New Delhi, 15 Settembre 2009. Ieri, nella capitale, ha avuto inizio l’annuale tre-giorni di incontri tra i massimi esponenti delle forze di polizia indiane. Lo scopo del summit, presieduto dal ministro dell’Interno Palaniappan Chidambaram, è creare un momento di confronto sulla sicurezza interna ed esterna del paese. 

Maoisti indiani
Maoisti indiani

L’apertura dei lavori non poteva che toccare le due tematiche più sentite da New Delhi e dalla popolazione indiana. A partire dalla complessa situazione del Kashmir, inclusi i rapporti con il vicino Pakistan, da dove (sostengono i servizi di sicurezza indiani) continuano a penetrare oltre la Linea di Controllo guerriglieri addestrati nei centri islamici disseminati nell’Azad Kashmir e nel Punjab pakistano. Sebbene questi militanti si auto-definiscano combattenti per la libertà del Kashmir dall’occupazione indiana, il governo di New Delhi (e le autorità internazionali) li classificano terroristi, appartenenti a gruppi quali Lashkar-i-Taiba e Jaish-i-Mohammad, accusati anche di continuare a pianificare nuovi attentati nelle metropoli indiane, come accaduto tra il 26 e il 28 novembre 2008 a Mumbai. Rispettando le promesse fatte in campagna elettorale dal neoeletto premier Manmohan Singh, il governo sta rafforzando i servizi di anti-terrorismo, non proprio incolpevoli in occasione degli attacchi dello scorso novembre. Una conferma in tal senso l’ha data ieri Chidambaram, rendendo nota la creazione del nuovo National Counter Terrorism Center, organismo dedicato alle strategie anti-terrorismo, anticipando l’attivazione a breve di misure preventive “rapide ed efficaci”.

Movimenti per l'indipendenza del Kashmir
Movimenti per l'indipendenza del Kashmir

L’altra scottante tematica affrontata nella giornata di ieri a New Delhi, è stata la dilagante presenza dei Maoisti in India, argomento più volte evidenziato nelle pagine di Indika.it. A tale proposito, il ministro dell’Interno ha ribadito come il maoismo rappresenti la “maggiore sfida alla sicurezza per il suo governo”. Lo dimostrano i numeri dell’insurrezione, estesa ormai a ben 20 dei 28 stati dell’Unione, con almeno 1.405 incidenti (attacchi, scontri, uccisioni, sabotaggi ecc) attribuiti ai guerriglieri Maoisti dall’inizio del 2009, costati 508 vittime. La frequenza degli attacchi messi a segno dai militanti del Communist Party of India (Maoist), e i loro presunti legami con il LTTE (le Tigri Tamil), avevano spinto Chidambaram a dichiarare definitivamente bandito dalla scena politica il partito maoista, inserendolo nella lista internazionale delle organizzazioni terroristiche. La risposta era stata l’intensificazione degli attacchi, proseguiti fino all’ultimo episodio risalente a pochi giorni fa, quando dei sospetti Maoisti hanno rapito cinque impiegati delle ferrovie nel corso di un’insurrezione violenta seguita ad alcuni arresti messi a segno dalle forze di sicurezza nello stato dell’Orissa. Sempre nella giornata di ieri, il ministro indiano ha svelato come da recenti indagini dei servizi di sicurezza, emerga il tentativo dei Maoisti di stringere nuovi legami con i movimenti indipendentisti operanti in Nagaland, Mizoram, Manipur e in altri territori del Nordest, per crare una sorta di fronte indipendentista unito. Si tratta dell’enneisma evoluzione delle strategie dei ribelli di estrema sinistra, passati in pochi anni dall’uso di armi rudimentali come zappe, asce e pietre, per arrivare ad arsenali sofisticati, composti da armi automatiche, lancia granate e moderni esplosivi. Allo stesso modo, dalle strade di campagna e dal fitto della giungla, la guerriglia si è progressivamente spostata a ridosso dei grandi centri abitati, come Bhubaneswar, Chennai e Bangalore.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.