Peshawar, 17 Dicembre 2014. Sono trascorse appena 24 ore da quando in Pakistan si è consumato il più grave attentato terroristico della storia del Paese, nel corso del quale hanno perso la vita 145 persone, in gran parte studenti della Army Peshawar victimHigh School di Peshawar. L’onda d’urto emotiva provocata dalla brutalità dell’aggressione è sfociata oggi in un rincorrersi di dichiarazioni di sdegno, di proteste, di rabbia e di cordoglio che per una volta hanno creato un fronte unico nell’opinione pubblica pachistana, colto al volo dal premier Nawaz Sharif. Il premier pachistano ha infatti ordinato la sospensione della moratoria sulla pena di morte introdotta nel 2008 per i reati di matrice terroristica. Decisione resa pubblica direttamente da Peshawar, dove si è recato per discutere una strategia di reazione a questo pesante attacco, messo a segno in un momento molto delicato dell’operazione Zarb-e-Azb, in corso da giugno lungo la Durand Line, con lo scopo di mettere definitivamente fuori gioco il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP, i Taliban pachistani). 

La sospensione della moratoria rappresenta il primo segno lanciato dal governo di Islamabad verso i famigliari delle giovani vittime massacrate ieri nel corso del ride terroristico, cui si è aggiunto il rinnovato e forte impegno nella collaborazione con il presidente afgano Ashraf Ghani per catturare il leader del gruppo terroristico Mullah Fazlullah, considerato il ‘padrino’ della strage. Sharif ha anche chiesto alle massime cariche dell’esercito, di intensificare le operazioni nelle Aree Tribali di confine, in particolare in Waziristan.

La forte reazione dell’opinione pubblica unita all’attenzione giunta dal resto del mondo, potrebbero fungere da volano per cambiare finalmente l’approccio del governo, e non da ultimo dell’esercito, nei confronti delle organizzazioni terroristiche operative in suolo pachistano, troppo spesso colluse con parte del potere politico e militare. Non è un segreto che l’Inter Service Intelligence (ISI, i servizi segreti pachistani) si sia servito dei Taliban, in particolare quelli afgani, per ostacolare il dialogo e la crescente influenza indiana a Kabul, temendo un legame strategico sull’asse India-Afghanistan tale da compromettere la profondità strategica indispensabile per il Pakistan in caso di un nuovo conflitto con il nemico indiano. Sempre l’ISI ha protetto, finanziato e formato diversi gruppi indipendentisti kashmiri impegnati nella lotta per la liberazione del Kashmir indiano.

Il possibile cambiamento di strategia sul terrorismo da parte di Islamabad potrebbe essere imminente, come dimostra la velocità con cui il capo dell’esercito pachistano è volato a Kabul per discutere una strategia congiunta per stanare i Taliban afgani rifugiati tra il Nuristan e Kunar, ma anche per tagliare i ponti ai membri del TTP che trovano basi e rifugio oltre confine, in terra afgana.

Rimane il fatto che il National Counter-Terrorism Authority (Nacta), l’organismo preposto al coordinamento delle strategie di contro-terrorismo, denuncia ancora una drammatica penuria di fondi necessari all’implementazione di misure decise e radicali. Malgrado le ripetute richieste, laNational Internal Security Policy (NISP) che rappresenta il ‘canovaccio’ dell’anti-terrorismo pachistano, rimane pura teoria per mancanza di danaro.

 

 

2 Responses to "Torna la pena di morte per i terroristi in Pakistan. Rappresaglie dopo l’attentato alla scuola militare"

  1. Emanuele Confortin  16 gennaio 2015

    Grazie Gianni, continua a seguire i contenuti di Indika

  2. Gianni Dubbini su Facebook  17 dicembre 2014

    povero Pakistan, che tristezza

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