Mumbai 26 Novembre 2009. È trascorso un anno esatto dal giorno in cui Mumbai fu attaccata da un commando composto da dieci uomini, approdati Taj Mahal under attackcon un vecchio barcone all’ombra del Gate of India. Armati di pistole, fucili mitragliatori, esplosivi e coordinati con gps e telefoni satellitari, per 60 ore misero a ferro e fuoco la capitale indiana del business, uccidendo 170 persone (numero mai confermato con esattezza).

ATTACCO AL CUORE DELLA ‘CITY’

L’azione di quelli che presto furono identificati come ‘terroristi’ del Lashkar-e-Toiba, iniziò attorno alle 21 di mercoledì sera, e colpì alcuni dei luoghi simbolo della metropoli, a partire dal celebre Taj Mahal Hotel, vera e propria istituzione di Mumbai, dove sono soliti riunirsi viaggiatori, business-man provenienti da tutto il mondo e ricchi indiani. Quella sera al Taj c’erano circa 450 persone, travolte in pochi minuti da esplosioni e sparatorie, durate per ore, giorni, concludendosi sabato mattina alle 7,30, con l’uccisione dell’ultimo attentatore rimasto in vita. Poco lontano dal Taj, tra Colaba e Narima Point svetta l’Oberoi-Trident, moderno hotel cinque stelle attaccato anche in questo caso alle 21. Gli scontri furono violenti, e dopo due giorni le forze di sicurezza indiane giunte sul posto riuscirono a liberare i 380 ostaggi. Erano le 11 di venerdì. Sempre mercoledì 26 novembre, alla stessa ora, fu attaccata anche la Nariman House, complesso residenziale che ospita un importante centro ebraico, e diverse famiglie israeliane che furono prese in ostaggio. Dopo l’arrivo delle squadre speciali dell’esercito, si innescò un intenso scontro a fuoco in seguito al quale persero la vita sei persone, tra le quali i due attentatori. Il quarto obbiettivo fu la Chhatrapati Shivaji Terminus, nota anche come Victoria Terminus, la più importante stazione ferroviaria della città, anche quella sera, come al solito, affollata di gente. Gli attentatori arrivarono sparando all’impazzata uccidendo dieci innocenti, prima di essere a loro volta ammazzati dalla polizia. Gli ultimi due obbiettivi furono il celebre Cafè Leopold, noto ristorante frequentato soprattutto da stranieri, e il Cama Hospital, importante ospedale situato a nord di Colaba.

LA VULNERABILITA’ DELLE COSTE INDIANE

L’indomani degli scontri di Mumbai, mentre ancora il Taj Mahal bruciava davanti alle telecamere di tutto il mondo, il governo indiano si trovò a fronteggiare accuse di impreparazione nei confronti di una minaccia presente da anni in India. A destare particolare disappunto, il fatto che il blitz avesse preso avvio dal mare, e che i terroristi fossero addirittura stati fermati per un controllo, e poi fatti passare, dalla guardia costiera. Il sentimento di insicurezza e precarietà provato da gran parte degli indiani un anno fa, si è protratto fino ad oggi, giungendo anche alla Lokh Sabha, la ‘camera bassa del popolo’, che proprio ieri ha interpellato durante una seduta il ministro della Difesa Antony, chiedendo come l’esercito intenda migliorare la salvaguardia delle coste. In risposta, il ministro ha annunciato la messa in atto di un “approccio integrato per aumentare la sicurezza lungo i 7.516 chilometri di costa”. In termini pratici, dovrebbe essere creato un nuovo centro operativo per favorire l’azione congiunta tra marina, guardia costiera, polizia e finanza. Le prime esercitazioni prenderanno avvio a giorni.
 
LA CRISI INDO-PAKISTANA

Assieme alle vittime e alle distruzioni di quello che in India è passato alla storia come il “26/11”, si è aperta una profonda crisi di governo tra l’India e il Pakistan. Scoperta la provenienza pakistana degli attentatori, e la loro appartenenza al gruppo terroristico del LeT, sin da subito New Delhi ha puntato il dito su Islamabad, a partire dall’ISI, i famigerati servizi segreti pakistani accusati di aver finanziato e formato gli autori delle stragi di Mumbai. Sebbene il dialogo di pace bilaterale sia stato ripreso di recente, dopo dieci mesi di stop, la tensione tra India e Pakistan è ancora viva, in parte per la ‘distrazione’ di Islamabad, impegnata al fianco degli Usa sul fronte Afgano, in parte per la convinzione indiana che il vicino-nemico non intenda porre un freno al proliferare del terrorismo islamico.

LASHKAR-E-TOIBA, L’AGO DELLA BILANCIA

In questo contesto di tensione tra le due ex colonie britanniche, si inserisce il Lashkar-e-Toiba, la cui responsabilità per gli attentati di Mumbai sembra ormai accertata. Nata negli anni ’80 durante la resistenza all’invasione russa dell’Afghanistan, dopo la sconfitta delle truppe di Mosca, l’organizzazione islamica ha trasferito la propria attività sul versante kashmiro, schierandosi al fianco dei movimenti di liberazione e indipendenza operanti a Srinagar e dintorni, nel Kashmir controllato dall’India. Sebbene in seguito alle reiterate richieste giunte da New Delhi, le forze di sicurezza pakistane abbiano arrestato 7 membri del LeT, verosimilmente coinvolti negli attentati di Mumbai, il gruppo terroristico continua ad operare attivamente. Per ciascuna madrasa fatta chiudere dal governo di Islamabad, ne è state aperte almeno un’altra, dove gli uomini del LeT continuano ad operare quasi indisturbati, sotto il naso dell’India. Vero anche che in Pakistan il LeT è illegale, tuttavia gode di una certa tolleranza, dovuta ad una serie di ragioni:

– pur facendo base in Pakistan, il LeT opera esclusivamente fuori confine (soprattutto in India), e non ha mai commesso attentati interni
– rimane l’unica organizzazione non governativa in grado di costituire un fronte di guerriglia efficace in caso di conflitto con l’India (non a caso i principali centri del LeT sono situati in prossimità del confine indiano)
– schierandosi contro l’occupazione indiana del Kashmir, il LeT mantiene viva l’attenzione su un tema cruciale per tutti i governi pakistani
– anche volendo, l’esercito pakistano non potrebbe mai aprire un nuovo fronte interno nella lotta al terrorismo. Allo stato attuale, Islamabad è totalmente assorbita nell’offensiva anti-Taliban nel Nord del Paese, al fianco degli Usa.

Tollerato o meno che sia, il LeT è un movimento estremamente pericoloso, non solo per gli attentati terroristici messi a segno (e che purtroppo continuerà a compiere). Secondo gli esperti, nel caso in cui avesse luogo un nuovo attacco stile Mumbai, la tensione tra India e Pakistan supererebbe il punto di rottura, dando inizio alla quarta guerra tra le due potenze, ora dotate di molte bombe nucleari e impazienti di usarle. Risulta evidente come gli stessi Usa dipendano in una certa misura dal LeT, in quanto l’inizio di una guerra in Asia Meridionale farebbe saltare anche i piani americani in Afghanistan.

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