Nagpur, 9 Ottobre 2009. Si fa sempre più violenta l’azione dei ribelli Maoisti Maoist Attacknelle aree rurali del Centro India. Ieri l’ultimo attacco, avvenuto nel cuore della foresta di Lehari a Bhamragarh Taluka, nel distretto di Gadchiroli in Maharashtra. Stando alle informazioni diffuse dal portavoce della polizia locale (fonti Times of India; Reuters India; Press Trust of India), i guerriglieri avrebbero teso un’imboscata ad un gruppo di poliziotti che pattugliavano l’area, ingaggiando un violento scontro a fuoco durato più di un’ora, durante il quale 18 agenti hanno perso la vita, oltre ad un numero imprecisato di feriti. Ignoto il bilancio tra gli aggressori, che poche ore prima avevano messo a segno un altro attacco nella zona, dando alle fiamme un ufficio di rappresentanza della Panchayat (assemblea amministrativa delle aree rurali) locale, senza provocare vittime. Sempre simile il modus operandi del braccio armato legato al Communist Party of India Maoist (CPI-Maoist, partito politico recentemente dichiarato fuorilegge e ascritto nella lista nera delle organizzazioni terroristiche internazionali), caratterizzato da attacchi rapidi, commando ‘leggeri’, conoscenza del territorio, armamenti sofisticati e fattore sorpresa. Tanto è bastato ai Maoisti, per avere negli anni più volte la meglio sulle forze di sicurezza, schierate nelle aree ‘affette’ per contenere il successo dilagante dell’insurrezione, estesa ormai ad almeno due terzi del territorio nazionale. Questo dato trova conferma nei numeri degli attacchi andati a buon fine, di molto superiore a quello degli arresti o delle aggressioni sventate dalla polizia; vengono poi la pesanti ammissioni del ministro dell’Interno Chidambaram, e del premier Singh. Il primo un mese fa aveva riconosciuto la “sconfitta nella lotta ai Maoisti”, mentre Singh aveva ribadito ancora una volta come i guerriglieri di estrema sinistra siano “la principale sfida alla sicurezza interna dell’India”.
Sebbene sostengano di lottare per “i poveri e i senza terra dell’India rurale”, i ribelli del CPI-Maoist non sono certamente dei Robin Hood indiani, basta ascoltare le testimonianze raccolte tra gli abitanti di alcuni villaggi (gli stessi per cui dovrebbero combattere), che li accusano di estorsioni, stupri e violenze. Anche la brutalità di certi attacchi rema contro l’affermazione dell’immagine del ‘combattente buono’, come avvenuto martedì, quando il corpo decapitato dell’ufficiale di polizia Francid Induwar, è stato trovato riverso in un fossato lungo l’autostrada Ranchi-Jamshedpur in Jharkhand. Era stato rapito dai ribelli il 30 settembre.
L’India continua ad essere una terra di forti contraddizioni dunque, soprattutto nelle aree di crisi, dove alle dichiarazioni di “guerra al governo” ripetute dai combattenti di sinistra, Chidambaram replica affermando di non considerare la questione un vero conflitto, ma un pericoloso squilibrio interno che coinvolge la popolazione indiana. “Siamo una nazione civile, non sosteniamo una guerra contro la nostra gente – ha dichiarato martedì a Mumbai; lanciando una frecciata al governo pakistano e alla sua offensiva in Swat –. I Maoisti devono rinunciare alle violenze e prendere la strada del dialogo e della democrazia”. A sostegno di questo impegno, il ministro dell’Interno ha ribadito l’invito ai governi locali dei territori interessati dall’insorgenza, di accettare il dialogo con i gruppi di guerriglia che decidano di deporre le armi. Nelle stesse ore però, è stato svelato anche il rovescio della medaglia. Stando alle dichiarazioni del maresciallo capo dell’India Air Forces (l’aeronautica indiana) P.V. Naik, presto potrebbe essere rinforzata la flotta aerea schierata a sostegno della polizia. Sebbene nelle giungle dei Maoisti l’esercito svolga, almeno in apparenza, un’azione di supervisione, soccorso e assistenza, presto il Cabinet Commitee on Security (orgao di sicurezza del Gabinetto dello stato) deciderà se armare gli elicotteri in dotazione all’IAF, concedendo il diritto al fuoco per autodifesa ai soldati, attualmente negato. Ecco che presto le forze speciali Garuda (dal nome di un uccello mitologico

Miniatura di Garuda, cavalcatura di Vishnu
Miniatura di Garuda, cavalcatura di Vishnu

hindu, cavalcatura del dio Vishnu), potranno svolazzare sulle giungle dell’India intensificando nettamente l’offensiva contro i ribelli, magari imprimendo una netta svolta all’andamento del conflitto. Ma a quale prezzo? La storia insegna che qualora l’esercito indiano sia stato dotato di poteri ‘speciali’ nelle zone di crisi, i risultati sono stati puntualmente disastrosi. Ne è una testimonianza il Kashmir, dove l’iper-militarizzazione e il superpotere dei soldati hanno provocato la deriva della società civile, alimentando l’azione dei gruppi estremisti, e il bilancio degli ultimi 20 anni parla di decine di migliaia di morti. Questa consapevolezza, unita ai timori sollevati dalle autorità delle zone rurali indiane, hanno spinto Chidambaram a correre ai ripari, tranquillizzando tutti sul fatto che gli elicotteri da combattimento dei Garuda continueranno a servire come mezzi di soccorso, e non saranno usati per bombardare villaggi o foreste.

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