio è accaduto lungo la sponda del lago Dal, a Srinagar, dove alcuni giovani (fonte Kashmir Times) sembra si siano rifiutati di rientrare a casa come previsto dal coprifuoco imposto nei giorni scorsi, dopo l’escalation di violenze e proteste per la morte di un 15enne, ucciso una settimana fa da un fumogeno della polizia. Dopo una discussione tra i tre ragazzi e alcuni agenti delle forze di sicurezza indiane, sembra che i tre si fossero decisi ad avviarsi verso casa, quando avrebbero sentito alcuni proiettili esplosi nella loro direzione dai militari. Un colpo ha centrato in pieno Zahid Faroq, ragazzo non ancora maggiorenne, il quale, stando alle testimonianze riportate nel quotidiano kashmiro, non avrebbe provocato in alcun modo i soldati, presumibilmente membri dei Rashtriya Rifles, un corpo speciale e particolarmente violento dell’esercito indiano, creato all’inizio degli anni Novanta per sedare l’insurrezione in corso in Kashmir. Sembra certo che i tre ragazzi non fossero in alcun modo impegnati in una protesta o manifestazione, e tanto meno che ci siano stati spari o provocazioni ai danni dei soldati. Se queste informazioni fossero confermate, si sarebbe trattato di un atto di violenza deliberata, tesi avvalorata dal fatto che dopo lo sparo, i soldati siano saliti sulla propria jeep e fuggiti pur vedendo il giovane a terra sanguinante. Poche ore più tardi, le autorità militari di stanza a Srinagar hanno aperto un’inchiesta ufficiale per individuare i colpevoli.

La morte di Zahid Faroq fa salire a due i giovani ammazzati dalle forze di sicurezza indiane di stanza in Kashmir nell’ultima settimana. Dopo l’uccisione accidentale di domenica scorsa, l’intera valle era stata scossa da forti proteste, scioperi e manifestazioni anti-indiane, sfociate in frequenti episodi di violenza che avevano indotto le autorità a decretare il coprifuoco. Ora, con una nuova vittima, colpita alle spalle e volontariamente per giunta, la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente, con nuovi scontri tra manifestanti e polizia.

E’ assurdo come nel Kashmir indiano la violenza continui su ogni fronte, senza sosta, come se si trattasse di un universo a parte, del quale nessuno o pochi sembrano interessarsi. Grave osservare che pochi media internazionali hanno riportato i fatti di cui avete appena letto. Ancor più assurdo, il fatto che in settimana il governo di New Delhi abbia promesso al mondo una nuova apertura verso il Pakistan, per ricucire il Composite Dialogue interrotto dagli attentati di Mumbai del 26 novembre 2008. C’è da augurarsi che tra le prime voci all’odg ci sia la Questione Kashmir, dove le vittime, giovani o no, civili, militari o militanti che siano, continuano ad allungare una lista che dal 1989 ad oggi conta quasi 70.000 caduti.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.