New Delhi, 8 giugno 2009. Scoperta dalla polizia di Delhi una rete di pakistan-commandos-let1reclutamento del Lashkar-e-Taiba ramificata nelle principali metropoli indiane. E’ quanto riportato nei giorni scorsi dal Times of India, in seguito all’arresto di Mohammad Umer Madani, 50enne considerato un punto di giunzione fondamentale in India per il LeT. Tra gli ordini impartiti a Madani dai leader pakistani del movimento, c’èra anche il reclutamento di giovani da inserire nell’organizzazione terroristica (autrice di innumerevoli attentati in India, tra i quali quello del 26 novembre 2008 a Mumbai), mandandoli per un periodo formativo direttamente nei campi di addestramento del LeT, concentrati soprattutto nel Punjab pakistano. Nel corso della conferenza stampa delle forze speciali di polizia che hanno eseguito l’arresto, è emerso che Madani incontrò in più occasioni Hafiz Muhammad Saeed, l’ispiratore e fondatore del LeT, rilasciato nei giorni scorsi da una corte pakistana, 6 mesi dopo essere stato catturato e arrestato per il suo coinvolgimento negli attacchi di Mumbai. Risulta evidente come la ‘scoperta’ della polizia indiana, vada a ribadire l’indignazione di New Delhi per la leggerezza con cui le autorità di Islamabad hanno rimesso in libertà un “terrorista” di fama accertata, destando il disappunto anche di Washington.  

Madani, originario del Bihar ma in possesso di cittadinanza nepalese, si trovava a New Delhi per gestire i fondi riservati all’attività di reclutamento, e per alcuni incontri con altri funzionari dell’organizzazione, in particolare Zaki-ur-Rehman e Mohd Yakub. Nel corso degli interrogatori della polizia, Madani ha affermato che Yakub avrebbe richiesto di ricercare nuove reclute in particolare a Delhi, Mumbai, Calcutta e Chennai, puntando sull’arruolamento di almeno un esperto di computer. Poi un marinaio nelle aree costiere (non dimentichiamo che gli attacchi di novembre a Mumbai presero avvio dalla costa), un esperto di fuochi d’artificio da addestrare nella produzione di ordigni eslposivi, infine un giovane in Jammu cui affidare il trasporto di soldi a Srinagar, capitale del Kashmir.  

La notizia dell’arresto di Madani ha avuto eco in tutta l’India, soprattutto a Mumbai, da dove è partita alla volta di Delhi la squadra anti-terrorismo, per interrogare l’arrestato di lusso in merito agli attentati dinamitardi nei treni della capitale del Maharashtra avvenuti nel 2006. Madani è sospettato di aver reclutato Kamal Ansari, un ex venditore di giocattoli, attribuendogli un ruolo chiave negli attentati del 2006.

Madani era solito gestire i fondi dell’organizzazione tramite una nota agenzia di Kathmandu, oppure consegnando le somme personalmente, come stava avvenendo in questi giorni. Secondo le dichiarazioni del portavoce della polizia di Delhi, Madani avrebbe incontrato due persone a Patna, consegnando loro dei soldi, giungendo poi ad Aligarh.

Madani si è avvicinato al Jamaat ud Dawa (l’associazione ‘umanitaria’ fondata da Saeed, che funge da copertura e strumento di raccolta fondi per il LeT) nel 1997, attraverso il Markaz Dawa Wal Irshad, in Nepal. Visitò Lahore, città in cui è situata la sede principale del LeT, per la prima volta nel 1997 e dall’anno sucessivo iniziò a servire in modo permanente nei ranghi del gruppo terroristico in Nepal, dove sono stati arruolati e addestrati nuovi commandos, inviati poi con maggiore facilità (la fontiera tra India e Nepal è di gran lunga meno controllata di quella con il Pakistan) in territorio indiano.

L’arresto di Madani dimostra come l’attività del LeT in India sia più che mai viva. Per chi non ricordasse, il Lashkar-e-Taiba è il principale gruppo ‘terroristico’ pakistano in lotta per la liberazione del Kashmir dall’oppressione indiana. Le modalità d’azione del LeT si manifestarono nel passato in attacchi armati contro le forze di sicurezza di stanza a Srinagar e dintorni, ufficiosamente in appoggio alle truppe pakistane nel corso degli scontri con l’esercito indiano lungo la linea di controllo in Kashmir. Sucessivamente, con l’attenuarsi delle tensioni nello stato del Nordovest indiano, l’azione del LeT è passata da operazioni di guerriglia a feroci attentati dinamitardi, spesso affidati ai kamikaze, rivelando nelle modalità d’azione l’adozione di alcune tecniche solitamente utilizzate da Al Qaeda. A rendere il quadro più complesso, l’esistenza di forti legami tra il LeT e l’Inter Services Intelligence (ISI), i potenti servizi segreti pakistani, che da anni finanziano, armano e forniscono supporto tecnico all’organizzazione terroristica. Non è un caso se in seguito agli attacchi di Mumbai, New Delhi ha reciso completamente il dialogo di pace intrapreso nel 2004 con Islamabad. C’è da dire che sin dall’indipendenza, il potere ad Islamabad poggia su due pilastri: le autorità governative elette con un sistema vagamente democratico, e il potere militare che vive una realtà a se stante, talvolta in contrasto con le direttive impartite da Gilani e Zardari (rispettivamente primo ministro e presidente). Corruzione, interessi dei singoli  e contrasti politici a parte, nessuno in Pakistan (così come in India) è disposto a mettere giù le mani dal Kashmir, divenuto il nodo centrale nei rapporti tra i due paesi, e barometro della stabilità dell’Asia Centro-Meridionale.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.