Da Peace Reporter di Enrico Piovesana

La Croce Rossa a PeaceReporter: “Anche i nostri medici sono nei rifugi, non possono più curare i feriti”

Campo profughi
Campo profughi

L’esercito avanza, i civili scappano. La 58esima e la 59esima divisione dell’esercito stanno stringendo gli ultimi chilometri quadrati di territorio ribelle (circa 4 chilometri quadrati) in una morsa a tenaglia da nord e da sud. Ieri le forze da sbarco della marina hanno preso il controllo di tutta la spiaggia, quindi ora si combatte nell’entroterra, fino alle sponde della laguna di Mullaitivu.
Proprio attraverso le basse e limacciose acque della laguna continua la fuga dei civili tamil dall’area dei combattimenti: tra ieri sera e questa mattina, secondo i comandi militari, ne sarebbero scappati oltre quattromila, sfidando il fuoco delle mitragliatrici dei ribelli dell’Ltte che, secondo le testimonianze dei profughi, aprono il fuoco sui civili che tentano la fuga. Secondo l’esercito questa notte ne sarebbero morti così almeno quattro.

TamilNet: “Bombardamenti a tappeto”. Secondo il sito d’informazione TamilNet, vicino ai ribelli, da questa mattina tutta l’area di conflitto, compresa la ‘Zona Sicura’ dove sono ancora intrappolati migliaia di civili tamil, è in fiamme a causa dei bombardamenti a tappeto che l’artiglieria governativa ha iniziato alle prime ore dell’alba.
“Centinaia di civili sono stati uccisi e feriti nelle ultime ore”, si legge sul sito, che ieri sera riportava 1.700 morti e 3mila feriti “negli ultimi due giorni”. “Tutta la popolazione – si legge oggi su TamilNet – è costretta a starsene rintanata nei rifugi di fortuna scavati nel terreno, compresi i medici volontari che lavoravano nell’ospedale da campo di Mullivakkal, dove 1.400 pazienti sono quindi rimasti abbandonati al loro destino sotto le bombe, senza cure, senza medicine, senza cibo e acqua. L’esercito infatti continua a impedire da giorni l’attracco del traghetto della Croce Rossa Internazionale che portava viveri e medicine per l’ospedale ed evacuava i feriti più gravi”.

Croce Rossa: “Non possiamo più fare nulla”. Marçal Izard, portavoce della Croce Rossa Internazionale (Icrc), da Ginevra conferma a PeaceReporter questa situazione: “Da Colombo ci riferiscono che nelle ultime ore i nostri 28 medici in servizio all’ospedale da campo di Mullivakkal sono stati costretti a fuggire per l’intensificarsi dei combattimenti e a cercare rifugio come tutti in improvvisati rifugi. In questo momento per noi non è più possibile prestare assistenza alle centinaia di pazienti dell’ospedale, e nemmeno scaricare a terra il cibo e le medicine che stanno a bordo della nostra imbarcazione che però da tre giorni non riesce ad attraccare. La situazione – conclude Izard – è davvero disperata”.
“Il nostro personale sta assistendo a una catastrofe umanitaria inimmaginabile”, aveva dichiarato in mattinata Pierre Krahenbuhl, direttore operativo dell’Icrc: “Nessun aiuto alla popolazione è possibile nelle attuali circostanze: la gente è abbandonata al proprio destino”.

L’estremo tentativo delle Nazioni Unite. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha inviato a Colombo il capo del suo staff, Vijay Nambiar, per provare a convincere il presidente Mahinda Rajapksa a interrompere le operazioni militari per consentire l’evacuazione di tutti i civili. Nei giorni scorsi l’Onu, che ha stimato quasi 7 mila civili tamil uccisi da febbraio, ha denunciato il “bagno di sangue” in corso in Sri Lanka attribuendone la responsabilità sia al governo che ai ribelli.

One Response to "Sri Lanka, atto finale"

  1. Marco Pacchierotti  19 maggio 2009

    Forse si tratta dell’epilogo di una tragedia, ma comunque la si metta rimane una tragedia di proporzioni immani che segnerà generazioni a venire. Chissà se le Tigri potessero parlare (intendo gli animali, non gli irredentisti) . . . con quale spirito stigmatizzerebbero quello che gli uomini sono capaci di fare ai propri simili. Ci vorrebbe un moderno Voltaire per farci riflettere su questo Mondo, che ahimé non è affatto il migliore dei Mondi possibili, ma purtroppo l’unico che conosciamo e che ci è dato di vivere.

    Marco Pacchierotti

Leave a Reply

Your email address will not be published.