Articolo pubblicato da Lettera22, sito associazione indipendente di giornalisti che pubblica articoli e reportage dal mondo, diretto da Emanuele Giordana.

Srinagar, 10 Giugno 2010. Il Primo Ministro indiano Manmohan Singh riapre la strada del dialogo con i separatisti kashmiri più moderati, quelli contrari alla violenza. Lo ha dichiarato nei giorni scorsi durante un comizio presso l’università di scienze agrarie di Srinagar, avvenuto in concomitanza alla sua visita di due giorni nella capitale estiva dell’ex ‘Perla’ del Raj Britannico. Lo scopo della missione lampo di Singh in Kashmir, è stato la revisione degli schemi di sviluppo del territorio, conteso dal 1947 con il Pakistan, iniziativa accolta piuttosto male dai separatisti, pronti a replicare con uno sciopero generale per l’intera durata del soggiorno del premier. ”Noi riteniamo che la popolazione dello stato non sia interessata solo all’assistenza finanziaria e a progetti di sviluppo, ma desidera anche un processo politico che assecondi le loro aspirazioni”, ha dichiarato il leader del Congresso, aggiungendo poi “vogliamo portare avanti il processo di dialogo. Siamo pronti a discutere con i rappresentanti di tutti i gruppi che si oppongono al terrorismo e alla violenza”. In risposta a quanti – ong, media indipendenti e popolazione civile -, sostengono siano le forze di sicurezza indiane la prima e maggiore causa di violenze e soprusi in Kashrmi, Sing ha ribadito la politica governativa votata alla ”tolleranza zero”. “Le forze di sicurezza in Jammu e Kashmir sono state rigorosamente istruite a rispettare i diritti dei civili”, ha aggiunto, e probabilmente in prossimità della sua visita, un ufficiale ‘senior’ dell’esercito è stato sospeso dal servizio con l’accusa di avere assassinato tre civili in un falso scontro a fuoco a Machhil, nei pressi della Line of Control al confine con il Pakistan. Ad aggravare la situazione, il fatto che Shahzad Ahmad, Riyaz Ahmad e Mohammad Shafi siano stati con ogni probabilità uccisi per garantire al militare il diritto alla taglia prevista per l’uccisione dei militanti islamici. Ebbene si, come riportato nei giorni scorsi in un’analisi diffusa dall’International People’s Tribunal for Human Rights in Indian Administered Kashmir, le forze armate pagano delle somme di danaro variabili tra le 50.000 e le 250.000 rupie ai soldati e ai poliziotti di stanza in Kashmir, per ogni militante ammazzato. E’ evidente quindi come tre civili rappresentino un bottino facile. Basta inscenare una sparatoria, raggruppare qualche arma o un paio di prove a carico delle vittime (che non potranno mai difendersi) per coprire qualsiasi omicidio… in cambio di un taglia che per gli standard indiani rappresenta una fortuna.   

La visita di Singh a Srinagar non ha contrariato solo i separatisti guidati da Syed Ali Shah Geelani, promotore dello sciopero, ma anche gli uomini della Hurriyat Conference guidata da Umar Farooq, i quali si aspettavano l’annuncio di un pacchetto politico ben definito per questa visita.

La scelta del premier Singh di intervenire nelle aule dell’università, è dovuta al fatto che gran parte dei sostenitori dei movimenti separatisti sono giovani studenti, informati, acculturati e con una consapevolezza del mondo in grado di spingersi oltre il filo spinato che circonda le loro città. La voglia di cambiamento a Srinagar e dintorni è forte come non mai, e sempre più lontana dalle posizioni  pro-annessione al Pakistan dei gruppi ‘duri e puri’. Altrettanto intransigenti i metodi adottati nel tempo dalle forze di sicurezza indiane, presenti in Kashmir con 400 mila uomini circa, più di quanti siano schierati in conflitti maggiori, quali Iraq e Afghanistan.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.