Srinagar, 31 luglio 2009. Niente dimissioni per il ministro capo del Jammu e Kashmir Omar Abdullah (fonte Reuters OmarIndia). Sebbene di recente il primogenito ed erede politico dello Sceicco Mohammed Abdullah (il Leone del Kashmir) fosse stato costretto a rassegnare le dimissioni per un suo coinvolgimento in uno scandalo sessuale, venerdì mattina il governatore dello stato ha ‘riabilitato’ l’arzillo 38enne kashmiro, ridandogli di fatto la sua poltrona a Srinagar.

Il sexi scandalo scoppiato nel turbolento stato himalayano, al confine tra India, Pakistan e Cina, risale al 2006, quando alcune ragazze, alcune minorenni, si dice fossero state messe a disposizione di importanti politici, burocrati e ufficiali di polizia. All’epoca, l’emergere dei fatti aveva provocato violente proteste in Kashmir, scatenando una tempesta politica (il J&K è uno stato a maggioranza musulmana), proseguita fino all’altro ieri, quando il leader del People’s Democratic Party, uno dei principali partiti di opposizione, ha affermato durante l’assemblea di stato che Abdullah sarebbe coinvolto nello scandalo. Una storia quanto mai attuale, che racchiude in se un pizzico di ‘Italian Style’, cui ha messo una pezza N.N. Vohra, governatore del J&K, il quale ha difeso Abdullah spiegando come “riferendo alle informazioni fornitegli dal ministro dell’Interno, non ci sono le basi per Shri Abdullah per dare le dimissioni”.

Dopo il suo coinvolgimento nello scandalo, il leader della Jammu e Kashmir National Conference, partito alleato al Congress Party, ha sempre negato tutte le accuse, ribadendo venerdì, in seguito alla sua riconferma all’incarico governativo “credo nell’etica politica, nel carattere retto e nei principi morali”. 

La vicenda rosa di questi giorni, non basta tuttavia a cancellare le pagine nere che troppo di frequente vengono scritte in Kashmir, dove va ricordato la presenza dell’esercito indiano è massiccia. Con quasi 600 mila uomini in divisa dispiegati sul territorio, la regione himalayana sotto il controllo indiano è l’area con la maggiore militarizzazione al mondo. Sebbene una concentrazione tale di forze armate su un territorio tanto piccolo riesca (con riserva) a detenere il controllo e l’ordine, soffocando i movimenti indipendentisti attivi a Srinagar e dintorni, non mancano gli effetti collaterali. Primo tra tutti la forte arbitrarietà d’azione di cui dispongono le truppe schierate, prive di un reale sistema di comando e difese dall’impunità più totale, all’origine di innumerevoli episodi di violenza, quali stupri, rapimenti, uccisioni, incarcerazioni immotivate e altri crimini.

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