Londra, 23 giugno 2009. La capitale britannica ha da poco vissuto un’importante domenica all’insegna dei diritti Sikh Londracivili. La più famosa piazza della città ha ospitato una delle più grandi manifestazioni della comunità sikh nella storia.  Sono passati 25 anni dal massacro del Darbar Sahib, il celebre Tempio d’Oro di Amristar in India, cosiderato ‘la Mecca’ dei sikh, dove tra il 3 e il 6 giugno 1984 l’allora primo ministro indiano Indira Gandhi diede il via all’operazione militare Blue Star, per catturare presunti terroristi asserragliati, si credeva, all’interno delle mura del tempio, uccidendo 492 civili al termine di una brutale dimostrazione di forza. Un quarto di secolo, ma le numerose comunità Sikh dell’India e quelle sparse in giro per il mondo non hanno ancora dimenticato, continuando a rivendicare il proprio diritto ad avere giustizia ed esistere in uno stato indipendente: il Khalistan. 
I manifestanti radunatesi a Hyde Park Corner hanno marciato alla volta di Trafalgar Square, tingendola di arancione, il colore della bandiera Sikh. L’evento ha raccolto migliaia di persone e si è svolto, nonostante i turisti curiosi, in un clima di dignitoso silenzio nel quale riecheggiava solo la voce degli oratori. Una fila di bare nere e di fiori arancione erano disposti ai piedi della tribuna, in memoria delle oltre 250.000 vite perse in questi anni. La manifestazione è stata organizzata dalla Federazione Sikh del Regno Unito, comprendente sei organizzazioni: Dal Khalsa, Sikh Federation, il Consiglio del Khalistan, Sharmonai Akali Dal, Akhand Kirtani Jalsa e il governo del Khalistan in esilio.
Una rappresentanza di esponenti  proveniente dal Regno Unito, India, Stati Uniti, Canada, Germania si è alternata sul palco allestito per l’occasione, dove la proiezione di filmati ricchi d’immagini scioccanti sui massacri, si susseguiva ai discorsi dei leaders.
Parole dure quelle del Vice presidente di Dal Khalsa, Manmohan Singh Khalsa – curiosa l’omonimia con il primo ministro indiano alla guida del Congresso, Manmohan Singh appunto, anche lui di religione sikh -, il quale ha affermato che il governo indiano non sta facendo giustizia per la comunità sikh, ancora oggetto di umiliazione e sopraffazione in India. “Il governo indiano non ha mai ammesso la sua colpevolezza e la comunità sikh non perdonerà mai New Delhi per l’azione brutale al Golden Temple di Amritsar tra il 3 e il 6 giugno del 1984 Migliaia di sikh sono ancora detenuti nelle prigioni indiane. Questa protesta deve aprire gli occhi al mondo e mostrare la rabbia dei Sikh contro l’India”. Manmohan Singh Khalsa ha anche sottolineato come la comunità sikh viva in pace e armonia in Pakistan, principale rivale dell’India. “I report in materia di ‘Jazia’ (imposte sulle minoranze ndr) che i sikh sarebbero costretti a pagare in Pakistan non sono veritieri e sono semplice propaganda” Ha aggiunto il portavoce del Dal Khalsa.
 
Alla manifestazione di Londra erano presenti tantissimi giovani, la maggior parte dei quali nel 1984 non erano neanche venuti al mondo, e probabilmente in India non hanno ancora messo piede. Tutti però sembravano avere molto a cuore la causa. Sintomo che questo senso di ingiustizia subita viene tramandato dai loro padri in maniera quasi congenita. Distribuivano volantini e cd gratuiti. Fermavano la gente per condividere il loro pensiero e far conoscere le loro ragioni. Striscioni e t-shirt gridavano all’unisono “don’t forget 1984”.
Si respirava nell’aria la rabbia e il senso d’impotenza dei manifestanti. Gente “reclusa” in una terra straniera. Una terra che ha accolto e accettato la comunità sikh ma che di sicuro non è il Khalakistan.
La manifestazione si è conclusa con una lunga preghiera cantata dai sikh sul palco, nel silenzio quasi surreale della folla. Dopo la manifestazione, la delegazione si è recata al numero 10 di Downing Street per consegnare un memorandum direttamente nelle mani del Primo Ministro inglese Gordon Brown.

Pensando alla rabbia negli occhi dei sikh non posso non chiedermi se l’assurdo succedersi di violenze che stanno colpendo l’India e l’Asia Meridionale finirà mai. Mi chiedo se la giustizia che giovani e vecchi sikh reclamano, nasconda un sentimento di vendetta o risponda ad un disegno più ampio, a noi poco chiaro? Mi chiedo quante altre persone dovranno ancora perdere la vita per difendere ciò che non vogliono perdere: il diritto all’autodeterminazione? Forse sarebbe più facile dimenticare, piuttosto che rivendicare. A mio avviso però, l’odio, anche se giustificato, porta solo ad altro odio, in una catena che sembra non avere fine.

17 Responses to "Never forget 1984. Uno sguardo su passato e presente dei sikh nel mondo. Di Lisa Ongarato"

  1. Indika it  30 settembre 2016

    Grazie Balraj per il tuo commento e per essere tornato su un argomento così delicato e importante per tutta la comunità Sikh. Dalla pubblicazione dell’articolo numerosissimi sono stati gli interventi e le opinioni espresse, anche molto diverse fra loro. Questo non può che sollecitare il confronto e la voglia di approfondire la questione del Khalistan. La Redazione.

  2. balraj singh  30 settembre 2016

    ciao ragazzi, lo sapete perchè vogliamo la libertà? vip se guardavi quello che è successo in 2015 avresti commentato di nuovo su questo argomento, anche il nostro guru Gobind Singh ji aveva detto che un giorno ci sarà regno di khalistan non solo su Punjab ma su tutta India, grz anche per il tuo commento ma secondo me non sai abbastanza di questo argomento. scusate se ho offeso qualcuno. E KHALISTAN ZINDABAAD

  3. vip  14 aprile 2013

    marco…

    secondo me quello che sai te è abbastanza vero… il govero indiano non è “scemo” …se sono passati tutti questi anni da quello che è successo, e la comunità sikh non ha avuto giustizia ci sarà un motivo! Una persona sikh ovviamente essendo sikh nn accetterà quello che hai detto ma la verità non si può cabiare!! Si ammetto che molti sikh sono stati massacrati,c’è stata una stragee in india nel ’84 ma se nn ha ragione del tutto indra ghandi nn ha ragione del tutto neache sant bhindrawale.. Solo che la comunità sikh si ricorda degli sbagli che ha fatto indra ghandi secondo loro, ma non quelli che ha fatto Sant Bhindrawala! tra l’altro tutt’ora in india ci sono più hinduisti, volendo se fossero del tutto persone cattive potrebbero cacciare via tutti i sikh che ci sono perche l’india è l’Hindustan!! cosa ci fanno in india i sikh, quello pezzo di terra chimato punjab è detto terra dei sikh appunto perchè l’india “gliel’ha data” peri viverci non per prenderla e separarsi dovrebbero ringraziare il governo non sparlare…ci sono molti sikh che dico siamo sikh ma si sono mai domandati se si comportano e si vestono da un vero sikh, le donne sono delle dono sikh?poi trattano male gli induisti,parlano male di loro ma si soni mai chiesti che la religione sikh hai Deii della religone hindusita e che tra l’altro nonni o bisnonni delle persone che parlano potrebbero essere induisti anzi saranno di sicuro indusiti dato che la religione sikh è stata creata da poco fa…io non niente contro la relgione sikh,Sant bhindrawale ma non sopporto che si inventino cose…la verità non si puo’ cambiare!! io non posso di sicuro cambiare il pensiero di nessuno e nessuno potrà cambiare il mio! chiedo scusa se avrò offeso qualcuno!!

  4. tejpal  16 ottobre 2011

    marco da amico ti consiglio di non comentare sulle religioni altrui .
    sopratutto quella sikh . per te quello che hai scrito non sarà niente ma per noi ha un sinificato nella storia dei sikh.
    GRAZIE

  5. LAKHVIR SINGH  5 giugno 2011

    scusatemi ho scritto corpo di singh jarnail sant sopra residenza di indira gandi

    per favore potete cancellare corpo di singh jarnail sant perchè mi sono sbagliato a scrivere

  6. LAKHVIR SINGH  5 giugno 2011

    5 giugno e 6 giugno sono i ricordi della ‘Operazione Blue Star’, quando militari indiani, guidati dal generale Kuldip Singh Brar, ha lanciato attacco al Tempio d’Oro, il luogo più sacro dei sikh nel 1984, per arrestare Jarnail Singh Bhindranwale, il solo leader che era stato coraggiosamente lotta per i diritti dei sikh. L’esercito indiano sostenuto dalle truppe e veicoli blindati ha rotto tutti i record del terrorismo di stato e le uccisioni extra-giudiziarie attraverso tale operazione barbarici.

    È da notare che in quel momento, c’erano solo 251 Sikh all’interno del complesso di proteggere il Tempio d’Oro, resistendo ben addestrato esercito indiano, dotato di armi sofisticate. In quei giorni, la maggioranza dei sikh venivano a Tempio d’Oro per festeggiare Martire Festa di Guru Arjan Dev Ji.

    Poi il regime indiano usato carri armati e distrutto il Akaal Takhat Sahib che si trova proprio di fronte al Tempio d’Oro. Il 6 giugno, quando tutti i combattenti Sikh furono martirizzati insieme a Jarnail Singh Bhindranwale, le truppe indiane entrò nel tempio con le scarpe da persino deliberatamente ignorando la santità del luogo, mostrando assoluta indecenza. Quando l’esercito indiano ha ritenuto che solo 251 uomini avevano impedito loro di entrare nel tempio per così tanti giorni, hanno iniziato a uccidere innocenti Sikh che erano venuti lì per visitare il tempio. L’unico scopo era quello di nascondere la loro umiliazione.

    In relazione a tale episodio di terrorismo di stato, Ramnarain Kumar e George Sieberer nel loro libro, La lotta Sikh, scrivere: “L’esercito ha ucciso ogni sikh che si trovava all’interno del complesso del tempio. Erano tirò fuori di camere, corridoi portato sulla circonferenza del tempio e con le mani legate dietro la schiena, sono state scattate a sangue freddo. Tra le vittime c’erano molti vecchi, donne e bambini. “Tuttavia, tutti i visitatori sono stati rinchiusi in camera per due giorni senza cibo, acqua o elettricità e sono state lasciate morire di fame. Inoltre, il Padiglione d’oro è rimasto sotto il controllo dell’esercito per molti mesi. ”

    La brutalità della ‘Operazione Blue Star’ non era limitata al Tempio d’Oro. Indian forze armate hanno attaccato simultaneamente 40 Gurdwara altri storici in tutto East Punjab. Quando Sikh in altri stati è venuto a sapere la profanazione del Tempio d’Oro e il massacro dei loro fratelli, ben presto lasciato per Punjab. New Delhi ha rivolto la sua attenzione al Sikh militari e ha cercato di fermarli prima che potessero raggiungere Punjab. Molti Sikh furono assassinati sulla strada e molti altri sono stati arrestati. Secondo una stima, circa 50.000 sikh sono stati uccisi in pochi giorni. L’intera città di Amritsar è stato sigillato e fu bruciata. Un certo numero di turisti o sono stati uccisi o arrestati. Negozi appartenenti a sikh sono stati saccheggiati e le loro case sono stati dati alle fiamme da una folla indù. Nella maggior parte dei casi, le donne sikh sono stati molestati e alcune persone della loro comunità sono stati bruciati.

    Un’altra dimensione tragica delle operazioni militari è che tutti i Sikh artefatti storici della letteratura scritta dai guru è stato portato via dall’esercito ed è stato anche dato alle fiamme. A questo proposito, Nuova Delhi ha dichiarato che è stato bruciato durante i bombardamenti del Tempio.

    Nel novembre dello stesso anno, due sikh dedicato denominato Beant Singh e Satwant Singh, che sono stati inviati al Premier

    Corpo di Singh Jarnail Sant
    residenza di Indira Gandhi di New Delhi, il suo assassinio. Poi rivolte indù scoppiate nella capitale e in altre città in cui più di 15.000 i Sikh sono stati uccisi in pieno giorno dai sostenitori di Indira Gandhi, mentre la polizia guardava in silenzio in modo da fornire gli indù con la mano libera al massacro dei Sikh. L’attacco al Tempio d’Oro e il genocidio dei Sikh solo accelerato il movimento di liberazione per il Khalistan Bhindrenwale bacame come un eroe popolare.

    Nel frattempo, dopo ‘Operazione Blue Star’ e il genocidio dei Sikh, la lotta per l’indipendenza sikh ‘continuato, ma il governo indiano ha fatto ogni sforzo per schiacciare lo stesso con la macchina statale. Per mantenere il loro controllo sul Tempio d’Oro, un altro attacco è stato lanciato il Tempio nel 1987, chiamata ‘Operazione Black Thunder’. Questa volta solo resistenza sikh è stato il bersaglio principale. A questo proposito, un buon numero di persone della loro comunità sono stati uccisi e cadaveri giaceva all’interno del luogo sacro per molti giorni. Secondo un rapporto, molti camion sono stati caricati con corpi morti e tutti sono stati bruciati con olio di kerosene. Successivamente, ‘Operazione woodrose’ e ‘Operazione Black Thunder-II’ sono state condotte contro la comunità sikh, che anche loro assassinato extra-giudiziale.

    Dopo queste operazioni barbariche, i sikh si sono organizzati in una forza armata per combattere il terrorismo di stato indiana. Molti Sikh lasciato l’India per sfuggire alle persecuzioni religiose. Sikh si sono diffuse in tutto il mondo per tenere vivo il movimento del Khalistan. A questo proposito, la loro lotta è ancora in corso.

    Un noto studioso, il dottor Sangat osservazioni Singh nel suo libro, I Sikh nella storia, “Il governo indiano ha ucciso più di 1 a 1.2 milioni sikh. Durante gli ultimi 18 anni il governo indiano ha anche ucciso 50.000 cristiani e 100.000 musulmani dal 1947. L’unico modo per fermare questo terrorismo di stato è quello di creare uno stato Khalistan, dove i sikh e di altre persone religiose possono godere della loro libertà “.

    E ‘di particolare attenzione che il governo indiano dominata dai politici dal cuore Hindi usa la forza spietatamente contro qualsiasi mossa per liberare Assam, il Kashmir, Khalistan, Mizoram, Nagaland, Tripura e Tamil Nadu.

    Tempio d’Oro In Flames
    Di conseguenza, ‘Operazione Blue Star’ è stata una delle azioni più infiammatoria mai adottate dal governo indiano. Eppure, accoppiato con massacro intermittente di musulmani e cristiani, tra cui quella delle comunità casta inferiore tende ad esporre il vero volto di Nuova Delhi. realtà Ground display che l’India è uno stato fondamentalista sotto la maschera di
    laicità. E la tragedia della ‘Operazione Blue Star’ e le sue conseguenze drastiche ha, senza dubbio, ha approvato questo fatto.

    Sajjad Shaukat è uno scrittore regolare di parere Maker. Egli scrive di affari internazionali ed è autore del libro: US vs militanti islamici, Invisible Balance of Power: Shift pericolose in Relazioni Internazionali.

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  7. jaskarandeep singh  21 maggio 2010

    Cari amici angel, Max, jaskirat e Harwinder, pensateci due volte prima di dire ad un giornalista, storico e studioso dell’India (e della storia dei Sikh in particolare) che dovrebbe documentarsi.

    Lui vi ha citato le sue opere e nei suoi scritti troverete le fonti sulle quali egli basa le sue affermazioni.
    Voi che fonti proponete? Quali libri potete portare a sostegno delle vostre tesi?
    E’ logico che la maggior parte delle fonti “sikh” propone una visione nella quale tutti i sikh sono le vittime ed i carnefici sono gli “altri”, gli hindu, il governo indiano (hindu), la polizia indiana che prende ordini dal governo. Io stesso sono cresciuto tra libri e documentari che santificano il “martire” Bhindranwale e demonizzano tutto ciò che riguardi lo Stato Indiano e il suo governo.

    Ma per fortuna abbiamo anche storici obiettivi (indiano e non), ben documentati, che ampliano la nostra visione e ci fanno vedere la realtà nelle sue molteplici sfaccettature, poichè il mondo non è soltanto o bianco o nero.

    Un certo vittimisimo di noi sikh e la glorificazione dei terroristi non rendono onore alla verità, alla giustizia, alla storia…e neanche alla pace, presente e futura.

  8. Harwinder Singh  3 maggio 2010

    Caro Marco, stavo navigando su Internet così per caso è mi è spuntata fuori questa pagina, ti voglio solo dire che metà delle cose che hai elencato a Jaskirat non sono giuste.
    Innanzitutto, Bhindrwale non è mai stata una creatura di Indira Gandhi e Giani Zail Singh.
    Bhindrawale non è mai stato stato responsabile di ciò che è successo nel ’84 ma lui ha cercato di difendere la religione e i Sikh che avevano la vera fede nella loro religione.
    Il mito del Khalistan non permane solo fra i sikh che vivono al di fuori dell’ India, nel Punjab ci sono movimenti che voglio il Khalistan come stato, ma non ne è possibile parlarne in India a causa del governo Indiano.
    Quindi da buon amico, ti dico solo prima di scrivere certe cose ,è meglio che ti documenti, perchè la storia dell’ 84 io e miei fratelli e i miei famigliari e miei amici l’abbiamo vissuta sulla pelle.
    Harwinder S.

  9. Marco Restelli  3 aprile 2010

    caro Jaskirat, mi spiace ma hai informazioni limitate sull’argomento. Consentimi, in amicizia, poche brevi osservazioni:
    – Forse non sai che Bhindranwale fu una creatura di Indira Gandhi e di Giani Zail Singh, furono loro a finanziare il suo nascente movimento, negli anni iniziali, per indebolire il partito dell’Akali Dal in Panjab. Poi, naturalmente, Bhindranwale sfuggì loro di mano, si rese indipendente, e per loro divenne un nemico.
    – Sant Bhindranwale non è il reposnabile di tutto, ovviamente. Ma nel movimento pro-Khalistan di cui il suo gruppo faveva parte c’erano obbiettivamente molti terroristi che uccisero moltissimi sikh moderati, sikh del Khalsa che come lui voleva una maggiore autonomia per il Panjab, volevano Chandigarh capitale, volevano poter sfruttare di più le acque dei fiumi panjabi, sikh giustamente orgogliosi della propria identità ma che NON volevano l’indipendenza dall’India. E sono morti, per mano di altri sikh del Khalsa come loro.
    – Io ho grandissimo rispetto per i leoni del Khalsa, ma NON li confondere mai con gli uomini della Khalistan Force! IL Khalsa è grande, e anche ai tempi di Sant Bhindranwale i combattenti per il Khalistan (che usavano il terrorismo) erano una piccola minoranza all’interno del Khalsa.
    – Il mito dei guerriglieri per il Khalistan permane solo FRA I SIKH CHE VIVONO FUORI DALL’INDIA. In Panjab e a Delhi non c’è praticamente più. In compenso il Primo ministro dell’India è un sikh. Questo dovrebbe dirti qualcosa…
    – Le atrocità commesse dalla polizia del Panjab (anche essa composta da molti sikh e comandata da un sikh, K.P.S. Gill) non le nego di certo. Ma gli errori degli uni non giustificano gli errori degli altri.
    – Caro Jaskirat, ho speso anni per ricostruire i retroscena dell’Operation Blue Star nel mio libro “I Sikh fra storia e attualità politica”, e volentieri te ne darò una copia se vorrai. Quando ai Nihang…davvero non ho bisogno che mi si dica chi sono. Se vai sul mio blog MilleOrienti e clicchi sulla pagina “chi sono” troverai una mia foto fra i Nihang di Anandpur Sahib. Li frequento da anni, ed è un onore.
    – Sat Sri Akal. Con amicizia,
    Marco

  10. jaskirat  4 marzo 2010

    Marco Qui non mi trovo d’accordo con te perché, è iniziato tutto con la colpa del governo indiano che nel 78 alla grande festa dei SIKH (Visakhi) i falsi Nehang( preti Sikh diciamo) in Amritsar hanno fatto una cerimonia girando tutta la città in cui dicevano falsità e predevano in giro i Sikh e allora Bhindranwale si è opposto e mentre cecavano di fermarli,i falsi nehang hanno cominciato a sparare e moriranno 13 sikh…dopo di che nel 1980 viene ucciso un funzionario dello stato e la colpa viene data a Bindranwale anche se il governo non ha nessuna prova e poi nel 81 viene ucciso lala jagat narain e il governo diede l’ordine di arrestare Bindranwale anche se non ha nessuna prova e bindranwale non si oppone e infatti viene rilasciato perché non ci sono prove.Ma non bastava il governo di allora assieme ai media hanno cominciato descrivere Bindranwale come un terrorista che non è vero.E dopo puoi immaginare i Singh sanno difendersi e hanno cominciato a farsi giustizia…il governo di allora era molto più fanatico di adesso e Indra voleva dimostrare la sua forza.

  11. malkit  5 febbraio 2010

    si erano terorosti….xk facevano giustizia da soli….per pui e troppo facile dire che erno teroristi…..quando la tua sorrela o madere viene violentata e nn ricevi giustizia solo xk sei di una religone diversa….nn hai dirito di protestare…..allora si 6 costretto alle armi…prima di scrivere qualcosa la prego di studiare e scoprire le verita..e da 25 anni che nn abiamo ricevuto la giustizia….

  12. Marco Restelli  31 dicembre 2009

    @ max e angel: è evidente che non sapete quante migliaia di sikh moderati sono stati uccisi dagli uomini di Bhindranwale. Non era una guerra fra i sikh e l’India. Era una guerra fra opposte fazioni sikh. Sezan contare che anche l’esercito e la polizia del Panjab erano composti largamente da sikh.

  13. Max  26 dicembre 2009

    Marco quello che hai scritto sopra che i sikh di Bhindranwale erano terroristi se lo dici in punjabi su youtube o dove loro possono ascoltarlo quello che pensi…..posso sicurare che nn ci vai più in india..sopratutto in punjab……….

  14. Emanuele Confortin  2 dicembre 2009

    Ciao Marco,

    fa sempre piacere ricevere il parere di un esperto, per cui ti ringrazio di cuore per l’intervento e per le indicazioni bibliografiche proposte. Ci tengo però a precisare che il pezzo di Lisa Ongarato è stato pubblicato quale testimonianza della manifestazione Sikh avvenuta a Londra in quei giorni, così come le informazioni presentate dall’autrice rispecchiano quanto dichiarato dai coordinatori dei gruppi scesi in piazza. Non si tratta né di ricostruzione storica né di analisi, per cui ritengo non proprio pertinente la tua considerazione “E’ evidente che vi manca un inquadramento delle basi della guerra civile in Panjab”, visto che quanto riportato è una riproposta delle posizioni ufficiali delle persone intervenute alla manifestazione. Per chiarezza, queste persone erano sikh originari del Punjab, e alcuni di loro presenti all’interno delle mura del Tempio d’Oro di Amristar, dove come ben sai si è concentrata l’operazione Blue Star…

    Comunque sia, non ci sono dubbi sul fatto che la nostra preparazione in materia sia inferiore alla tua, non a caso abbiamo lasciato i riferimenti bibliografici ai tuoi libri, e invitiamo chiunque fosse interessato a leggerli. Ti chiediamo anche, qualora ti interessasse, di mandarci un approfondimento in materia, per proporre un’altra interpretazione dei fatti, da affiancare alle posizioni dei Sikh di Londra presentate da Lisa Ongarato nel suo pezzo. Saremmo felici di pubblicarlo. Tu la mia email ce l’hai, se ne hai voglia mandalo pure li, gli darermo visibilità di sicuro.

    A presto e buon lavoro collega.

    Emanuele

  15. angel  2 dicembre 2009

    marco ma che stai a dì tu non sai niente del punjab,gli uomini di bhindrawale non erano terroristi lo sono diventati dopo che indra ghandi ha attacato amritsar

  16. Marco Restelli  1 dicembre 2009

    Cari amici, pur apprezzando la buona volontà di Ongarato, non si fa un buon servizio alla verità storica definendo “presunti terroristi” gli uomini di Sant Bhindranwale che si erano asserragliati nello Hari Mandir nel 1984, dopo aver insanguinato per anni il Panjab. Non si può dividere la Storia in Buoni e Cattivi. Il Governo indiano non era il cattivo, e i terroristi di Bhindranwale non erano i Buoni. Entrambe le fazioni si macchiarono per anni di sangue innocente; nualla giustifica la profanazione armata del Tempio d’Oro da parte del governo indiano (e il massacro di Sikha Delhi dopo l’omicidio di Indira Gandhi), ma nulla giustifica nemmeno i massacri compiuti dai terroristi sikh ai danni della inerme popolazione del Panjab e di moltissimi sikh moderati che a loro si opposero a prezzo della vita.
    E’ evidente che vi manca un inquadramento delle basi della guerra civile in Panjab. Non sono solito citare i miei libri, ma avendo scritto, sul Sikhismo moderno, più di chiunque altro in Italia, credo di avere titolo di parlare. E sulle ragioni storiche, sociali, economiche e culturali della guerra civile dell’ìOperation Blue Star vi rimando qui sotto a qualcuna delle mie pubblicazioni sul tema, e più in generale sul Sikh Panth oggi. Disponibile a discuterne, dopo che vi sarete documentati. Cordiali saluti, Marco Restelli

    – Marco Restelli 1990 «I Sikh fra storia e attualità politica». Pagus, Treviso, pp.202. (Introduzione di Stefano Piano, Direttore dell’Istituto di Indologia dell’università di Torino. Testo adottato per l’esame di Storia dell’Asia da Michelguglielmo Torri, Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino).

    – Marco Restelli 1997 “I due volti del Sikh Panth di fronte al sorgere del movimento nazionale indiano. Un’ipotesi interpretativa”. In «Culture. Annali dell’Istituto di Lingue della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano», n° 10, pp.
    303-311.

    – Marco Restelli 2005 “Il sikhismo nell’India di oggi. Fra ortodossia e pluralismo”, in D. Denti -M. Ferrari – F. Perocco (a cura di):
    «I Sikh. Storia e immigrazione». Milano, Franco Angeli, pp. 89-113.
    + Appendici: “Il Sikhismo in Rete” , ibidem, pp.187-191. “I convertiti italiani”, ibidem, pp.191-192 (Collana Politiche Migratorie diretta da Mara Tognetti Bordogna, Univ. Milano-Bicocca. Testo adottato per l’esame di Sociologia delle Migrazioni da Fabio Perocco, Università Ca’ Foscari di Venezia).

    – Marco Restelli 2007 “L’armata a cavallo degli ultimi guerrieri Nihang”, in «Geo», n° 15, pp.58-69. “Nelle stanze segrete del Vaticano Sikh”, ibidem, pp. 70-78.

  17. jack  6 novembre 2009

    Mi dispiace ma non si puo dimenticare un massacro come quello. il governo indiano ha fatto finta di niente da sempre e lo sta facendo anche oggi…il governo indiano deve chiedere scusa ai sikh e condannare le persone che hanno ordinato il massacro e quelle ke hanno partecipato….e molte di queste persone erano politici….

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