New Delhi, 8 Giugno 2010. Il governo indiano ha da poco definito una nuova ‘Road Map’ per intraprendere un dialogo di pace con i ribelli Maoisti. L’iniziativa, promossa dal ministro dell’Interno Chidambaram, il quale ha inviato un lettera ai rappresentanti del Communist Party of India (Maoist), rappresenta il dovuto completamento dell’offensiva a tutto campo lanciata ad inizio 2010 contro i Maoisti indiani, attraverso il rafforzamento delle forze di polizia schierate sul territorio, in particolare nel Corridoio Rosso, dove è più accesa l’azione dei guerriglieri. E’ proprio in quest’area del Nordest indiano, che dieci giorni fa un deragliamento attribuito ai Maoisti – accuse da loro respinte, aggiungendo che si prenderanno la responsabilità di preservare la sicurezza dei treni che in futuro attraverseranno le loro aree – ha provocato 146 vittime, in gran parte semplici cittadini di ritorno verso casa per le vacanze.

La lettera di Chidambaram è stata colta positivamente anche dai ribelli di estrema sinistra, i quali hanno espresso il loro favore in una chiamata alla redazione indiana della BBC. Nel testo, reso pubblico sempre attraverso la BBC, il ministro dell’Interno sottolinea come per sedersi al tavolo della trattativa i Maoisti dovrebbero interrompere le violenze per 72 ore, durante le quali le Forze di Sicurezza “non condurranno alcuna operazione” nei loro confronti. Sebbene il vero dialogo di pace non sia ancora iniziato ufficialmente, da quanto riportato dai media indiani sembra che già da tempo un inviato del ministero dell’Interno, Swami Agnivesh, abbia avuto dei colloqui con GN Saibaba, un ideologo Maoista di New Delhi. Quest’ultimo avrebbe confermato l’esistenza di due punti di interesse nel documento sottoscritto da Chidambaram: la garanzia del ministro di interrompere l’offensiva militare in caso di mutuo cessate il fuoco; la possibilità attraverso questo accordo di porre fine in modo duraturo alle violenze.

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