Madre e figlio cristiani, nel campo profughi di Bhubaneswar

Bhubaneswar, 9 Marzo 2009. Scossone politico in Orissa a poco più di un mese dalle elezioni generali. Il Bharatiya Janata Party (BJP), principale partito di opposizione al Congresso per il governo di New Delhi e leader della coalizione di destra National Democratic Alliance (NDA), ha perso il suo più importante e storico alleato in Orissa, il Biju Janata Dal (BJD). La rottura viene considerata cruciale a questo punto della campagna elettorale, sia perchè il BJD è da anni il principale partito dello stato centro orientale dove è attualmente al governo, sia perchè a trarne beneficio ora potrebbero essere i comunisti, che da anni rappresentano la terza scelta dopo le coalizioni del Congress Party e del BJP. Secondo i politologi indiani, i rapporti tra i due partiti si sarebbero deteriorati per l’impossibilità di giungere ad un accordo sulla divisione dei seggi in Orissa. Lo ha confermato in conferenza stampa Damodar Rout, portavoce del BJD “il BJP era più interessato a sistemare i suoi candidati anzichè pensare alle chances di vittoria”. A poche ore dal divorzio politico, il BJD ha siglato un accordo con i comunisti dell’Orissa attualmente alla guida di partiti minori presenti su tutto il territorio, in base al quale dovrebbero proseguire assieme la campagna elettorale e puntare al governo di Bhubaneswar. “Si tratta del maggior contrattempo per il BJP”, ha commentato Swapan Dasgupta, noto politologo indiano, secondo il quale però il neonato flirt con i comunisti potrebbe rientrare in una strategia precisa, in base alla quale dopo il voto non si esclude un riavvicinamento tra BJD e NDA. “Il BJD non ha ancora annunciato di volersi annettere al Third Front (il Terzo Fronte, così come viene definita la coalizione comunista in Orissa) – ha aggiunto Dasgupta -, e non è corretto affermare che il loro accordo con i comunisti implica l’appoggio diretto del BJD a questa coalizione”. In seguito alle elezioni generali del 2004, il BJD si aggiudicò11 seggi parlamentari su 21 disponibili in Orissa, mentre 7 andarono al BJP. Si trattò di un netto successo del principale partito oria, e farne le spese furono proprio il BJP e il Congresso. Per questo, forte dei crescenti consensi popolari, il BJD potrebbe essere intenzionato a seguire una strada autonoma, o almeno svincolata dai due più grandi partiti indiani.

L’evoluzione politica di queste ore, ci impone una riflessione su quanto accaduto ad agosto  2008 in Khandamal, distretto tribale dell’Orissa centrale, ai danni dei cristiani. Ricordiamo tutti  la violenta insurrezione guidata dai nazionalisti hindu del Vishwa Hindu Parishad (Vhp, Assemblea Mondiale degli Hindu), seguita alla morte del loro leader Lakshmanananda Saraswati, ucciso dai guerriglieri maoisti. In pochi giorni persero la vita 37 persone, principalmente cristiani, poi incendi e distruzione, costati 150 chiese bruciate, scuole e abitazioni rase al suolo, e un esodo di 50.000 rifugiati. In un nostro articolo di ottobre (pubblicato anche su East 22), basato su un reportage condotto a Bhubaneswar e dintorni, avevamo  proposto alcune implicazioni politiche al pogrom dei cristiani. Dai commenti rilasciati da giornalisti ed esponenti pubblici della capitale dell’Orissa, era emerso che le violenze erano state coordinate e strumentalizzate dai nazionalisti hindu in accordo con le autorità locali, per eliminare un pesante bacino elettorale, quello dei cristiani, che avrebbero probabilmente votato per il Congresso, indebolendo l’autorità di BJP e BJD, all’epoca alleati al governo. Non bisogna dimenticare infatti, i legami esistenti tra i partiti della destra radicale con associazioni quali Vhp o Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss, Associazione Nazionale dei Volontari), tutti riuniti sotto il cappello del Sangh Parivar “gruppo di organizzazioni” nazionaliste hindu, il cui scopo principale è trasformare l’India nella ‘Nazione degli Hindu’, puntando (anche) alla riforma costituzionale. BJP e BJD rallentarono l’azione della polizia locale, coprendo fino a quando fu possibile le violenze in corso nella giungla. Anche i soccorsi e tutte le attività connesse si svolsero (e si stanno svolgendo) a rilento, costringendo decine di milgiaia di profughi in una condizione di incertezza all’interno dei campi di accoglienza disseminati sul territorio.

Ora la svolta, con la rottura tra i due alleati storici, e il passaggio del gruppo di maggioranza in Orissa (il BJD non è un partito nazionale ma regionale) al fronte comunista e l’inevitabile indebolimento del BJP. Ciò significa che da un lato i nazionalisti hindu dovranno pensare ad una nuova strategia in Orissa per colmare il vuoto creatosi, dall’altro si aprono nuovi scenari anche per migliaia di profughi cristiani, ad un passo da un cambiamento importante dovuto all’allontanamento della maggioranza dalle posizioni del BJP, all’origine delle violenze di agosto.

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