Surat, 11 Marzo 2009. La crisi globale ha investito anche il settore dei preziosi, con un drastico calo del giro d’affari. Gli effetti più evidenti giungono dalla città indiana di Surat, considerata la Mecca del taglio dei diamanti, dove centinaia di laboratori hanno chiuso o stanno riducendo drasticamente il personale. Andando ad indagare sull’origine del problema, emerge la forte dipendenza delle economie asiatiche dai mercati occidentali, soprattutto nei comparti legati al settore lusso come quello dei preziosi. La crisi economica in atto in America ed Europa si è tradotta in un drastico calo degli acquisti, da cui l’abbattimento della richiesta di pietre preziose e dei servizi collegati. Solo a novembre, il settore del taglio dei diamanti in India ha lasciato a terra 100.000 lavoratori, vittime delle riduzioni di personale. E’ il caso di Jaysukhbhai Patel, esperto nel taglio dei diamanti con 30 anni di esperienza, rimasto senza un lavoro all’improvviso, e costretto ad accettare un posto in libreria dove percepisce meno della metà dello stipendio precedente di 4000 rupie (78$) al mese.

Per fare un confronto, basti sapere che fino ad un anno fa o poco più, nella zona di Surat erano impiegati 800.000 lavoratori, per turni di 10-12 ore in migliaia di fabbriche e laboratori, dove le pietre grezze venivano trasformate in diamanti pronti per le gioiellerie di mezzo mondo. Tuttora, 7 diamandi su 10 sono tagliati e trattati in India. “La gente ha lavorato duro per costruire questo business negli ultimi 30-40 anni, ma il crollo del mercato ha esposto tutti a rischi che stanno diffondendo sfiducia”, ha commentato a Reuters Anoop Mehta, presidente della Borsa Bharat Diamond di Mumbai. Secondo Anoop, le cause del tracollo vanno individuate anche nelle oscillazioni della rupia, reduce di una perdita del 19% sul dollaro nel 2008, cui va tolto un nuovo 5% nei primi mesi del 2009.

Nello scroso anno fiscale, l’export di diamanti tagliati e lucidati si è assestato sugli 11 miliardi di dollari, segnando un 3% in meno, così come reso noto dal Gem & Jewellery Export Promotion Council (CJEPC). Le cose però sono prceipitate rapidamente e in modo più che proporzionale, per questo laboratori storici del taglio del diamante hanno sfruttato la loro flessibilità, propria dell’imprenditoria indiana, convertendosi al settore tessile. Si stima inoltre che il 30-40% delle fabbriche abbia chiuso o lo stia per fare. Più di 70 operai si sono suicidati dopo essersi trovati senza fonte di reddito.    

Il settore del mercato dei diamanti non è tuttavia il solo a soffrire. Stando ai dati emersi da una recente inchiesta del Ministero del Lavoro, tantissime piccole e medie imprese sarebbero in grave pericolo, a prescindere dal settore. Solo nel trimestre ottobre dicembre 2008, hanno perso il lavoro mezzo milione di indiani, e ora si teme per una ricaduta peggiore entro primavera, con altri 10 milioni di tagli al personale. Se realmente i timori dovessero essere confermati, si tratterebbe di una delle più gravi mattanze dei posti di lavoro della storia dell’India. Del resto, i lavoratori indiani, motore pulsante della crescita economica del paese, dispongono di scarsa sicurezza e diritti sul lavoro, in gran parte precario o legato a regole troppo ‘flessibili’, non hanno assicurazioni, ne pensioni, ne tesserini di riconoscimento o altro. Per questo possono essere scaricati di punto in bianco.

Il caso della capitale indiana dei diamanti, rispecchia l’andamento generale dell’export Made in India, in caduta libera da 4 mesi, con un calo del 16%. La crisi economica indiana e la disoccupazione crescente, giungono in un momento molto delicato per il Governo Singh, che ad un mese poco più dalle elezioni generali, dovrà affrontare la bagarre elettorale con una bella patata bollente in mano. Lo sanno gli uomini di Singh, così come la coalizione guidata dal BJP, che cerca di usare la crisi economica per indebolire il Congress Party del premier uscente, assieme al terrorismo. Non è un caso, infatti, se il giovane Rahul Gandhi, figlio di Sonia Gandhi, ha cercato di sollevare le sorti del Congress andando in visita in Gujarat, e soffermandosi in particolare a Surat per testimoniare attenzione per la piaga della disoccupazione.

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