Islamabad, 1 Settembre 2011. Nuovo scontro a fuoco tra truppe indiane e pakistane lungo la Line of Control, la linea di confine che delimita i rispettivi territori nello stato conteso del Kashmir. La notizia è semplice: ancora una volta la frontiera indo-pakistana viene scossa da uno scontro a fuoco tra gli eserciti schierati. Per quanto media e autorità cerchino di spiegare o giustificare i fatti, si tratta di una palese conseguenza dell’iper-militarizzazione dell’area, dove le truppe da ormai 65 anni continuano a stuzzicarsi di tanto in tanto (nei periodi di tregua), al costo (accettabile) di qualche anonimo soldato morto, buono a mantenere il giusto livello di tensione, con cui perpetrare lo stanziamento di uomini e fondi, e dimostrare l’esistenza di un nemico quindi di una guerra da combattere. La battaglia di giovedì scorso (la notizia è trapelata solo martedì e rilanciata dai media oggi), è costata la vita a tre soldati pakistani, andando così a riequilibrare in parte le perdite subite dall’India qualche settimana prima, durante un tentativo di infiltrazione di militanti in lotta per la liberazione del Kashmir indiano, provenienti dal territorio pakistano. All’epoca perse la vita un ufficiale indiano, quindi è legittimo aspettarsi un paio di nuove vittime dalla parte indiana per chiudere il conto…

Interessante notare come i rispettivi media abbiano trattato i fatti.      

Dawn: secondo le autorità militari di Islamabad, i primi a sparare sarebbero stati gli indinai, senza ci fosse stata alcuna provocazione precedente. Nello scontro a fuoco, hanno perso la vita tre soldati pakistani. Al momento della sparatoria, i soldati si stavano trasferendo ad una nuova postazione, come di routine, quando sarebbero stati colpiti dal fuoco indiano, proveniente da oltre confine. Il generale pakistano Athar Abbas sostiene non ci sia stata alcuna provocazione a motivare lo scontro. Quindi sul fronte pakistano la versione parla di aggressione indiscriminata da parte delle truppe di New Delhi.

The Time of India: per New Delhi invece si sarebbe trattato di semplice difesa del territorio, seguita ad uno sconfinamento delle truppe pakistane che avrebbero attaccato con le armi. “Hanno aperto il fuoco per primi e noi abbiamo risposto… Al mattino hanno ripreso a sparare con imortai e noi abbiamo risposto ancora”  ha dichiarato il col. indiano J.S. Brar. Secondo Brar, si sono verificati 2 sconfinamenti negli ultimi giorni, tutti intercettati (con le armi) dalle truppe indiane. New Delhi accusa l’esercito pakistano di tenere occupata la controparte indiana con questi sconfinamenti mirati, in modo da offrire una copertura ai militanti spediti nel Kashmir indiano per compiere aggressioni e azioni di guerriglia contro le forze di sicurezza locali.

La scaramuccia di questi giorni difficilmente dovrebbe arenare il processo di pace ripreso a luglio tra i rappresentanti di India e Pakistan. L’annosa marcia verso una conciliazione sulla Questione Kashmir dura ormai da troppo tempo, con interruzioni periodiche provocate da attacchi terroristici mirati, e da strategie politiche poco trasparenti, che lasciano però intuire quanto la guerra per il Kashmir sia una priorità per ambo le parti.

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