New Delhi, 26 Marzo 2010. La 48 ore di sciopero indetta dai Maoisti in sette stati dell’India si è conclusa in un crescendo di violenze. Nelle ultime ore della manifestazione – indetta per protestare contro le operazioni anti-maoisti avviate dal governo nelle ultime settimane -, si sono verificati nuovi scontri in Orissa e Bihar, in cui hanno perso la vita 6 persone, tra le quali 3 membri dello Special Operation Group, mentre altri quattro agenti sono rimasti seriamente feriti. I militari sono stati uccisi nel corso di un’imboscata avvenuta mercoledì in una foresta del distretto di Gajapati, in Orissa. Secondo quanto ricostruito dalla stampa indiana, i Maoisti avrebbero attaccato la compagnia del SOG composta da 30 uomini. Sebbene la risposta al fuoco sia stata immediata, 3 soldati hanno comunque perso la vita, così come altrettanti guerriglieri.  I militari feriti sono stati trasportati d’urgenza in un ospedale a Vishakhapatnam in Andhra Pradesh.   

Quasi in contemporanea, un altro gruppo di guerriglieri ha ucciso due persone, una guardia di sicurezza privata e un autista di camion, nello stato del Bihar. Nel corso dell’attacco, avvenuto in un deposito governativo, sono stati esplosi molti colpi di arma da fuoco e lanciati alcuni ordigni artigianali. Dopo aver avuto accesso al magazzino, i Maoisti hanno rubato 16 armi da fuoco.

Per il Governo indiano i Maoisti rappresentano un problema fastidioso, soprattutto perchè diffuso in alcune delle zone più ricche di risorse energetiche e materie prime dell’India, il cui sfruttamento (spesso indiscriminato) serve per sostenere la corsa dell’economia nazionale. I guerriglieri interferiscono interrompendo i collegamenti ferroviari, ostacolando le attività delle società estrattive, chiedendo tangenti in cambio dell’autorizzazione a lavorare ecc, e ostacolando in generale la presenza di qualsiasi autorità pubblica, percepita come illegittima.  

Secondo i centri di analisi governativi, i gruppi insurrezionalisti di estrema sinistra sarebbero composti da almeno 22.000 combattenti,  operanti in 180 distretti su un totale di 630 (distribuiti in 22 dei 29 stati dell’Unione indiana), rispetto ai 56 distretti del 2001 (dati primo trimestre 2009). In meno di 8 anni dunque, l’influenza dei Maoisti è più che triplicata.

Ciò che ha contribuito a favorire la diffusione del Maoismo, alimentando le fila dei guerriglieri legati al Communist Party of India-Maoist (Cpi-Maoist), è la dispoinibilità di armi automatiche, lanciagranate da spalla, mine ed esplosivi, che hanno reso più efficaci le azioni in combattimento, conferendo maggiore sicurezza ai sostenitori. L’utilizzo di questi arsenali, ha permesso ai Maoisti di estendere il loro controllo nelle aree tribali e rurali, assoldando i contadini e i più poveri, penetrando così più facilmente nel tessuto sociale dell’India rurale, quindi nel territorio. Sommando le azioni di guerriglia messe a segno dai diversi commando – attivi dalle remote aree montuose del Nordest, alle giungle dell’India Centrale e Meridionale -, al vivace proselitismo dei quadri, risulta una situazione molto pesante per la stabilità della democrazia indiana. La conferma più autorevole è quella del premier uscente Manmohan Singh del Congress Party, che da tempo descrive i Maoisti come “la maggiore minaccia alla sicrezza interna dell’India”.

 L’azione armata dei Maoisti si basa su commando di piccole e medie dimensioni, abituati ad agire rapidamente mirando ad obiettivi strategici, quali stazioni e collegamenti ferroviari, bersagli di interesse economico, personalità politiche o militari.

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