Chennai, 23 Settembre 2009. Nalini Sriharan oggi ha 42 anni e si trova nel carcere di massima sicurezza di Vellore, in

Nalini Sriharan
Nalini Sriharan

Tamil Nadu, da più di 18 anni. Tanto è trascorso dal tragico 21 maggio 1991, quando l’allora leader del congresso Rajiv  Gandhi, già primo ministro indiano, figlio della leggendaria Indira Gandhi e marito dell’italo-indiana Sonia (Maino) Gandhi, fu assassinato da una militante hindu delle Tigri Tamil (LTTE) che si fece saltare in aria a pochi metri da lui. Dalle indagini che seguirono, la polizia indiana trasse in arresto quattro persone, tra le quali Sriharan, che dopo la richiesta di clemenza espressa dalla vedova Sonia Gandhi, si vide commutare la condanna a morte in ergastolo. A quanto pare però, sin dal 2005, ovvero alla scadenza dei 14 anni minimi di detenzione previsti dalla legge indiana, l’ex Tigre Tamil sarebbe eleggibile per il rilascio anticipato. Dopo aver rivolto più volte istanza di scarcerazione all’alta corte di Chennai, senza ottenere alcun risultato, se non la promessa di costituire una commissione apposita per analizzare l’istanza, Nalini Sriharan ha deciso di digiunare a tempo indeterminato in segno di protesta, e per chiedere il rilascio in tempi brevi. Lo ha reso noto lunedì il suo avvocato V. Elango, dopo aver incontrato la donna in cella: “finchè l’alta corte non costituirà la commissione lei andrà avanti con il digiuno”. 

Nel 2006, le Tigri Tamil espressero “pentimento” per l’uccisione di Rajiv Gandhi, all’epoca impegnato in campagna elettorale, ammettendo in modo implicito che si trattò di uno sbaglio enorme. Lo scorso anno, Priyanka Gandhi, figlia di Rajiv e Sonia, incontrò Sriharan in carcere, spiegando poi “non credo nella rabbia o nella violenza, e non accetto che possa avere il sopravvento su di me. Incontrare Nalini è stato un modo per accettare la morte di mio padre”.

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